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giovedì 20 febbraio 2014

l'asso nella manica

 
 
......dalla parte di chi ci ha creduto.
 
 
 
LATINA 18/ Febbraio 2014
 
L’asso nella manica
Il solito straniero di turno … per evitare le beghe locali ..
È un vecchio trucco degli amministratori locali quello di ingaggiare.....chi vien da fuori:
ora è la volta di una Fondazione 
 
da Wilmotte alla FONDAZIONE CESAR passando per un Concorso Nazionale(****)   , compiacendosi (??) di una visita fugace di Krier senza che nessuno sapesse mai chi fosse.
 



 
 
Storie di Urbanistica.
Storie semiserie e di infinita superficialità, come essere periferia della periferia
In epoca di lifthing bene che va ci rifacciamo un pò di look, 
Piazza del Popolo a Latina
 
 
Littoria_Latina da
FREZZOTTI A WILMOTTE
 


Picture 4


_____________________

era solo un......esercitazioni di stile
 
 
(****)  L’Ordine degli Architetti della Provincia di Latina intende celebrare la ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della fondazione di Latina con un concorso nazionale di idee rivolto al ridisegno della Piazza del Popolo, fulcro e simbolo dell’intera città.
Una piazza difficile da vivere, una piazza progettualmente irrisolta. L’architetto Oriolo Frezzotti, progettista di Littoria (nome fondativo della città), ne dovette elaborare varie soluzioni prima della stesura definitiva, senza però raggiungere risultati convincenti.
Da molti anni si sperimentano fallimentari isole pedonali semplicemente interrompendo il flusso del traffico con barriere amovibili, alimentando vivaci dibattiti tra i cittadini e categorie commerciali.
Pedonalizzare una parte di tessuto urbano significa elaborare un progetto architettonico.
Pertanto il concorso si prefigge lo scopo di connotare la piazza principale della città, quale spazio maggiormente rappresentativo di essa, attraverso lo strumento del progetto architettonico nel rapporto con le architetture esistenti, con la forma della città. Un nuovo approccio al traffico urbano attraverso l’introduzione di una mobilità integrata, tra veicoli privati, pubblici, piste ciclabili, zone a traffico limitato e zone pedonali.
Un atto rifondativo che porti la vitalità di un nuovo uso quotidiano, di passaggio e sosta, potenziandone la naturale vocazione di spazio aggregativo e di scambio. Un luogo di nuova identità e riconoscibilità anche della città contemporanea.
( ...dal sito dell'Ordine degli Architetti di Latina e Provincia)
 

 
7 dicembre 2012 ore 17.00
Premiazione dei progetti vincitori

Remigio Coco
Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Latina
 
 
Giovanni Di Giorgi
Sindaco di Latina

 Luciano Ciocchetti
Assessore Regionale Urbanistica
Armando Cusani
Presidente Provincia di Latina
 
 
Vincenzo Zottola
 Presidente C.C.I.A. di Latina
 
_________
 

PREMIO DI ARCHITETTURA  ERNESTO LUSANA _QUINTA EDIZIONE DICEMBRE 2012
 ‘l’isola’
 CONCORSO NAZIONALE DI IDEE,
 PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA PIAZZA DEL POPOLO A LATINA
 

HANGAR 3.0
PROGETTO PRIMO CLASSIFICATO

Massimo Palumbo Architetto 

team project
Stefano Benetazzo, Antonio Chiominto,
Mauro Chiominto, Sara Palumbo, Giacomo Ravesi




 
 

venerdì 1 marzo 2013

secondo premio ernesto lusana





Perché il Concorso d’idee.
Abbiamo sempre pensato che la politica per la qualità dell'architettura è porre all' attenzione, non solo degli addetti ai lavori ma della società civile in genere e del mondo politico uno strumento in grado di garantire una reale concorrenza, fondata sulla qualità del prodotto: il concorso di architettura.
In Italia e  non ci stancheremo mai a dire,  si fanno ancora  pochi concorsi di idea di architettura.  Nella nostra provincia poi, escluso qualche caso molto, molto isolato, la cosa è molto più grave.
Credo non si sa neppure cosa siano, nel senso che vengono ignorati. Questo in un quadro generale ove per la realizzazione di opere pubbliche la Legge MerIoni invece l'istituisce come obbligo.
Malgrado la legge, non si tengono concorsi, mentre, contrariamente a quello che accade in Europa, si fanno  limitate gare di progettazione e non sempre anzi molto di rado, segue la realizzazione dell' idea premiata.
Le "idee" sono, la traduzione e la visibilità della cultura architettonica contemporanea. Il risultato di un concorso dipende da come è immaginato, definito e proposto, in relazione anche ad una chiara sequenza degli obiettivi e delle finalità, tradotte in atti concreti e perseguibili sotto il profilo strategico ed economico.Risulta pertanto  particolarmente importante riuscire a creare sinergie tra le istituzioni e gli organi competenti la gestione e la promozione del territorio.
Certo e di questo ne siamo convinti, Il concorso non è il toccasana dei problemi legati alla crescita  delle città, ma è evidente che la qualità dell' architettura è anche da ricercare con il confronto che  alimenta la competizione e la volontà di produrre architettura di qualità.  I concorsi e le idee sono utili per far emergere buona architettura e costruire città miglior.Da troppo tempo invece la qualità architettonica in Italia è considerata un qualcosa di superflo, quando invece si sa che un' opera di architettura oltre a rappresentare un valore etico per la società è un bene sociale e un  investimento capace di riqualificare brani di città.La bellezza quando c’è non è solo un valore estetico, ma per la città diventa anche un valore economico che si traduce in valore aggiunto e in un investimento per il futuro.
Cosa invece risulta diffuso tra le amministrazioni pubbliche oggi, in  risposta alla legge Merloni. Il concorso-gara, che come sappiamo altro non è che come sedersi al tavolo di una roulette, come la definiva un nostro collega. Una gara che avviene per selezione di curricula, fatturato, ed altro,  dove a vincere,  vince chi ha più vinto e raramente riesce ad inserirsi chi non è di gradimento dell’Amministrazione; i bandi naturalmente vengono predisposti con elementi di selezione che a monte caratterizzano “il Prescelto”.   
In un quadro del genere appare quasi eroico inseguire concetti elementari, parlare di architettura, pensare addirittura alla bellezza! Ma il nostro intorno è fatto di questo e di tante altre contraddizioni.
Siamo convinti che il concorso d’idee è il sistema più corretto per raggiungere risultati di qualità architettonica e progettuale. Bisognerebbe creare delle alleanze tra pubbliche amministrazioni, imprenditori, architetti, e cittadini per rilanciare l’immagine delle nostre città e del territorio più vasto inteso come paesaggio.Un tavolo, uno sportello aperto come si direbbe oggi per altre iniziative, per trovare gli incentivi i programmi gli investimenti giusti che siano capaci di riportare al centro del processo edilizio, il progetto di architettura, la procedura dei concorsi, la qualità e l’innovazione degli interventi.
Perseguendo scenari di questo tipo, abbiamo trovato sinergia con la Camera di Commercio di Latina, che con noi ha condiviso gli obiettivi di questo Concorso.
Attraverso il Bando del Concorso, così come strutturato, abbiamo chiesto progetti innovativi, sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione. Era anche quello che si richiedeva, in occasione del primo premio Ernesto Lusana, e pensiamo possa ancora essere considerato il punto di partenza per questa seconda edizione. Abbiamo pensato ad un Premio d’Architettura che si apre alle molteplici possibilità e che offre il metodo del Concorso di progettazione, metodo, troppo poco conosciuto e troppo poco usato dai nostri amministratori. Come obiettivo abbiamo la qualità e l’innovazione negli interventi, capaci di ridare vivibilità e bellezza alle città per valorizzare anche con interventi minimali lo straordinario patrimonio delle nostre città.  
Pensiamo al concorso d’idee di progettazione e sia convinti che sia sempre “tempo” per cominciare e  di indagare, per offrire anche spazi di possibilità a chi queste occasioni le trova con difficoltà. Vogliamo  essere irriducibili nel pensare, che sia sempre “il tempo” di porre attenzione al progetto, alle idee, e ……quando capita, alle occasioni e agli avvenimenti che a volte riescono ad aggiungere “valori” agli orizzonti troppo spesso stretti, delle realtà che fanno il nostro quotidiano.
” promuovere il progetto d’Architettura”
E’  quanto si impose il consiglio dell’Ordine degli Architetti di Latina nel sostenere,  l’idea  del Premio Ernesto Lusana. Era per  ricordare un amico ed un architetto, Ernesto Lusana che tanto aveva dato all’Architettura come etica di valori che durano nel tempo, ma ci interessava anche  istituire a cadenza biennale, un premio d’architettura per sollecitare progetti nuovi e  innovativi capaci di valorizzare anche il senso della nostra contemporaneità .
Un Premio che fosse occasione periodica e cadenzata per discutere di Architettura e delle diverse tematiche ad essa collegate, ma anche  per avere momenti di discussione tra quanti hanno a cuore la sorte delle nostre città, degli ambienti e dei luoghi in cui viviamo. Gli architetti  sono coscienti del ruolo che  rivestire l’architettura per migliorare l’ambiente. L’architettura è un bene di tutti, un bene della società  anche perché può e deve  rappresentare  il punto di equilibrio fra lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente
La prima edizione, ha visto nel celebrare il trentennale della costituzione del nostro ordine, una grande mostra e la consegna del Primo Premio d’Architettura  a progetti meritevoli di colleghi iscritti all’Ordine e che operano sul nostro territorio.
Una attenta riflessione di quanto è stato fatto, ci ha portato a considerare, che forse era maturo il tempo per un salto di qualità nel considerare il premio occasione da non perdere per aprire ad un concorso di respiro nazionale e verificare il progetto d’Architettura in un contesto e in un area ben individuata della nostra città. E’ stato così individuato  un tema di grande rilievo per la città e un area centrale del centro storico di Latina, un area irrisolta, fa da base a questo Concorso Nazionale d’Idee: l’area delle così dette Ex Autolinee.
L’ obiettivo, condiviso da quanti hanno voluto il Concorso è stato anche l’acquisizione di idee progettuali relativamente ad un area centrale del “centro storico” di Latina, teso anche ad individuare proposte mirate a sviluppare “il gusto di vivere la città” nonché a migliorarne la fruizione sociale ed economica.
L’augurio  che in questo momento ci sentiamo di fare, è che dal Concorso possano essere usciti contributi di novità e di qualità attraverso l’elaborazione di progetti innovativi, sia sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione, capaci di esprimere nuove sensibilità e  rappresentare  nuovi linguaggi,  nonché occasione per  indagare sulle potenzialità nei rapporti tra Architettura e Arte così,  come il Bando chiedeva e  auspicava..

 “……oltre il nonluogo,
ipotesi progettuali per uno spazio urbano di una città del novecento:
Latina…..”

Luogo, nonluogo, un concetto di alcuni anni fa che attende risposte e che al di la delle mode,  è parte di una problematica generale tutt’ora di grande attualità per il territorio italiano e che per quanto riferito al contesto della città di Latina pensiamo possa essere colto come valore-nonvalore, da studiare e capire ulteriormente
Giorgio Muratore alcuni anni fa a Latina in occasione della manifestazione Arcipelaghi d’Architettura diceva :
 “........effettivamente il problema del non-luogo, del caos, ........è un problema che qui si sente e c'è…. Cosa c'è più di non-luogo di questo posto, che prima era la pianura piena di zanzare, tremenda, poi dopo è stato il fiore all'occhiello degli anni 30-40, però è durato poco perché………. poi l'hanno dovuto subito nascondere, e quindi è diventato un non-luogo perché tutto il dopoguerra è stato segnato dal fatto di cancellare quell' orrendo luogo che era stato costruito negli anni trenta, e quindi era un non- luogo”.
Noi per dare senso e continuità al nostro lavoro abbiamo dato seguito a questa traccia pensando, come provocazione, di poter anche andare “oltre”. Nasce così il Concorso d’idee. Vogliamo sperare come inversione di tendenza, che questa  del Concorso d’Idee, non sia per Latina, per la nostra città,  un occasione unica ed irripetibile per proporre contribuiti e idee utili a ricucire quel vuoto e dare significato ad un spazio  irrisolto. Pensiamo invece che Latina, e il nostro territorio hanno bisogno di tante occasioni di questo tipo, e di  tanti interventi di microchirurgia come direbbe Francesco Moschini,
”…….. forse siamo in grado di ricostruire un senso del luogo a partire dalla rilettura stessa dei luoghi, come ci è stato insegnato da sempre a scuola, ma ne abbiamo perso probabilmente la memoria. Allora tra l'eccesso di progettuaIità della piazza brunelleschiana, e il rapporto con il luogo della piazza seicentesca, pensiamo alla dimensione della piazza metafisica……….., ecco credo che vada ritrovato il senso del rapporto con l'idea di microlettura…..”
Interventi nella città per ricucire porzioni di città, per legare Latina a Littoria o Littoria a Latina, ma anche  per ridare dignità alla marina, a porzioni urbane centrali, e a periferie, che non hanno alcuna voglia di rimanere tali. Periferie e dormitori senza anima che invece chiedono servizi e dignità da cittadini, periferie che vivono nel nulla e che hanno voglia di luoghi, di simboli di nuovi segni.
E’ sempre  il momento di andare “oltre”, di uscire dalle secche, di lavorare per la crescita di questo territorio; è il momento di rompere gli schemi e di essere propositivi.
“Oltre”……. per fare quadrato, non per una ennesima rifondazione, ma seguire comunque la storia di questa città, che comunque e a dispetto di noi tutti che la viviamo, va verso il suo destino. Il futuro di Latina fatto da chi la vive giornalmente e che per quanto riguarda il nostro ambito specifico di architetti, è un futuro comunque rappresentato dai nostri “segni”.
Franco Purini sempre in occasione di Arcipelaghi d’Architettura aggiungeva :” …….io ho l'impressione che Latina e il suo territorio siano giunti a un momento di svolta,' un momento di svolta che corrisponde a una situazione molto critica, ma anche a una condizione di, come dire, di grande privilegio nei confroniti del contesto delle città italiane. Spazi aperti collettivi, bene, non c'è spazio aperto collettivo di scala geografica più favorito, in Italia, forse, dopo la pianura padana, della pianura pontina. cioè noi possiamo leggere questo spazio considerando la pianura pontina come, minimamente, il più grande luogo collettivo di metà della penisola italiana. E un luogo collettIvo che è dotato di strutture straordinariamente efficienti, che ha raggiunto un punto critico di densità oltre il quale, ovviamente, nasceranno tutta una serie di problemi insoluti, ma a questo punto non è stato ancora raggiunto……
……Latina è una città, assieme ad altre nella pianura pontina, che ha il nuovo come antico, e quindi si trova in una condizione di assoluto appunto privilegio nei confronti di molte altre città italiane. E quindi sul piano del rapporto col nuovo come antico può insegnare molte cose alla cultura progettuale italiana e non solo…
……. La periferia di Latina, ovvero la città di Latina ha un tono, per così dire, urbano, un tono diciamo di civiltà insediativa che, non solo si è conservato, ma secondo me ha subito anche un certo incremento……..”
Il luogo o il nonluogo siamo noi a determinarlo, come cittadini, come architetti. Sappiamo che ogni epoca ha lasciato quello che poteva dare. Per noi oggi, anche attraverso questo Concorso d’idee il  contributo, l’occasione e la capacità di costruire uno scenario migliore di cui i veri attori sono le persone che abitano questa polis e che hanno fra le proprie mani la possibilità di vivere un presente, che ha valore, con la prospettiva di lasciare un futuro migliore a chi verrà dopo.
Perché non mettere in moto una nuova etica, una nuova morale, un nuovo gioco?.
Il futuro di Latina, si giocherà sicuramente intorno ai suoi punti deboli, sulla capacità di saper ricucire le sue diverse parti e la capacità di inventare nuovi spazi, nuovi luoghi. 
Massimo Palumbo
Curatore
Premio d’Architettura Ernesto Lusana
______________
da Secondo
PREMIO ERNESTO LUSANA
Latina Aprile 2002

giovedì 27 dicembre 2012

premio lusana quinta edizione



LATINA_ Italy
PREMIO LUSANA QUINTA EDIZIONE 2012
CONCORSO NAZIONALE DI IDEE
‘l’isola’
PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLA PIAZZA DEL POPOLO A LATINA

HANGAR 3.0
PROGETTO VINCITORE

Progetto Premiato *


dalla _RELAZIONE ILLUSTRATIVA
"... mentre sotto il padiglione di stile razionale approdano le macchine, le biciclette, l'albergo ha messo davanti alla porta quattro sedie di vimini pei clienti; il portiere è in uniforme dietro la porta; il cameriere è in frak sta sgombrando una tavola e dà l'impressione d'un cameriere di transatlantico, perchè intorno tutto è vario e mobile come il mare, tutto è ancora viaggio verso il destino... una radio dice con voce insinuante le cose del mondo, le dice al caffè fumoso e affollato… lo dice al prato, deserto. "Corrado Alvaro
"Le prime quattro stagioni di Littoria" Roma 1934

Ottanta anni dopo, ed è tempo per riflessioni e sguardi visionari, tempo per nuovi segni capaci di rilanciare il messaggio della modernità rappresentato proprio all’inizio del secolo scorso, dalla fondazione delle città nuove. Latina, una volta palude, è città impostata per assi, per quinte, con isolati aperti: valori urbani da riaffermare e proprio su questi riannodare discorsi capaci di poter aprire a nuovi scenari per poter costruire la città sulla città.
Oggi ci viene chiesto, attraverso questo Concorso d'idee, di individuare un luogo di nuova identità e riconoscibilità.
Secolare è la centralità della piazza in Italia; individuata da grandi visitatori stranieri come Stendhal e Thomas Mann, centralità che discende da una serie di fattori concomitanti che attengono alla geografia e alla storia, alla cultura e alla religione, al clima ed all’economia. E pensando al Foro Romano si diceva... in quel “sontuoso interno a cielo scoperto” che era a Roma il Foro, si entrava come in uno spazio protetto, circondati dalle colonne e dalle mura dei templi, per essere cittadino e uomo devoto, per conversare e trattare gli affari, per incontrare gli altri e farsi vedere... La piazza italiana, nel corso dei secoli si proporrà come una inesauribile rappresentazione della vita en plein air, una messa in scena “teatrale” concepita per accogliere la folla delle feste, dei mercati, delle celebrazioni religiose.
Nel nostro caso… la Piazza del Popolo di Latina è il centro dell’impianto della città radiale sorta nel 1932. É una piazza difficile da vivere, una piazza progettualmente irrisolta... così come recita il bando.
Cosa fare? L'interrogativo di sempre. Il nostro intervento, vuole essere esemplare per dare una risposta al problema, proprio in un momento in cui è importante la necessità di migliorare la qualità urbana, e riaffermare tra cittadini e città un senso di reciproca appartenenza. Tutto ciò si attua in momenti storici, che non consentono visioni provinciali del problema ma esigono scelte progettuali coraggiose. Questo progetto mira a fare di questa piazza “il cuore pulsante della città” attraverso il controllo della qualità degli spazi e dei manufatti, ma anche attraverso un addensarsi di eventi e situazioni; nella convinzione che la concentrazione di funzioni possa rappresentare un fattore catalizzante.
La piazza si carica allora di nuovi contenuti, diventa multimediale, interattiva... è luogo di informazione e formazione.
... l'hangar riconosce l'utilità dell'informazione elettronica per esigenze informative ed educative ed offre ai propri utenti l'accesso a Internet ed alle fonti documentarie elettroniche, digitali e audiovisive. È centro di alfabetizzazione con l'utilizzo di strumenti multimediali...
Nel sistema dei media contemporanei, d’altronde, l’estensione delle reti telematiche, lo sviluppo delle forme di convergenza digitale e l’incremento dei processi comunicativi per via informatica hanno edificato una nuova idea di spazio pubblico: una forma di identità comunitaria e sociale, figlia dell’evoluzione tecnologica del cyberspazio e di tipologie e modalità di relazione e condivisione globali e virtuali. La vetrina dei caffè parigini della metropoli di fine Ottocento-inizio Novecento è oggi sostituita dai monitor informatici, l’esperienza dell’anonimato urbano si è estesa all’interconnessione telematica, così come la contiguità fisica della folla si consuma ora nell’interfaccia della comunicazione intermediale.

Uno schermo connesso è più che una «finestra aperta sul mondo»,
è un proiettore, una mano direttamente nel mondo.
È anche il portale attraverso cui le menti interagiscono e lasciano tracce comuni. […]
Derrick de Kerckhove,
L’architettura dell’intelligenza



Il grande quadrato è il segno forte a grande scala che comparirà su Piazza del Popolo e che farà parte della nuova immagine identificativa del luogo, andrà a rappresentare il voler essere locale-globale ed appartenere alla community vasta della comunicazione.
Attraverso l’utilizzo di videowall e proiezioni architettoniche, la struttura vuole rinsaldare un sentire comune e condiviso fra le arti, l’architettura e i media contemporanei, che travalica gli immaginari e le forme di fruizione e accompagna le evoluzioni tecnologiche della cultura estetica e comunicativa attuale.
Il grande quadrato vuole assolvere a questa sfida verso il futuro costruendo un vero e proprio ambiente comunicativo attorno allo spettatore/passante, utilizzando tutti gli strumenti e i supporti possibili per cercare di rendere più completo e complesso il proprio messaggio, coinvolgendolo direttamente e talvolta inaspettatamente e inconsapevolmente nei dettami della comunicazione. Allo stesso tempo la struttura vuole continuare a attualizzare quell’effetto notte della modernità inaugurato da Lichtarchitektur e dalla Reklame Architektur degli anni Venti attraverso la proiezione di immagini e di show light che conformano quell’Eden elettrico che si avvale delle moderne tecnologie digitali: led, videowall e schermi al plasma.
Così facendo lo spazio creato dal grande quadrato diventa il set polifunzionale ideale per eventi e manifestazioni live: musicali, teatrali e performative. I videowall e le proiezioni architettoniche allestiscono di volta in volta una messa in scena digitale mutevole e altamente spettacolare tipica dei contesti multimediali di sincretismo digitale (DJ set, Vj set, Live Video ed Electronic Music). Il grande quadrato fornisce così una creazione audiovisiva in tempo reale dove le immagini, i suoni e le performance dal vivo si compenetrano simultaneamente nella concretezza performativa e nell’unicità dell’evento scenico.
Dimostrando una sensibilità estetica trasversale che accomuna pratiche e tipologie artistiche e mediali differenti, la struttura del grande quadrato sviluppa una nuova forma di interdisciplinarietà linguistica e dimostra come gli edifici architettonici e gli schermi vengano intesi nell’estetica contemporanea, non più come semplici oggetti da guardare e ascoltare a distanza, ma come degli “spazi audiovisivi” da abitare e da cui essere avvolti.
Il progetto, allora, sovverte la tradizionale dimensione statica e passiva dello spazio per conferire allo spazio fisico un carattere dinamico e interattivo, debitore dei nuovi rapporti percettivi e sensoriali instauratisi con le tecnologie moderne. Lo spettatore è coinvolto fisicamente nello spazio architettonico e diventa parte attiva del processo di costruzione identitaria del luogo. L'edificio, a sua volta, sperimenta materiali industriali e tecnologici che rinnovano l’esperienza di utilizzo ordinario e... abitare una città del novecento è altra cosa.
Abitare una città del novecento significa rapportarsi con gli spazi in modo diverso rispetto alla lunga tradizione architettonica italiana. Nel caso di Piazza del Popolo quello che colpisce è la grandezza, la dimensione, il senso del vuoto... forse di un qualcosa mai compiuto. Piazza del Popolo a Latina è situata al centro dell’asse urbano Tribunale-Piazza del Quadrato. Un asse complesso, del sistema urbanistico radiale, su cui si succedono gli edifici più significativi della città con viali alberati, quinte, prospettive e inquadrature suggestive. Lungo tale asse, rafforzandone il segno e la valenza complessiva rispetto all'intera struttura urbanistica di fondazione, si inserisce il nostro "impianto aperto".
Le geometrie elementari fondate sull'angolo retto, sulle logiche cartesiane proprie della cultura illuminista e della stessa storia urbana di Littoria/Latina, segnate da volumi razionali, racchiuse da superfici essenziali, inglobano il nuovo porticato che si inserisce e reinterpreta la città attraverso i valori dell'architettura contemporanea; le nuove esigue cubature del nostro intervento, sono quinta di un mutato paesaggio urbano, nel quale gli edifici di fondazione, con la loro presenza storica, sono il naturale e principale centro delle visioni prospettiche. I nuovi corpi di fabbrica, con la linearità dei fronti, il rivestimento esterno pensato dove in travertino, dove in lastre di corten traforato, si inseriscono nel contesto del centro storico integrandosi con la cultura architettonica della città, realizzando una continuità tra passato e presente.
Ed è questo lo spazio della gente.  É il luogo d’incontro di chi a Latina frequenterà l’università e che troverà proprio nel centro storico il punto di riferimento, lo spazio di vitalità, il punto di incontro, di scambio e di relazioni. Mai come ora, Latina ha necessità di una scossa, di un corto circuito capace di farle girare pagina nel segno dell'evoluzione della propria storia, nel segno della contemporaneità.
Un luogo capace anche di favorire l'accoglienza e la solidarietà. Un luogo di uso quotidiano, di passaggio e di sosta, e la naturale vocazione di spazio aggregativo e di scambio.


"... se il filo conduttore del progetto è ben chiaro e solido,
allora verrà il momento in cui altre proprietà altri architetti ed artisti continueranno a sviluppare quel progetto e l'edificio sarà in grado di mantenere la propria grandezza e lo spirito che quel giorno, fra i rumori della città un timido genius loci aveva suggerito ad un attento architetto."
Jose Ignacio Linazasoro
15 Giugno 2007, Madrid


HANGAR 3.0
PROGETTO VINCITORE.

 Massimo Palumbo architetto
project team:
Stefano Benetazzo, Antonio Chiominto, Mauro Chiominto
consuling:
Sara Palumbo, Giacomo Ravesi.
Latina_Italy

mercoledì 12 dicembre 2012

premio lusana seconda edizione


2° PREMIO D’ARCHITETTURA
    ERNESTO LUSANA 2002




 
 

Perché il Concorso d’idee.

Abbiamo sempre pensato che la politica per la qualità dell'architettura è porre all' attenzione, non solo degli addetti ai lavori ma della società civile in genere e del mondo politico uno strumento in grado di garantire una reale concorrenza, fondata sulla qualità del prodotto: il Concorso di Architettura. In Italia si fanno ancora  pochi concorsi di idea di architettura. Nella nostra provincia poi, la cosa è senz’altro più grave. Possiamo constatare che vengono totalmente ignorati. Questo in un quadro generale ove per la realizzazione di opere pubbliche la Legge Merloni invece l'istituisce e la individua come possibilità che le amministrazioni hanno da poter perseguire. Malgrado la legge e mancandone l’obbligo, non si tengono concorsi o se ne fanno troppo pochi, mentre contrariamente a quello che accade in Europa, si fanno limitate gare di progettazione e non sempre, anzi molto di rado, segue la realizzazione dell' idea premiata. Le "idee", noi pensiamo, sono la traduzione e la visibilità della cultura architettonica contemporanea. Il risultato di un concorso dipende da come è immaginato, definito e proposto, in relazione anche ad una chiara sequenza degli obiettivi e delle finalità, tradotte in atti concreti e perseguibili sotto il profilo sia  strategico che economico. Risulta pertanto importante riuscire a creare sinergie tra le istituzioni e gli organi competenti la gestione e la promozione del territorio. Sappiamo anche, che  il concorso non è il toccasana dei problemi legati alla crescita  delle città, ma è evidente che la qualità dell' architettura è anche da ricercare con il confronto che  alimenta la competizione e la volontà di produrre architettura di qualità. I concorsi e le idee sono utili per far emergere buona architettura e costruire città migliori. Ma da  troppo tempo  la qualità architettonica  è considerata un qualcosa di superfluo, quando invece si sa che un' opera di architettura  è un bene sociale ed un  investimento capace di riqualificare e dare vita a  brani di città. Dove non c'è Architettura c'è degrado. I nostri territori chiedono da tempo  qualità e a noi architetti spetta, rendere compatibile la scena dei luoghi con i tempi nuovi, e contribuire a porre su nuove basi il problema della contemporaneità e della modernità. Il problema da porre all'attenzione di noi tutti oggi,  è la qualità della progettazione e un più ampio sviluppo della creatività. Creatività che da plusvalore al progetto, ove non va dimenticato che la tutela e la valorizzazione del territorio, del paesaggio possono non solo convivere ma essere fattore di sviluppo. Risulta diffuso oggi, tra le amministrazioni pubbliche, in  risposta alla legge Merloni il concorso-gara, che sappiamo per chi ha avuto modo di cimentarsi,   altro non è che come sedersi al tavolo di una roulette, così la definiva un nostro collega. Una gara che avviene per selezione di curricula, presentazione di fatturato, altro,  e dove a vincere,  vince chi ha più vinto, a lavorare , lavora chi ha sempre lavorato e raramente riesce ad inserirsi chi non è di gradimento dell’Amministrazione. I bandi naturalmente vengono predisposti con elementi di selezione che a monte caratterizzano “il Prescelto”.    In un quadro del genere appare quasi eroico, allora inseguire concetti elementari, parlare di architettura, pensare addirittura… alla bellezza! Il nostro intorno è fatto di queste amenità e di tante altre contraddizioni! senza considerare la… durezza del fare professione. Il lavoro di architetto ha subito trasformazioni radicali che hanno sconvolto i tradizionali impegni del lavoro disciplinare tracciati dalla cultura moderna. La rapidità e la complessità delle trasformazioni in atto pongono l'Architetto oggi come un operatore disorientato e indifeso di fronte alle procedure del processo di produzione da un lato, e alla labirintica complessità della burocrazia dall'altra. L'Architetto con la sua carica ideale molto spesso  risulta schiacciato da questa situazione, senza considerare le occasioni amare, che il caso a volte ti riserva,  in cui il desiderio di fare professione ti porta  involontariamente in  ambiti che dire minati è poco……  Tempo fa, in un suo scritto Giorgio Muratore, parlando  della difficoltà del fare la professione, si interrogava pensando all’ottimismo del progetto: “ ma ci sarà ancora spazio per essere ottimisti?…” quando per alcuni architetti, il sopravvivere significava…la scuola come ultima spiaggia, e questo per non sporcarsi le mani, non sapendo poi che con……le mani pulite non si sarebbe battuto un chiodo…!!!”Ecco l’ottimismo che purtroppo vive ancora in noi ci porta  ad essere comunque presenti e  ad essere  convinti oggi come ieri  che quello del concorso d’idee come si diceva prima  è il sistema più corretto per raggiungere risultati di qualità architettonica-progettuale. Bisognerebbe spingere per creare delle alleanze tra pubbliche amministrazioni, imprenditori, architetti, e cittadini per rilanciare l’immagine delle nostre città. Un tavolo, per trovare gli incentivi i programmi gli investimenti giusti che siano capaci di riportare al centro del processo edilizio, il progetto di architettura, la procedura dei concorsi, la qualità e l’innovazione degli interventi. Fare Architettura significa fare e promuovere  cultura… ma sappiamo bene che spesso i tempi e i modi dell’investimento nella cultura non sono mai compatibili con la prassi dell’eterna emergenza e la programmazione di opere più o meno grandi,  che potrebbero essere per l’appunto occasioni di confronto concorsuale. Dovremmo invece come architetti, rafforzare forme di maggiori pressioni per ottenere  l’istituzione della legge sull’Architettura, legge esistente dal lontano 1977 nella vicina Francia. In un ambito ambientale che è quello della nostra città e perseguendo scenari di questo tipo,  abbiamo trovato, fortunosa sinergia con la Camera di Commercio di Latina, che con noi ha condiviso gli obiettivi del Concorso.Il lavoro è stato difficile ma l’obiettivo credo sia stato raggiunto. Attraverso il Bando del Concorso, così come strutturato, abbiamo chiesto progetti innovativi. Era anche quello che si sollecitava, in occasione del primo premio Ernesto Lusana, e l’abbiamo considerato punto di partenza anche per questa seconda edizione. Un Premio d’Architettura  aperto alle molteplici possibilità e proposte, oltre che occasione non secondaria per riaffermare l’obiettivo della qualità del progetto oltre a  segnali di innovazione nelle proposte. Siamo convinti, che sia sempre “tempo” per cominciare e  di indagare, per offrire spazi di possibilità a chi queste occasioni le trova con difficoltà. Crediamo che sia sempre “il tempo” di porre attenzione al progetto, alle idee, e ……quando capita, alle occasioni e agli avvenimenti che a volte riescono ad aggiungere “valori” agli orizzonti spesso troppo stretti, delle realtà che fanno il nostro quotidiano.
” Promuovere il progetto d’Architettura ”
E’  quanto si impose il consiglio dell’Ordine degli Architetti di Latina nel sostenere,  l’idea  del Premio Ernesto Lusana. Era per  ricordare un amico ed un architetto, che tanto aveva dato all’Architettura come etica di valori che durano nel tempo, ma ci interessava anche  istituire a cadenza biennale, un premio d’Architettura per sollecitare progetti nuovi e capaci di valorizzare anche il senso della nostra contemporaneità .Un Premio,  occasione, cadenzata nel tempo, per discutere di Architettura e delle tematiche ad essa collegate, ma anche  per avere momenti di discussione tra quanti hanno a cuore la sorte delle nostre città, degli ambienti e dei luoghi in cui si vive.La prima edizione del premio, ha visto nel celebrare il trentennale della costituzione del nostro ordine, una grande mostra e la consegna del Primo Premio d’Architettura  a progetti meritevoli di colleghi iscritti all’Ordine e che operano sul nostro territorio. Una attenta riflessione di quanto è stato fatto, ci ha portato a considerare, che forse era maturo il tempo per un salto di qualità nel considerare il premio occasione da non perdere per aprire ad un concorso di respiro nazionale e verificare il progetto d’Architettura in un area ben individua. Si è pensato ad  un tema di rilievo per un area strategica  del centro storico di Latina, un area irrisolta della città  che ha fatto da base al Concorso Nazionale d’Idee: l’area delle così dette Ex Autolinee. L’obiettivo, condiviso da quanti hanno voluto il Concorso è stato anche la richiesta di idee progettuali per individuare proposte mirate a sviluppare “……il gusto di vivere la città  nonché a migliorarne la fruizione sociale ed economica”.
“……oltre il nonluogo,
ipotesi progettuali per uno spazio urbano di una città del novecento:
Latina…..”
Luogo, nonluogo, un concetto di alcuni anni fa che attende ancora risposte e che al di la delle mode,  è parte di una problematica generale tutt’ora di grande attualità per il territorio italiano e che per quanto riferito al contesto della città di Latina pensiamo possa essere colto come valore-nonvalore, da studiare e capire ulteriormente.Abbiamo dato seguito a questa traccia pensando, come provocazione, di poter anche andare “oltre”. Nasce in questo modo il Concorso d’idee e vogliamo sperare che  non sia per Latina,  un occasione unica ed irripetibile. Latina e il nostro territorio hanno bisogno di tante occasioni di questo tipo. Interventi mirati nella città per ricucire porzioni di città, per legare Latina a Littoria o viceversa, ma anche  per ridare dignità alla marina, a porzioni urbane centrali, e alle periferie.  Periferie e dormitori senza anima che chiedono servizi e periferie che chiedono luoghi significanti, simboli e nuovi segni. Perchè il cittadino si senta di casa nella propria città è necessario che possa fruire di un tessuto comune di segni e di significati che costituiscano l’individualità, lo stile di luoghi, di ambienti e spazi della città nel suo insieme. La nostra, che è la generazione persa, la generazione  saltata di architetti, attende a Latina un Concorso di Architettura da più di trent’anni, un quarto di secolo abbondante. Erano i primi anni settanta con il Concorso Nazionale per il centro direzionale, e per Fogliano. Concorsi rimasti sulla carta, senza alcun seguito. Furono comunque per la città occasione di dibattito.  Poi il nulla. Da troppi anni si aspetta un inversione di tendenza, vorremmo che anche le  abitudini nella  gestione e nell’indirizzo della cosa pubblica  fossero diverse.  Pensiamo che sia  sempre  il momento di andare “oltre”, di uscire dalle secche, di lavorare per la crescita di questo territorio; è sempre il momento di rompere gli schemi e di essere propositivi. “Oltre”…,  per fare quadrato, non per una ennesima rifondazione, ma seguire comunque la storia di questa città, che comunque e a dispetto di noi tutti che la viviamo, va verso il suo destino. Il futuro di Latina fatto da chi la vive giornalmente e che per quanto riguarda il nostro ambito specifico di architetti, è un futuro comunque rappresentato dai nostri “segni”. Franco Purini parlando di Latina, diceva: ” …io ho l'impressione che Latina e il suo territorio siano giunti a un momento di svolta, un momento di svolta che corrisponde a una situazione molto critica, ma anche a una condizione di grande privilegio nei confronti del contesto delle città italiane…
…Latina è una città, assieme ad altre nella pianura Pontina, che ha il nuovo come antico, e quindi si trova in una condizione di assoluto privilegio nei confronti di molte altre città italiane. E quindi sul piano del rapporto col nuovo come antico può insegnare molte cose alla cultura progettuale italiana e non solo…”
Come Franco Purini  pensiamo  a questo territorio urbanizzato nel Novecento come ad un grande Museo all’Aperto del Moderno e del Contemporaneo. Il luogo o il nonluogo poi, siamo noi a determinarlo, come cittadini, come architetti, con il nostro vivere con le nostre scelte, con il nostro fare.
Sappiamo che ogni epoca ha lasciato quello che poteva dare. Per noi oggi, anche attraverso questo Concorso d’idee il  contributo, l’esempio anche minimo, ma il nostro contributo.
L’occasione e la capacità di costruire uno scenario migliore di cui i veri attori sono le persone che abitano questa “polis” e che hanno fra le proprie mani la possibilità di vivere un presente, che ha valore, con la prospettiva di lasciare un futuro migliore a chi verrà dopo. Ed allora, capita spesso di chiederci, perché non mettere in moto una nuova etica, una nuova morale, un nuovo gioco?
Il futuro di Latina, si giocherà sicuramente intorno ai suoi tanti punti deboli, sulla capacità di saper ricucire le sue diverse parti e la capacità di inventare nuovi spazi, nuovi luoghi. Portiamo a compimento un periodo lungo d’impegno che ci ha visti in prima linea e promotori di una serie di iniziative a favore dell’Architettura.
Il Premio d’Architettura Ernesto Lusana, il Concorso Nazionale d’idee, le mostre, i Convegni che si terranno nei prossimi giorni, sono un tutt’uno che speriamo possano significare un segnale per l’oggi e una traccia importante per il domani. Un segnale,  ci auguriamo forte che diamo alla città e alle istituzioni per riaffermare l’Architettura, come valore etico, sociale e politico. L’Architettura, come valore etico, ha giustificato  la nostra presenza in questo ordine professionale  e guidato in questi anni  a favore delle tante iniziative intraprese......
......Questo secondo Premio  di Architettura ci ha permesso di  ricordare Ernesto Lusana.  Sicuramente Ernesto i concorsi d’idee d’Architettura mai banditi in questo ultimo quarto di secolo nella nostra città, li avrebbe fatti tutti: l’ottimismo del progetto dicevamo, e l’ottimismo dell’Architettura erano parte essenziale del suo essere. Essere per essere e non per apparire.
L’augurio che facciamo è che il Premio possa vivere nel tempo, e che ci possano essere in questa città altri momenti ed altre occasioni per parlare e promuovere Architettura.  

Massimo Palumbo
Curatore Premio d’Architettura Ernesto Lusana
Latina li 3 Aprile 2002
 
 
 
 
 
 



 

sabato 8 dicembre 2012

premio lusana prima edizione


1° PREMIO D’ARCHITETTURA   ERNESTO LUSANA 1999


COMITATO SCIENTIFICO
Pietro Cefaly
Riccardo Cerocchi
Salvatore Parziale
Remigio Coco
Gina Preti
Massimo Palumbo


 
 
con il patrocinio
CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI
COMUNE DI LATINA
LATINA, 12-18 Giugno 1999
Capannoni Ex Consorzio Agrario, Via Don Minzoni
 
ERNESTO LUSANA
 
da "La Casa di Pietra"(*), n.2/1996
(*) Rivista dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Latina



CARO LUSANA
49 ... in questo percorso teso alla ricerca di una tradizione del mestiere in provincia di Latina, ci sembrava significativo proporre una riflessione su Emesto Lusana...
50 ... questo architetto, scomparso nel 1990 più di altri ha vissuto quella condizione di estrema durezza nell’esercizio della professione, di cui si è detto in precedenza...
51 ... così abbiamo organizzato un primo incontro, nella sede del nostro Ordine, durante il quale si è cominciato a parlare di un collega, partendo dai propri ricordi, dalle frequentazioni più o meno assidue del suo studio, a Sermoneta, o degli ultimi anni da lui vissuti a Latina...
NARDACCI: ...cominciai ad incontrarlo alla Galleria Pennacchi dove lui abitava ed io avevo lo studio. Camminava con i pugni in tasca e ci incontravamo al bar: erano i suoi ultimi anni ed io e Remigio Coco abbiamo vissuto il suo dramma, prima sotto il profilo professionale e poi condividendo il travaglio della sua malattia. Aveva un tumore alle ossa...
BUSIO: ... in quegli stessi anni è stato correlatore della mia tesi di laurea, con relatore Capolei. Ogni volta era una lezione di architettura, ingegneria e tecnologia. Mi ha fatto abbandonare tutto quello che avevo imparato alla "Sapienza". Un altro metodo di progettazione, alla maniera di Savioli, Ricci e degli altri della scuola fiorentina. Lasciai l’urbanistica fatta di maglie e di assi per lavorare, come lui, sul segno, sull’immagine intenzionale contemporaneamente in pianta, prospetto, sezione...
BALDINI: ... ho conosciuto Lusana perché cercavo lavoro, nel suo studio ricavato in una delle torri medioevali più belle di Sermoneta, c'era un caos indescrivibile... Sono rimasto con lui per molto tempo e fra le altre cose vorrei ricordare la polemica sulla "città nastro " per Sermoneta. Bisognerebbe rendere giustizia ritengo a quel progetto realizzato con Savioli, Musmeci e Claudio Cintoli. In quel contesto si realizzò uno dei primi esempi di collaborazione fra una industria e i propri dipendenti, per la realizzazione di cooperative edilizie. La Bristol di Sermoneta ottenne finanziamenti e con il coordinamento del Dott. Liazza si organizzarono ripetuti incontri con i soci della cooperativa - impiegati ed operai - tesi alla progettazione partecipata degli alloggi, nonché della loro gestione. Erano previsti infatti tipi molto diversificati, anche dimensionalmente, per rispondere all’idea di evoluzione nel tempo di un nucleo familiare. Si studiò e si sottoscrisse anche uno statuto che definiva criteri di rotazione delle singole unità immobiliari, ma la cosa non andò in porto, come per tanti altri suoi progetti...
MAGAUDDA: ... anche io sono testimone di alcune sue sventure
professionali, ero a studio con l’Ing. Taviano che, con l’Ing. La Rocca e l’Arch. Vittorio D’Erme, indugiavano a lavorare ai piani del Q4 e Q5. Un giorno arrivò Ernesto con un progetto già concluso e glielo lasciò sul tavolo. Non se ne fece niente...
BALDINI: ... in quel progetto era prevista una piazza piena di Agathea caelestis...
MAGAUDDA: ... completamente suo fu invece il progetto di concorso per il Centro Direzionale di Latina. Ricordo la sua grande percezione della struttura...
COSTANZO: ... Ernesto è nato a Sermoneta l’11 luglio 1926 e ha studiato a Firenze dove si è laureato nel 1967. Prima aveva studiato ingegneria, aveva fatto diversi esami e forse anche per questo aveva una grande dimestichezza con le strutture. Credo che dovremmo approfondire questo aspetto della sua ricerca progettuale, trovando delle connessioni che, oltre quelle più evidenti con Savioli, forse sono più significative con l’opera di Michelucci...
PALUMBO: ... quando parlava creava attenzione e mostrava con orgoglio i suoi bei disegni che stavano sempre al limite tra un progetto definito e l'opera d’arte, fogli carichi di intensità spaziali rappresentate con il segno forte della china...
VIGLIERCHIO: ... questa idea che ci fosse una fusione naturale delle arti era uno dei motivi ispiratori della sua collaborazione con Arco, una rivista che io curvo in quegli anni. Lusana riteneva che la musica contemporanea, la pittura, la scultura, tutto confluisse senza confini predeterminati in un ambito comune, un territorio bianco, come quei fogli quadrati 100x100 che aveva richiesto Savioli, per il progetto di Sermoneta, su cui i suoi segni confluivano a determinare il progetto... Lo testimoniano la mostra e la scenografia su Sciarrino, nel sotterraneo bianco dello Batiment deux, di alcuni anni fa...
ANGELUCCI: ...ho incontrato Ernesto nel ‘85, con mia sorella e con Marco Paccosi. Dovevamo studiare Sermoneta per un esame e fu molto disponibile, come con tutti gli studenti di architettiíra. Si intuiva questo suo grande attaccamento per il paese dove era nato e dove viveva, ma contemporaneamente esprimeva grande amarezza per la sua emarginazione professionale…
PALUMBO: ... si, era molto arrabbiato anche con gli amministratori di Latina dove, in quegli anni, se non avevi tre tessere non facevi nulla, non avevi un incarico. Era arrabbiatissimo contro quello che chiamava regime, non aveva le remore o le paure che forse potevano frenare un giovane...
COSTANZO: ...gestire la figura di Lusana significa vedersi ancora per approfondire ancora molte questioni. Straordinario e generoso, ma anche duro, certo mai indifferente, aveva il piacere di parlare di architettura, che poi è anche la ragione della nostra rivista e del nostro dialogare anche con gli studenti. Va recuperato questo aspetto, ma anche la durezza di una professione che pochi riescono ad esercitare a pieno titolo e per fare questo, anche su invito della stessa famiglia, non dobbiamo ridurre questa iniziativa in un recupero pacificatorio perché Lusana era fortemente discriminato.
NARDACCI: ... questa della rivista è un’iniziativa importante perché ci dà la possibilità di parlare di un collega e di affrontare questioni di architettura. Bisognerebbe estrarre i messaggi nascosti della sua esperienza più che esaltare la sua anarchia. Lusana ha segnato qualcosa che dobbiamo ancora capire...





.......Nella nostra famiglia non esistono obblighi di commemorazione; Ernesto è presente per una sorta di memoria involontaria, alla Proust, per cui i ricordi affiorano corredati di umori; lo riconosciamo in frammenti di esistenza che emergono, dietro sollecitazioni casuali, un oggetto o una serie di graphos ordinati negli astucci, e che inducono sensazioni appaganti. Le sue esperienze professionali, sempre tumultuose e contrastate, sono state vissute da tutti noi, ciascuno per la sua parte di vita, nell’accettazione di quella sua peculiare irregolarità, rispetto alle codificazioni allora in atto. Sapevamo tuttavia che il senso del suo lavoro emergeva, con una sua qualità, da una vicenda progettuale innovativa, operosa nell’esplicazione concreta del momento creativo, attenta ai segni della realtà umana, con la quale l’architetto è sempre in debito quando si tratti di dignità nell’abitare.
Carla Lusana
 
 
 
con il patrocinio
CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI
COMUNE DI LATINA
LATINA, 12-18 Giugno 1999
Capannoni Ex Consorzio Agrario, Via Don Minzoni
"1° PREMIO D’ARCHITETTURA
ERNESTO LUSANA
1999"
Il Concorso aperto a tutti gli iscritti al nostro Ordine, promuove un progetto d’Architettura, di un’opera che potrebbe anche non essere stata realizzata. Lo spirito del Concorso è quello di portare alla luce e proporre progetti innovativi, sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione, nocnché di evidenziare e far conoscere idee e soluzioni progettuali che per rigore metodologico, qualità, coerenza e capacità innovativa possono contribuire o aver contribuito al formarsi di una coscienza architettonica.
Tutto ciò volendo affermare il ruolo irrinunciabile e decisivo dell’Architettura nella dinamica delle trasformazioni urbane e territoriali.
E’ l'occasione anche per ricordare la figura del collega Lusana dando per l’appunto il suo nome al premio, proprio perché lui, più che ogni altro, dedicò tanto all’Architettura, intesa come luogo privilegiato di ricerca e di sperimentazione. L’Architettura per Ernesto era
il campo ideale per raggiungere nuove possibilità di espressione e di vita.