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venerdì 11 dicembre 2015

scuola materna in via Milazzo

 

_episodi d'architettura 
69

Scuola Materna  

progetto  Luigi Pellegrin 

committente  Ministero della P.I. 

impresa ditta Benini


localizzazione  
Via Milazzo Latina

cronologia

Progetto 1973


Era il 1973 e il Ministero della Pubblica Istruzione, tramite il Centro Studi della Direzione generale edilizia scolastica, realizza con la ditta Benini 17 edifici per scuole materne da 3, 6 e 9 sezioni. Si tratta di un progetto a scala nazionale e viene messo in piedi un sistema di prefabbricazione progettato da Luigi Pellegrin. Il progetto adotta travi a canale rovesciato sostenute da setti distanti l'un l'altro ml.14,40. Le travi vanno oltre l’edificio con uno sbalzo di ml 3,60 sostenendo i solai dei portici di accesso. Le stesse travi sono sormontate da cavalletti su cui poggia il solaio di copertura che, staccandosi dal corpo delle travi, realizza asole con tagli di luce. La parete pannello è appeso ai cavalletti posti sulla trave a canale rovesciato e realizza una chiusura parziale verso lo spazio esterno, definendo aperture a nastro continue. L’estrema flessibilità  dello spazio muta  la tipologia tradizionale delle scuole. Lo spazio  è libero, lo si può organizzare e modificare a piacimento mutando la disposizione di arredi e pareti mobili.

sabato 7 novembre 2015

complesso edilizio gescal via del mare_08





_EPISODI DI ARCHITETTURA
08

Complesso edilizio GES.CAL
via del Mare    Latina
 Anno:
1961-1964

Alloggi n.228
Vani gescal 1398


Progetto:    
Riccardo Cerocchi
Francesco Fariello
Giuliano Greci
Aldo Pacifici
Tommaso Valle
Vittorio Serao







“ Il modo specifico in cui sono accostati gli elementi simbolico-funzionali può essere l’arte nell’architettura.”

James Stirling


mercoledì 6 marzo 2013

casa lasala il bunker a latina località nascosa



 
Il “Bunker”, ovvero, Casa Lasala: una responsabile avventura.
di
Loredana Lasala
 
 
     Solo un anno prima si era rivolto all’azienda di famiglia per stampare i biglietti da visita: “Antonio D’Erme – Architetto …”.
Un pezzettino di carta la cui originalità rivelò subito le caratteristiche e le potenzialità di quel giovane progettista e convinse mio padre ad affidargli la trasformazione di quella tipografia nel centro della città in uno spazio moderno ed efficiente.
     Di lì al conferirgli l’incarico della progettazione della “casa dei sogni” il passo fu breve.
     Era l’inizio degli anni ’70 e la fiducia nel futuro, ancora, consentiva, pur a non più giovanissimi imprenditori, di investire nella qualità e, perché no, nel prestigio di aziende e famiglie.
     Noi figli si era solo dei ragazzi. Tonino una sorta di fratello maggiore. E la casa che nasceva sotto i nostri occhi impreparati era un fenomeno affascinante reso ancor più eccitante dalla sua personalità di tranquillo ma inarrestabile vulcano.
     Veniva nel nostro appartamento di via F.lli Bandiera, dove viveva qualche piano più sotto, con i suoi disegni e i plastici straordinari che ci facevano vedere dove e come saremmo vissuti di lì in poi. Il passo quasi saltellato di chi non riesce a star fermo - più per eccesso di energia che per inquietudine -  il sorriso dei suoi occhi dolce-acuti; sempre lieve e ottimista (non credo di averlo mai visto arrabbiato). In fondo, non lo si poteva contraddire.
     Purtroppo, però, con il primo progetto, sforò il budget di troppo per potergli consentire di realizzare le sue ‘visioni’: doppie altezze, rampe elicoidali che distribuivano le stanze a vari livelli: uno splendore. Fu il primo ed unico rifiuto che i committenti gli opposero.
     Dovette ripiegare su una versione semplificata, ridimensionata ma non mortificata: il genio e la cultura dell’architetto emersero comunque da quello che si era trasformato in
un elementare quanto ‘pensato’ parallelepipedo di cemento dalle proporzioni perfette.
     La facciata scalpellinata, gli elementi emergenti dei comignoli ellittici e del solarium semicircolare, la giustapposizione di pieni e vuoti, le inclinate, i colori e una serie di dettagli tutti da scoprire, avevano creato un oggetto architettonico essenziale nelle linee ma fortemente plastico: una scultura di pietra (artificiale) e colore, di silenziosa eleganza, nel piatto
paesaggio della campagna di Latina che non lascia rimpiangere la prima versione.
      Le Corbusier, Terragni, Rudolph, Mies, Mondrian: evocati e riletti nell’interpretare un castello medioevale scozzese; (1) con la rampa di accesso che allude a un ponte levatoio. (2)
     Aveva studiato Tonino e capito - come pochi - quei maestri del novecento che d’un colpo avevano spazzato via orpelli e retorica dall’abitare e dal costruire. Senza restarne schiavo, da discepolo troppo ossequioso, ma traducendone la lezione in un prodotto originale e sensibile.
 
 
     La prima notte nella casa fu un’esperienza di quelle che non si dimenticano. Il silenzio innaturale, rotto solo dal canto degli uccelli notturni, agitava profondamente. I lucernari, sapientemente disposti a segnare percorsi e a disegnare fondali, lasciavano entrare la luce bianca della luna in un gioco di geometriche ‘presenze’; gli spazi fluenti al punto da confondere (non fu facile trovare il frigo). Non potei dormire.
     Non era una casa, quella, era una dimensione esistenziale nuova che giorno dopo giorno si rivelava e si impossessava di te.
Tutto invitava alla meditazione e alla contemplazione ma allo stesso tempo ti spingeva ad esplorare, incuriosiva, sorprendeva.
     Posso dire che l’esperienza di quegli spazi fu davvero una rivoluzione. La “pianta libera”, l’intimo rapporto con la natura circostante, concesso dalle generose vetrate, le visuali a sorpresa, mutevoli ad ogni passo, ad ogni ora, ad ogni stagione - che ancora oggi mi danno la sensazione di ‘passeggiare’, quando sono in casa - mi hanno ri/educato incidendo profondamente nelle mie categorie. Piazza pulita di tutto il conosciuto/subito; fine dell’ordine stabilito. Almeno quello di porte e finestre, stanze e corridoi a cui, la maggior parte  di noi, Italiani-classe media-di provincia, ci eravamo fino ad allora adattati e sottomessi.
Il cambiamento era nell’aria. C’era stato il ’68; poi vennero il’73 e il’78. Anni di cambiamenti profondi di cui Tonino aveva colto il portato migliore: la freschezza e l’autenticità di una libertà più consapevole: la responsabile avventura di una nuova e sconosciuta libertà, una libertà non violenta. (3)
     Solo gentilezza, nessuna aggressività, elegante rigore, non disordine mentale: questa era l’espressività di Tonino. Questo traspare ancora in ogni curatissimo dettaglio. Una cura che ne fa un’opera di altri tempi. Un’opera uscita dalle mani e dal cuore, oltre che dalla matita più o meno grassa dell’architetto-artigiano-artista. Nessuna operazione di copia-incolla. Databile, non datata; con tutto il fascino e la freschezza delle cose frutto di pensiero nobile. Oltre che di talento.
     Nulla o quasi è stato cambiato; nessun abuso, nessuna manomissione: la creazione è stata rispettata e amata al punto da far esclamare ad un noto storico in visita: “Bisogna che un notaio documenti tutto ciò. Tutto questo deve essere messo a verbale e sigillato…”, o giù di lì. Una boutade in linea con il personaggio, una provocazione (francamente, ancora oggi ho solo una vaga idea, e mi sfugge pure, di quello che volesse dire).
     Ma  la casa è davvero, ancora, l’espressione fedele del genio dell’architetto (lo si lasciò lavorare assecondandolo in tutto) e del suo tempo.
     Non senza problemi. La crisi energetica esplose quasi senza preavviso e solo qualche domenica dopo la conclusione dei lavori l’Italia andava a piedi. La tecnologia e i materiali non convenzionali, usati per realizzare una “scultura da abitare”, non avevano fatto i conti con il gasolio alle stelle e la dispersione termica, inevitabile in ambienti così ‘fluidi’, non circoscritti e così ampiamente vetrati,  rese il quotidiano degli abitanti piuttosto complicato nel tempo. Le tonnellate di ferro e cemento impiegati furono uno spreco indicibile: ci si sarebbe potuta costruire una palazzina di diversi piani. E poi il cemento a vista, con i ferri più superficiali che gonfiano e spaccano.
E’ giusto parlarne perché questa non sia solo un’occasione di postuma piaggeria ma momento di riflessione; e ripensamenti se necessario. Personalmente sono in grado di comprendere e accettare. Qualunque cosa. Il premio, in bellezza, è irrinunciabile e ripaga.
E’ questione di scelte: perdite, fatica; ogni  innovazione ne richiede. E se non ci annoia un'altra considerazione, ricordiamo come la ben più nota e prestigiosa “Casa sulla Cascata” – di F. L. Wright – dovette essere abbandonata per l’incessante e, ad un certo punto, insopportabile rumore dell’acqua. Un’audacia, un errore di valutazione progettuale che tuttavia continua a regalarci poesia e meraviglia.
     Audacia che ha fatto sì che si possa gustare, nella casa Lasala, un’atmosfera unica, autentica, ancora estremamente stimolante. I visitatori, a distanza di più di trent’anni, ne restano ammaliati. Forse più di allora quando, non proprio affettuosamente, era nota come “il bunker”. Ma erano tempi diversi; non eravamo pronti a tanta “brutalità” (4) e per la prima volta, dopo anni di pace, si respirava un’aria minacciosa: quella del “Golfo”.
     Oggi, qualche artista, ma non solo,  la sceglierebbe volentieri come dimora o dichiara di voler cambiare tutto della propria dopo tale esperienza estetica. Qualcuno ne rileva il tocco di surrealismo, forse il più stridente in tanta coerenza: la presenza dei proprietari. Sorprende questa coppia di 87 e 81 anni in tanta attualità. Una coppia di ‘giovani’ pionieri che hanno creduto nell’Architettura Moderna e, soprattutto, in un Architetto.

________________
 
1) Il riferimento a tale fonte di ispirazione è dello stesso Tonino D’Erme.
2) La rampa  era stata una precisa richiesta della proprietaria in prospettiva di una vecchiaia funestata da possibili disabilità.
3) Per questo, “Gas”, il film di recente ambientato (fortuna, solo alcune scene) nella casa, non rende merito al suo spirito. Serviva una casa anni ’70 per una storia ambientata a Latina che la famiglia, ignara dei contenuti, ha concesso per favorire un giovane regista concittadino.
4) L’opera si può definire “brutalista” (da béton brut) per l’uso del  cemento a vista
 
 
 
 

mercoledì 13 febbraio 2013

le torri complesso iacp_38







_EPISODI DI ARCHITETTURA
38
 

 


Complesso
per Edilizia Residenziale Pubblica
IACP
“Le Torri”
1988
Latina 1988
progetto
Roberto Perris
Paolo Costanzo
Italo Montemurro


IACP Latina
impresa
localizzazione
Via dei Pionieri della Bonifica,Latina
cronologia
Progetto 1988
     
Il complesso rientra in uno dei programmi di edilizia residenziale pubblica (IACP).
ll progetto è del 1988. Si tratta di due torri gemelle alte 40 ml, che ospitano 144 alloggi e servizi. L'impianto compositivo radica a terra le due torri, lasciando arrampicare i ricorsi di travertino, che segnano le pavimentazioni esterne e la piazza, fino al primo piano dell'edificio; poi, il manto in laterizi rossi avvolge tutte le pareti, fino all'undicesimo piano. Infine, lungo le superfici che racchiudono l'ultimo piano ed i vani stenditoi, affiora la trama strutturale dell’edificio, evidenziata da paraste e bande di travertino, con quadrotti di pietra bleu nei punti di intersezione.
La piazza è avvolta da un'alta scarpata che scherma le aree di parcheggio, e da un filare di palme, tipiche del repertorio vegetale della fondazione di Latina. Il disegno planimetrico, in qualche modo, racconta la storia della fondazione: con la rotazione degli assi delle torri, con la rigida scansione quadrata della pavimentazione che si sovrappone agli andamenti 'naturali' e sinuosi delle sistemazioni a verde, con l'affiorare dell'acqua che ricorda le paludi originarie..... del resto la strada limitrofa si chiama via dei Pionieri della Bonifica.






"Il concetto che mi ha impegnato è stato
l'accordare i due aspetti
di un ordine nuovo: arte e politica"
Giuseppe Terragni

centro commerciale mefi_63



_EPISODI DI ARCHITETTURA
63

 

 MEFI
Centro Commerciale
Latina 1989

progetto
Roberto Perris
Italo Montemurro


collaboratori
strutture
impianti
committente
MEFI snc Latina


impresa
localizzazione
Via Don Torello, Latina


cronologia
Progetto        1987
Inizio Lavori   1988
Ultimazione    1989



L’edificio, a due piani, ospita una vasta area commerciale e servizi connessi al piano terra ed uffici al primo piano.
La concezione dell'edificio si basa sulla netta contrapposizione del prospetto rivolto verso via Don Torello, strada di grande traffico, trattato come un grande segnale urbano Bleu, con la grande bocca d'accesso 'ad onde' ed il resto del volume scandito dalla rigida geometria a moduli quadrati delle piastre di rivestimento bianche, degli infissi, ecc.
La parete che costituisce il prospetto principale è stata nettamente sconnessa dal volume retrostante - è più larga, più alta, sollevata da terra, come sospesa ed è stata realizzata in laterizi smaltati bleu appositamente prodotti, disposti a cortina ed a coltello intorno agli archi delle onde d'accesso. (M.P.)


 



 

"Sempre di più apprezzo e ricerco
nell'architettura la chiarezza,
tanto quanto non apprezzo
il semplicismo".

Alvaro Siza

 

villa isabella_48





_EPISODI DI ARCHITETTURA
48
 
 


Villa Isabella

Latina 1959.
Progetto architettonico e Direzione Lavori:
arch. Vittorio D’Erme.


Calcoli strutturali c.a.
ing. Francesco D’Erme.


Committente:
Giuseppe Isabella.

Impresa costruttrice: Lavori eseguiti dall’impresa di costruzione Bassoli e Compagnucci,
collaudo ing. Vincenzo Gnessi.

Localizzazione:
Viale N. Bixio, angolo Via F. Ferrucci, Latina. (*)


Cronologia:
progetto approvato dalla Commissione edilizia in data di costruzione n° 18875 del 16/06/1959 e successiva variante n° 17639 del 30/08/1961.

Villa “Isabella” fu costruita nel 1959 per volontà del sig. Giuseppe Isabella. Il progetto della villa si distingue di pian terreno, piano primo e attico, con una superficie coperta di  300 mq circa, con una cubatura di 2000 mc circa, per un’altezza complessiva di 9 m. Le fondazioni sono state realizzate con plinti intelaiati con travi di collegamento su sottostante masso di calcestruzzo magro poggiante su di un banco di sabbia compatto
La struttura in elevazione è costituita da pilastri e travi. I solai sono di tipo misto in laterizi e c.a.
Il tipo utilizzato è Sinalunga.
Parte del piano terra è occupato dall’autorimessa, dalla lavanderia, dai locali tecnici (caldaia e serbatoio) e da un magazzino. Nella restante parte, costituita dal portico dei pilotis sollevato da terra e servito da una rampa sul prospetto principale, è disposto il corpo scala per accedere al piano abitato. Questo si sviluppa con uno schema planimetrico abbastanza regolare e risulta pertanto rigido nella distribuzione delle funzioni abitative. La zona giorno e quella notte sono separate dal vano scala con l’ingresso e dal patio. Nella zona notte si realizzano cinque camere da letto con tre servizi e accessori, mentre nella zona giorno si trovano la cucina, il tinello ed un ampio soggiorno – pranzo.

A questa rigidità distributiva fa da contrasto un notevole ed interessante movimento prospettico, sottolineato anche, da un differente uso cromatico che accentua, in grigio, gli aggetti dei solai,  in rosso-arancio le zone in chiaroscuro dei balconi rientranti, e in bianco le lisce pareti di tamponatura interrotte dalle bucature delle finestre a nastro.
Infine nell’attico, oggetto di una successiva variante, è stato realizzato un appartamento autonomo composto dall’ingresso, il tinello, la cucina,  un bagno ed una stanza.
In questo progetto emergono evidenti i riferimenti, l’uso e le reinterpretazioni di alcuni elementi dell’architettura di Le Corbusier, che allora influenzarono le scelte e le soluzioni architettoniche di Vittorio D’Erme: dai pilotis con la rampa nel sottoportico, alle finestre a nastro nella facciata libera al movimento degli aggetti e delle rientranze. (Pietro Petrianni)

(*)  Villa Isabella è stata demolita 2011)




“Ciò di cui mi preoccupo  non
è di produrre forme interessanti,
bensì delle qualità spaziali
delle forme.”Tadao Ando
 

martedì 12 febbraio 2013

case popolari in via picasso



_EPISODI DI ARCHITETTURA
23


Latina 1983
P.Z. 167 Q3
legge n.457/1978
CasePopolari
Impresa Marchionne  Sezze
n.32 alloggi
Progetto Architettonico Paolo Costanzo
con
M.T. Accatino, U.Censi, G.Di Maggio,
M.Mazzoni, F.Scalzi,
G.Viglianti

Latina  Via Picasso



 
 
 
 

Una corte bianca e un teatrino azzurro

……è singolare che io presenti, tra le opere realizzate a Latina, quello che forse è il primo progetto, dopo la laurea in architettura. Forse lo rifarei molto simile, perché lì c’è qualcosa che viene prima di ogni riferimento stilistico. Ha scritto Franco Purini, nel libro IACP Latina 1939-1989: “ …sperimentazione già presente nelle poetiche case di Paolo Costanzo, nelle quali irrompono venti neoclassici, mentre coloriture da architettura coloniale ricordano nei loro portici, nei loro deserti teatrini l’immota aria e il greve silenzio della pianura, prima delle sue città…”. Con la sensibilità dello sguardo verso le cose e verso l’ambiente esterno, che avevo assorbito da Ludovico Quaroni e da Aldo Rossi, capisaldi della mia formazione universitaria, in questo progetto e nei miei successivi ho sempre cercato un rapporto con l’elemento naturale, il vento, la luce del sole, lo scorrere del tempo e delle stagioni. Alla base della torre dell’ascensore ad esempio, una piccola fontana, immaginata come sorgente su cui si costruiva l’edificio, doveva caratterizzare la corte interna, intonacata di bianco e aperta verso il cielo azzurro. Un giorno di maggio, le famiglie che abitavano l’edificio, ne fecero un piccolo altare per la madonnina. Sono rimasto sempre affettuosamente legato a questo sacro teatrino…
Paolo Costanzo
 

 
 

le batiment deux_64





_EPISODI DI ARCHITETTURA
64







Le batiment deux  Latina 1982
Progetto architettonico
Ernesto Lusana

Latina, Via Don Torello-Quartiere Piccarello
Committente: M.I.P. di Elio Polito
Edificio per uffici e negozi

Gli anni Settanta furono caratterizzati da un grande fermento creativo che produsse, attraverso l’edificio cosidetto “triangolone” (P.R.G. Sermoneta), la ricerca grafica delle soluzioni architettoniche tramite lo strumento della sezione trasversale, che ricorrerà da allora  quale pulsione progettuale.
Nel 1978 compimmo tutti un viaggio sulle strade di Francia attraverso un itinerario dedicato a Le Corbusier.
Le   “batiment deux”, il cui titolo deriva senza dubbio da quel pellegrinaggio francese, rappresenta un’evoluzione dello studio della sezione nella quale fa di nuovo la sua comparsa, qui nella duplice veste di elemento distributivo e fortemente caratterizzante, il ballatoio.
Il posizionamento di questo servizio di accesso ai piani generato dalla “ricerca del segno” attraverso le immagini intenzionali, aveva già avuto la sua applicazione in alcuni edifici a Nettuno ma fu concepito per questo fabbricato con volontà dirompente, coraggiosa e fedele al ruolo di architetto-calcolatore.
La scelta di realizzare forme architettoniche avulse dagli standard edilizi determinò anche il piacere di avventurarsi in nuove sperimentazioni, usufruendo in modo inconsueto dei materiali solitamente destinati ai cantieri.
(Nazarena Lusana  F.Lusana )









                        

lunedì 11 febbraio 2013

cimitero comunale_31

   





_EPISODI DI ARCHITETTURA
31








 
“La luce ed il vento ad esempio, assumono preciso significato allorché all’interno di un abitazione si presentano come ritagli della realtà esterna, come frammenti che evocano la pienezza della natura….” 

Tadao Ando

 

ogni epoca ha lasciato







_EPISODI DI ARCHITETTURA
 

 

“…..ogni epoca ha lasciato un segno di se stessa in uno stile architettonico , perché mai la nostra non dovrebbe elaborare un suo stile ?….”
Karl Friedrich Schinkel
 

scuola materna in via milazzo _69







_EPISODI DI ARCHITETTURA
69









“……abbiamo distrutto molti luoghi. Forse non c’è più un luogo reale per gli umani di questa stagione, cioè non è possibile costruire l’architettura…”

Luigi Pellegrin


grattacielo key _04






_EPISODI DI ARCHITETTURA
04 












GRATTACIELO KEY
Latina 1966

Progetto architettonico
Vittorio D’Erme.

Calcoli strutturali c.a. e acciaio Sergio Musmeci.
Committente: Angelo Cucchiarelli e figli.

Impresa costruttrice: Lavori in economia eseguiti dall’impresa di costruzione Sante Palumbo, assistente ai lavori geom. Liberati, Ispettore prefettizio ing. Aldo Zanetti.
Cronologia: progetto approvato dalla Commissione edilizia in data di costruzione n°47794 del 10/03/1966.

L'edificio KEY fu costruito nel 1966 per conto di Angelo Cucchiarelli e figli, da adibire ad esposizione mobili ed uffici vendita.
Il progetto architettonico fu redatto dall'arch. Vittorio D'Erme, i calcoli strutturali dallo studio Musmeci - Desideri e firmati dall'ing. Sergio Musmeci,  La sua realizzazione, fu eseguita dall’impresa Sante Palumbo, mentre il collaudo statico dall’arch. Fabio Falsetti. L'immobile è sito in Latina in un cortile delimitato da fabbricati prospicenti Piazzale Don Bosco, Via Dandolo, e Via Leone X. L'edificio è composto di tredici piani fuori terra per quattordici solai, compreso il piano attico ed un torrino di copertura per i vani contenenti il gruppo ascensori e montacarichi. Dopo molti anni tali pannelli oramai lesionati e pericolanti sono stati del tutto smantellati. Il fabbricato, unico esempio a Latina d’edificio multipiano a sbalzo,  è stato fino al 1981 adibito ad esposizione di mobili, ed ha ospitato e rappresentato per l’epoca, una delle attività commerciali e intellettuali più innovative. Grazie alla lungimiranza dei Cucchiarelli ha di fatto il merito di aver introdotto e messo in mostra, per la prima volta  a Latina, il design d’autore.


Da questa data in poi esso è completamente vuoto ed inutilizzato, ma non per questo ha perduto il suo ruolo di riferimento visivo e soprattutto di porta urbana per chi sopraggiunge dal Lido di Latina. (Pietro Petrianni)






“………In architecture, there is a part
that is the result of logical reasoning and
a part that is created through the senses.
There is always a point where they crash.
I don’t think architecture can be created
without that collision.”
Tadao Ando

moto bici riccio_05




 

_EPISODI DI ARCHITETTURA,
05






Moto bici Riccio
Fabbricato per attività
commerciali


Latina 1998

progetto
Salvatore Pannunzio


collaboratori
strutture
Salvatore Pannunzio


committente
Riccio Patrizia 
Riccio Roberto
Latina

impresa
localizzazione
Largo Acquedotto,
Latina
 
cronologia
Progetto  1971

progetto 1998
realizzazione 2001


La costruzione, è esempio di intervento minimale. Un ampliamento per una piccola attività artigianale di riparazione e vendita di biciclette pensando ad un nuovo volume che potesse per forma accogliere anche al piano superiore uno spazio per esposizione biciclette. L’intervento in un quartiere residenziale (R3 di PRG), individua una tipologia che potesse inequivocabilmente essere di richiamo all’uso. Una committenza dedita da sempre  alla promozione della bicicletta ove la pratica e l’uso della stessa ha avuto gran parte nella vita e nella memoria storica della città. Una progettazione fatta con materiali poveri, ferro, vetro, muratura ed una copertura a volta capace a rievocare il “capannone agricolo“ in cui c’è sempre “la bicicletta accostata”  sono gli  elementi compositivi e poetici di questo piccolo intervento.   (MP)

         
“.......è molto più importante un
buon progetto bene eseguito
anche di piccola scala che non migliaia
di metri cubi tirati su senza amore.”
Mario Ridolfi

sabato 9 febbraio 2013

k1/k2 in via rieti_66



_EPISODI DI ARCHITETTURA
66 






“K1-K2”   Latina 1970- 1971
Ernesto Lusana Architetto
Latina  Via Rieti

Committente:
Canofari Marcello
Villa bifamiliare
                                                              
Il processo di avvicinamento all’opera di nostro padre passa inevitabilmente attraverso la possibilità di attingere dal bagaglio dei ricordi e di quelle sensazioni che, scevre senza dubbio dei dati emotivi propri dell’animo del progettista, sono comunque in grado di aiutarci a redigere un racconto.
La villa K1-K2, che si identifica con queste lettere impresse nel cemento di due pilastri, rappresenta una sintesi molto ben equilibrata delle esperienze compiute da babbo fino a quel momento e chiude, al contempo, una fase ideativi che si era plasmata attraverso gli anni molto fattivi che hanno preceduto la laurea ed il periodo fiorentino che il titolo dottorale aveva richiesto. Anche in questo progetto la pianta rivela che i segni a terra hanno un rapporto di contiguità con la cubatura, mentre i prospetti propongono il grande “cono” grigio e la “vela”, entrambi di copertura, che sono alcune impronte emergenti della “ortografia” paterna qui fuse in un monoblocco, recentemente stravolte da un pessimo restauro sul quale ci si augura intervenga presto un ripensamento.In questo stesso periodo ebbe inizio quella che, siamo certe, nostro padre ha considerato la sua più bella avventura progettuale ed anche la più grande fonte di dolore per lui ossia la redazione del P.R.G. di Sermoneta e la stesura particolareggiata della “città nastro”osteggiatademagogicamente allora e rimpianta oggi dalla popolazione.
(N. Lusana & F.Lusana)




 
“Dobbiamo riconoscere che le ultime rivoluzioni non hanno portato ad una società nuova , quindi ad un’architettura nuova.Tutte sono state subito tradite. Gli architetti sono stati fra i traditori……”

Leonardo Ricci

 


perchè episodi di architettura_00


 
 
_EPISODI DI ARCHITETTURA
00





progettare....

….Filarete, architetto vissuto nel XV secolo, diceva che il committente è il padre dell’architettura mentre l’architetto ne è la madre.  Questo per dire  che ad ogni nuovo progetto al quale ci approcciamo c’è inizialmente un serrato scambio di informazioni sul luogo, sulle idee, sui desideri dei nostri committenti. 
Ogni progetto,  è una sfida alla cui base  c’è  la concertazione.
Ogni architettura,  deve avere come fine l’uomo e la sua felicità  e la nostra vita è permeata dall’architettura…..Dovremmo anche dire che…. la qualità delle nostre vite è fortemente influenzata dalla qualità delle architetture in cui viviamo e che ci circondano.
Non condividiamo pertanto  e pensiamo siano profondamente immorali atteggiamenti progettuali che trasformano il committente-uomo in un mezzo per raggiungere bizzarri scopi progettuali…..,




.....una pausa di riflessione per poi riprendere e riallacciare un filo mai interrotto. La materia, il quid il motivo di questo nostro lavoro è sempre lì come un qualcosa che non va a scadenza e ci poniamo, cosa più importante, dall’essere forse ……osservatori piuttosto che progettisti.
La ragione per cui voglio provare a raccontare,  è che ogni volta di più, mi accorgo dell'assoluta parzialità del mio punto di vista, e dell'importanza di questa parzialità in vista della ragione che mi porta a cercare di costruire un senso, dunque distinguere, scegliere, costruire una mappa ovvero un sistema di relazioni, un sistema di orientamento e direzionamento.
Questo l'obiettivo di fondo del lavoro e, in generale, il ruolo che attribuisco alla teoria: quello di un'azione metaprogettuale, un'azione interpretativa della realtà attuale e possibile, che raccolga e costruisca elementi per l'elaborazione di un progetto di trasformazione della realtà.
Da qui la specificità di questa mappa: i progetti che raccoglie non pretendono di essere i migliori né tanto meno i più rappresentativi, piuttosto sono a mio giudizio progetti che permettono di costruire un percorso.
Un percorso che non parla di una specificità ma di come il progetto può ripensare le relazioni tra forma e uso, pianificazione e partecipazione, temporaneità e permanenza, radicamento locale e proiezione globale.
E, soprattutto, un percorso che si svolge interamente nel progetto dello spazio pubblico.

Una mappa dunque non soltanto parziale come tutte le mappe ma anche esplicitamente tendenziosa e cioè mirata a metter in luce  ciò che di buono pur ci circonda.

Buona Architettura quando c’è che fa  bello lo spazio pubblico. Lo spazio cui interagiscono i lavori da noi scelti è pubblico: ed è un qualcosa, su cui possiamo e dobbiamo esprimere dei desideri, non solo come architetti ma innanzitutto come cittadini, come uomini, donne....... MP:

giovedì 7 febbraio 2013

le case arlecchino _09



 
 
 
_EPISODI DI ARCHITETTURA
09
 
 
IACP  Latina
edilizia popolare
complesso edilizio detto
“le case arlecchino”
PZ 167 Q1
Latina 1971
Progetto
Gianni Brustolin
coll. Massimo Palumbo

Ufficio tecnico IACP Latina
committente
IACP  Latina
impresa
geom. Ivan Spagni
localizzazione
via Galvaligi
Latina
 
Cronologia
Progetto  1971
Inizio Lavori 1974 
Ultimazione  1976
 
 
 
 

Complesso edilizio detto “le case arlecchino” ( il soprannome simpatico ed un pò irriverente dato dagli abitanti del quartiere , lo stesso accadde anni prima quando le case Iacp di Nicolosi venivano chiamate “ le case matte” ).
Il complesso è  costituito da quattordici palazzine.
Il progetto…… e il pensiero va al convento “de la Tourrette”, a l’unità d’abitazione di Marsiglia,  alla chiesa di Ronchamp: le opere di Le Cobusier, i luoghi di pellegrinaggio per gli architetti della fine degli anni sessanta.
L’architetto opera nel segno della  contemporaneità e del voler inserire citazioni che danno corpo e significato al proprio progetto.
Il progetto di Gianni Brustolin, vede quelle case come un unicum urbano, che si chiude in uno spazio urbano capace di definire il luogo. E’ il desiderio di riproporre in chiave moderna  i cortili di una volta, le corti degli INCIS o delle case di Nicolosi.  Un insieme modulare di più parti legati tra loro, con quei colori, quei ritmi, quelle logiche cromatico-compositive, che citavano il linguaggio lecorbuseriano. Il taglio dei pannelli ripropongono poi i ritmi e le dimensioni del modulor di le Corbusier. Si evince inoltre il  desiderio di rappresentare un segno urbano riconoscibile, in un contesto privo di emergenze e luoghi significanti. Aree di espansione, luoghi una volta anonimi dove solo gli eucalipti,  davano il senso e la dimensione dello spazio.
Le case in cemento a facciavista di Gianni Brustolin in via Galvaligi, si presentano con forza espressiva : i ritmi, la composizione, le sequenze cromatiche e logiche nei pannelli in cemento sono un tutt’uno. L’intero complesso mostra i segni del tempo e dopo trent’anni circa necessita di normali interventi di restauro. L’intervento di risanamento dovrà avvenire attraverso lavori di un normale restauro conservativo. L’augurio è di evitare forme di violenza  nei confronti di edifici che nella storia breve della città hanno avuto la capacità di essere simboli e segni di riferimento. Le case arlecchino dell’IACP di Latina, in un panorama a volte mediocre, sono manufatti di qualità edilizia oltre che oggetti architettonici carichi di valenze e citazioni colte. L’uomo che ha attraversato quei luoghi,  le ha chiamate “arlecchino” ed era quanto la sua cultura gli suggeriva per indicare la riconoscibilità del luogo in cui abitava.
Per noi che scriviamo, sono un esempio di Architettura e di luogo urbano significante.
(M.P.)



case IACP in via Galvaligi  Latina







“non mi stancherò mai pertanto di raccomandare ciò che solevano fare i migliori architetti: meditare e rimeditare l’opera da intraprendere ……
servendoci non solo di disegni e schizzi, ma anche di modelli…oltrechè valendoci del consiglio di esperti”

Leon Battista Alberti