mercoledì 22 febbraio 2012

gnam raccolta manzù/mad

                      

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...........Il bianco dunque, procedendo à rebours nell’astrazione del dopoguerra, dagli immacolati Concetti Spaziali di Lucio Fontana del 1949-50, trasborda per i monochromes del duchampiano Yves Klein, per approdare nel 1960 a quel trionfo totale di “festa del bianco” rappresentato dalla collettiva tedesca Monochrome Malerei di Leverkusen,  con, oltre allo stesso Klein,  i milanesi Castellani e Manzoni di “Azimut”, i tedeschi di “Zero”, i romani Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini…questo sintetico accenno deve necessariamente tenere conto delle successive ricerche “total white” degli anni settanta da parte  di artisti come Scarpitta e Kantor, e, acora, della preponderanza assoluta del bianco, come vuoto, totalità, rarefazione, nella generalità del pensiero estetico di tutto il concettuale.  In  Mangiamo cultura peraltro- specie se posta a confronto con la maggior parte delle ultime installazioni di Palumbo, che  addirittura titolava I Bianchi una serie di lavori degli anni novanta – il bianco non è più  magma di accecante bagliore che calcifica e conglomera indissolubilmente oggetti e superfici, ma al contrario si fa velata scialbatura alla robusta e familiare plastica della “rosetta” di pane farcita dal ripieno della pagina stampata. L’installazione- ferro, pane, carta, testi letterari, e il semplice elenco dei materiali costitutivi ne è del resto  miglior testo critico-corrisponde all’idea duchampiana dell’arte che qui ora si fa vita pensiero e azione, coadiuvata dalla forza di un titolo che è opera esso stesso…Mangiamo cultura , ironico e paradossale come l’assunto di un Ready-Made organico- e qui mi sorge spontaneo un flash di rimando al neopop  statunitense degli opulenti cheesburger di Oldenburg a confronto con la contenuta italica rosetta-e, d’altra parte, …con la cultura si mangia, memento per quanto di più si dovrebbe poter fare, oggi in particolare, per un ottimale sfruttamento delle risorse , anzi dei “giacimenti”culturali del nostro Paese, in questo, dicono, il più ricco al mondo. O, se si preferisce aderire ad  una lettura più idealizzante, ma anche più immediata, dell’installazione di Palumbo.....
L’installazione di Massimo Palumbo, esposta presso la raccolta Manzù nella seconda metà del novembre 2011, nella perentoria evidenza del messaggio di cui è latrice, si integra al massimo all’interno della politica culturale perseguita nel territorio dall’ecomuseo del Lazio latino e virgiliano, di cui la raccolta stessa costituisce ad oggi centro d’interpretazione attiva: di qui la speranza, se non la certezza, che i suoi contenuti trovino terreno particolarmente fertile nel pubblico del museo ardeatino.......
Oltre il bianco. “Mangiamo cultura..alla raccolta Manzù”
Marcella Cossu