sabato 2 marzo 2013

con mauro staccioli


con




con Mauro Staccioli
2007
Casacalenda _Molise
Museo all'Aperto d'Arte Contemporanea Kalenarte

con costas varotsos

  
 
con Costas Varotsos
Casacalenda_Molise
Museo All'Aperto Arte Contemporanea Kalenarte
1997

leonardo ricci, condividere


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 ……………..il ruolo dell'architetto. Una volta, quando mi capitava di frequentare i consigli comunali, mi chiamavano architetto, adesso magari mi definiscono un tecnico, e mi arrabbio.
Io non sono un tecnico, sono un architetto.
Con il termine «tecnico» si vorrebbe sottolineare un ruolo meramente esecutivo di idee che vengono elaborate da altri. Ma scherziamo? Non si tratta di orgoglio. In ogni disciplina esiste un ruolo creativo, spesso insondabile, che trova la soluzione all'altezza dei problemi. Che sia un matematico, che sia un calciatore che inventa un dribbling. lo sono un architetto, ma sono anche la gente e quindi ho il diritto e il dovere di capire, nella mia disciplina, quale sia quel piccolo passo avanti da compiere nel mondo sconosciuto dell'architettura, in quella porzione ancora sconosciuta dello spazio di cui abbiamo bisogno. Credo proprio che si debba trovare un registro nuovo, non un alfabeto, ma un linguaggio, il linguaggio dell'architettura.
Leonardo Ricci

l’idea dell’arte


…l’idea dell’arte come intrattenimento….abbellimento,decorazione…………
sono convinto che non sia questa la direzione giusta,  l’arte deve entrare nel meccanicismo segreto del conflitto.....
 mp.

 

venerdì 1 marzo 2013

secondo premio ernesto lusana





Perché il Concorso d’idee.
Abbiamo sempre pensato che la politica per la qualità dell'architettura è porre all' attenzione, non solo degli addetti ai lavori ma della società civile in genere e del mondo politico uno strumento in grado di garantire una reale concorrenza, fondata sulla qualità del prodotto: il concorso di architettura.
In Italia e  non ci stancheremo mai a dire,  si fanno ancora  pochi concorsi di idea di architettura.  Nella nostra provincia poi, escluso qualche caso molto, molto isolato, la cosa è molto più grave.
Credo non si sa neppure cosa siano, nel senso che vengono ignorati. Questo in un quadro generale ove per la realizzazione di opere pubbliche la Legge MerIoni invece l'istituisce come obbligo.
Malgrado la legge, non si tengono concorsi, mentre, contrariamente a quello che accade in Europa, si fanno  limitate gare di progettazione e non sempre anzi molto di rado, segue la realizzazione dell' idea premiata.
Le "idee" sono, la traduzione e la visibilità della cultura architettonica contemporanea. Il risultato di un concorso dipende da come è immaginato, definito e proposto, in relazione anche ad una chiara sequenza degli obiettivi e delle finalità, tradotte in atti concreti e perseguibili sotto il profilo strategico ed economico.Risulta pertanto  particolarmente importante riuscire a creare sinergie tra le istituzioni e gli organi competenti la gestione e la promozione del territorio.
Certo e di questo ne siamo convinti, Il concorso non è il toccasana dei problemi legati alla crescita  delle città, ma è evidente che la qualità dell' architettura è anche da ricercare con il confronto che  alimenta la competizione e la volontà di produrre architettura di qualità.  I concorsi e le idee sono utili per far emergere buona architettura e costruire città miglior.Da troppo tempo invece la qualità architettonica in Italia è considerata un qualcosa di superflo, quando invece si sa che un' opera di architettura oltre a rappresentare un valore etico per la società è un bene sociale e un  investimento capace di riqualificare brani di città.La bellezza quando c’è non è solo un valore estetico, ma per la città diventa anche un valore economico che si traduce in valore aggiunto e in un investimento per il futuro.
Cosa invece risulta diffuso tra le amministrazioni pubbliche oggi, in  risposta alla legge Merloni. Il concorso-gara, che come sappiamo altro non è che come sedersi al tavolo di una roulette, come la definiva un nostro collega. Una gara che avviene per selezione di curricula, fatturato, ed altro,  dove a vincere,  vince chi ha più vinto e raramente riesce ad inserirsi chi non è di gradimento dell’Amministrazione; i bandi naturalmente vengono predisposti con elementi di selezione che a monte caratterizzano “il Prescelto”.   
In un quadro del genere appare quasi eroico inseguire concetti elementari, parlare di architettura, pensare addirittura alla bellezza! Ma il nostro intorno è fatto di questo e di tante altre contraddizioni.
Siamo convinti che il concorso d’idee è il sistema più corretto per raggiungere risultati di qualità architettonica e progettuale. Bisognerebbe creare delle alleanze tra pubbliche amministrazioni, imprenditori, architetti, e cittadini per rilanciare l’immagine delle nostre città e del territorio più vasto inteso come paesaggio.Un tavolo, uno sportello aperto come si direbbe oggi per altre iniziative, per trovare gli incentivi i programmi gli investimenti giusti che siano capaci di riportare al centro del processo edilizio, il progetto di architettura, la procedura dei concorsi, la qualità e l’innovazione degli interventi.
Perseguendo scenari di questo tipo, abbiamo trovato sinergia con la Camera di Commercio di Latina, che con noi ha condiviso gli obiettivi di questo Concorso.
Attraverso il Bando del Concorso, così come strutturato, abbiamo chiesto progetti innovativi, sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione. Era anche quello che si richiedeva, in occasione del primo premio Ernesto Lusana, e pensiamo possa ancora essere considerato il punto di partenza per questa seconda edizione. Abbiamo pensato ad un Premio d’Architettura che si apre alle molteplici possibilità e che offre il metodo del Concorso di progettazione, metodo, troppo poco conosciuto e troppo poco usato dai nostri amministratori. Come obiettivo abbiamo la qualità e l’innovazione negli interventi, capaci di ridare vivibilità e bellezza alle città per valorizzare anche con interventi minimali lo straordinario patrimonio delle nostre città.  
Pensiamo al concorso d’idee di progettazione e sia convinti che sia sempre “tempo” per cominciare e  di indagare, per offrire anche spazi di possibilità a chi queste occasioni le trova con difficoltà. Vogliamo  essere irriducibili nel pensare, che sia sempre “il tempo” di porre attenzione al progetto, alle idee, e ……quando capita, alle occasioni e agli avvenimenti che a volte riescono ad aggiungere “valori” agli orizzonti troppo spesso stretti, delle realtà che fanno il nostro quotidiano.
” promuovere il progetto d’Architettura”
E’  quanto si impose il consiglio dell’Ordine degli Architetti di Latina nel sostenere,  l’idea  del Premio Ernesto Lusana. Era per  ricordare un amico ed un architetto, Ernesto Lusana che tanto aveva dato all’Architettura come etica di valori che durano nel tempo, ma ci interessava anche  istituire a cadenza biennale, un premio d’architettura per sollecitare progetti nuovi e  innovativi capaci di valorizzare anche il senso della nostra contemporaneità .
Un Premio che fosse occasione periodica e cadenzata per discutere di Architettura e delle diverse tematiche ad essa collegate, ma anche  per avere momenti di discussione tra quanti hanno a cuore la sorte delle nostre città, degli ambienti e dei luoghi in cui viviamo. Gli architetti  sono coscienti del ruolo che  rivestire l’architettura per migliorare l’ambiente. L’architettura è un bene di tutti, un bene della società  anche perché può e deve  rappresentare  il punto di equilibrio fra lo sviluppo economico e la salvaguardia dell’ambiente
La prima edizione, ha visto nel celebrare il trentennale della costituzione del nostro ordine, una grande mostra e la consegna del Primo Premio d’Architettura  a progetti meritevoli di colleghi iscritti all’Ordine e che operano sul nostro territorio.
Una attenta riflessione di quanto è stato fatto, ci ha portato a considerare, che forse era maturo il tempo per un salto di qualità nel considerare il premio occasione da non perdere per aprire ad un concorso di respiro nazionale e verificare il progetto d’Architettura in un contesto e in un area ben individuata della nostra città. E’ stato così individuato  un tema di grande rilievo per la città e un area centrale del centro storico di Latina, un area irrisolta, fa da base a questo Concorso Nazionale d’Idee: l’area delle così dette Ex Autolinee.
L’ obiettivo, condiviso da quanti hanno voluto il Concorso è stato anche l’acquisizione di idee progettuali relativamente ad un area centrale del “centro storico” di Latina, teso anche ad individuare proposte mirate a sviluppare “il gusto di vivere la città” nonché a migliorarne la fruizione sociale ed economica.
L’augurio  che in questo momento ci sentiamo di fare, è che dal Concorso possano essere usciti contributi di novità e di qualità attraverso l’elaborazione di progetti innovativi, sia sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione, capaci di esprimere nuove sensibilità e  rappresentare  nuovi linguaggi,  nonché occasione per  indagare sulle potenzialità nei rapporti tra Architettura e Arte così,  come il Bando chiedeva e  auspicava..

 “……oltre il nonluogo,
ipotesi progettuali per uno spazio urbano di una città del novecento:
Latina…..”

Luogo, nonluogo, un concetto di alcuni anni fa che attende risposte e che al di la delle mode,  è parte di una problematica generale tutt’ora di grande attualità per il territorio italiano e che per quanto riferito al contesto della città di Latina pensiamo possa essere colto come valore-nonvalore, da studiare e capire ulteriormente
Giorgio Muratore alcuni anni fa a Latina in occasione della manifestazione Arcipelaghi d’Architettura diceva :
 “........effettivamente il problema del non-luogo, del caos, ........è un problema che qui si sente e c'è…. Cosa c'è più di non-luogo di questo posto, che prima era la pianura piena di zanzare, tremenda, poi dopo è stato il fiore all'occhiello degli anni 30-40, però è durato poco perché………. poi l'hanno dovuto subito nascondere, e quindi è diventato un non-luogo perché tutto il dopoguerra è stato segnato dal fatto di cancellare quell' orrendo luogo che era stato costruito negli anni trenta, e quindi era un non- luogo”.
Noi per dare senso e continuità al nostro lavoro abbiamo dato seguito a questa traccia pensando, come provocazione, di poter anche andare “oltre”. Nasce così il Concorso d’idee. Vogliamo sperare come inversione di tendenza, che questa  del Concorso d’Idee, non sia per Latina, per la nostra città,  un occasione unica ed irripetibile per proporre contribuiti e idee utili a ricucire quel vuoto e dare significato ad un spazio  irrisolto. Pensiamo invece che Latina, e il nostro territorio hanno bisogno di tante occasioni di questo tipo, e di  tanti interventi di microchirurgia come direbbe Francesco Moschini,
”…….. forse siamo in grado di ricostruire un senso del luogo a partire dalla rilettura stessa dei luoghi, come ci è stato insegnato da sempre a scuola, ma ne abbiamo perso probabilmente la memoria. Allora tra l'eccesso di progettuaIità della piazza brunelleschiana, e il rapporto con il luogo della piazza seicentesca, pensiamo alla dimensione della piazza metafisica……….., ecco credo che vada ritrovato il senso del rapporto con l'idea di microlettura…..”
Interventi nella città per ricucire porzioni di città, per legare Latina a Littoria o Littoria a Latina, ma anche  per ridare dignità alla marina, a porzioni urbane centrali, e a periferie, che non hanno alcuna voglia di rimanere tali. Periferie e dormitori senza anima che invece chiedono servizi e dignità da cittadini, periferie che vivono nel nulla e che hanno voglia di luoghi, di simboli di nuovi segni.
E’ sempre  il momento di andare “oltre”, di uscire dalle secche, di lavorare per la crescita di questo territorio; è il momento di rompere gli schemi e di essere propositivi.
“Oltre”……. per fare quadrato, non per una ennesima rifondazione, ma seguire comunque la storia di questa città, che comunque e a dispetto di noi tutti che la viviamo, va verso il suo destino. Il futuro di Latina fatto da chi la vive giornalmente e che per quanto riguarda il nostro ambito specifico di architetti, è un futuro comunque rappresentato dai nostri “segni”.
Franco Purini sempre in occasione di Arcipelaghi d’Architettura aggiungeva :” …….io ho l'impressione che Latina e il suo territorio siano giunti a un momento di svolta,' un momento di svolta che corrisponde a una situazione molto critica, ma anche a una condizione di, come dire, di grande privilegio nei confroniti del contesto delle città italiane. Spazi aperti collettivi, bene, non c'è spazio aperto collettivo di scala geografica più favorito, in Italia, forse, dopo la pianura padana, della pianura pontina. cioè noi possiamo leggere questo spazio considerando la pianura pontina come, minimamente, il più grande luogo collettivo di metà della penisola italiana. E un luogo collettIvo che è dotato di strutture straordinariamente efficienti, che ha raggiunto un punto critico di densità oltre il quale, ovviamente, nasceranno tutta una serie di problemi insoluti, ma a questo punto non è stato ancora raggiunto……
……Latina è una città, assieme ad altre nella pianura pontina, che ha il nuovo come antico, e quindi si trova in una condizione di assoluto appunto privilegio nei confronti di molte altre città italiane. E quindi sul piano del rapporto col nuovo come antico può insegnare molte cose alla cultura progettuale italiana e non solo…
……. La periferia di Latina, ovvero la città di Latina ha un tono, per così dire, urbano, un tono diciamo di civiltà insediativa che, non solo si è conservato, ma secondo me ha subito anche un certo incremento……..”
Il luogo o il nonluogo siamo noi a determinarlo, come cittadini, come architetti. Sappiamo che ogni epoca ha lasciato quello che poteva dare. Per noi oggi, anche attraverso questo Concorso d’idee il  contributo, l’occasione e la capacità di costruire uno scenario migliore di cui i veri attori sono le persone che abitano questa polis e che hanno fra le proprie mani la possibilità di vivere un presente, che ha valore, con la prospettiva di lasciare un futuro migliore a chi verrà dopo.
Perché non mettere in moto una nuova etica, una nuova morale, un nuovo gioco?.
Il futuro di Latina, si giocherà sicuramente intorno ai suoi punti deboli, sulla capacità di saper ricucire le sue diverse parti e la capacità di inventare nuovi spazi, nuovi luoghi. 
Massimo Palumbo
Curatore
Premio d’Architettura Ernesto Lusana
______________
da Secondo
PREMIO ERNESTO LUSANA
Latina Aprile 2002

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"lo sono di quelli che credono - e per me è molto importante - che gli uomini appartengono a qualche luogo.
L’ideale è essere di un luogo, avere le radici in un posto, ma che le nostre braccia siano aperte a tutto il mondo, che ci siano utili le idee di qualunque cultura. Tutti i luoghi sono perfetti per chi vi si adatta ed io, qui nei miei Paesi Baschi, sento che questo è il mio posto, come un albero che si è adattato al proprio terreno, ma con le braccia aperte a tutto il mondo. Sto cercando di fare l'opera di un uomo,
la mia, perché io sono io e, visto che
sono di qui, quest'opera avrà delle sfumature particolari, una luce scura che è la nostra".

                                                Eduardo Chillida

giovedì 28 febbraio 2013

nella melma più nera

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......................nella melma più nera
                                          27.02.13

mercoledì 27 febbraio 2013

la diagonale di mauro staccioli



"diagonale"  di Mauro Staccioli

Arte-Architettura
 
  Intervista a Mauro Staccioli

Massimo Palumbo: 
Il nostro lavoro ci induce alla ricerca di sinergie possibili tra Arte e Architettura. Noi de "La Casa di Pietra" ci stiamo impegnando su questo fronte. Lei, prof Staccioli, cosa ne pensa?
Mauro Staccioli:
La realtà non è questa ma è importante tentare. Condivido, quindi, pienamente questa vostra intenzione. Io stesso mi pongo ormai da venticinque anni il problema di una scultura - ma è proprio una scultura ?! - in grado di agire nel luogo e per il luogo... I miei punti di riferimento sono, da sempre: l'architettura, con i suoi profili, i suoi spazi e le sue morfologie, e i luoghi urbani o naturali, quali i parchi, i boschi, i fiumi e i laghi. Ho da sempre lavorato tentando di costruire un segno plastico, di produrre una forma di interazione tra il mio lavoro ed il suo spa-zio. Già a Volterra, nella mostra di intervento urbano del 1972, il mio referente è stato la città: la piazza dei Priori, la porta e le mura etrusche sono stati gli elementi significativi dell'intervento. Senza la forte interazione tra segno e luogo, che c'era e che naturalmente permane, quale centro significante del lavoro, la scultura non avrebbe nessun senso, nessun senso in quella forma. Quest'ultima, dunque, è l'esito finale del dialogo instauratosi tra un 'idea e quell’uogo.
Massimo Palumbo:
Molto spesso I 'Architettura che ci circonda è senza carattere, così come i quartieri di nuova espansione. Gli Artisti possono stimolare gli Architetti?
Mauro Staccioli:
È una possibilità. Tuttavia  non è soltanto con l'aiuto dell'arte che l'architettura può "migliorare. Lavoro da molto "entrando nelle città" e non solo nelle gallerie d'arte. Questo "entrare nelle città" richiede una diversa organizzazione mentale. Non è facile considerare la città quale luogo del pensiero creativo, cioè lavorare pen-sando ad un possibile effetto attivo del prodotto scultura nel territorio. Risulta facile, invece, spostare in qualche piaz-za, magari anche ingrandendone le dimensioni, sculture pensate per se stessi, a prescindere dal contesto nel quale saranno collocate. È quanto accadeva già nei secondi anni '70 e che oggi sta diventando una moda; forse da attri-buirsi alle difficoltà del mercato e ad una crisi di idee che riconduce tutto a gesti formali senza sostanza, come gli spots pubblicitari.
Personalmente ritengo che il pensiero costituisca il motivo del fare, che sovraintende al lavoro dell'arte, la quale a sua volta deve essere in grado di cambiare, di essere un segno e insieme un impegno. Occorrono, per questo, condi-zioni culturali e sociali mature, in grado di accogliere un segno nuovo. L'arte e l'architettura non sono fuori dal mondo, isolate, e non possono quindi reinventarsi se non esiste un humus adatto, in grado di accogliere qualsivoglia spinta innovativa. Ciò non toglie, tuttavia, che possiamo contribuire, insieme architetti, scultori e pittori, ad orientare l'andamento delle cose.
Massimo Palumbo:
Pensa che si riuscirà a far parlare di nuovo Architetti e Artisti? Una volta gli Architetti erano Artisti e gli Artisti erano Architetti. Lei cosa ne pensa del rapporto ArteArchitettura?
Mauro Staccioli :
 L'architettura che più mi affascina è quella di derivazione funzionale: gli edifici industrial4 le auto-strade... In questi casi la forma è il risultato di una funzione e l'estetica non prevale, quindi sulla ragione d'essere dell'edificio. Non amo il gioco, pure alto, degli stili... Trovo allarmante il fatto che la nostra società sia dominata da un così forte bisogno di forma-apparenza. È auspicabile, quindi, un rapporto tra le discipline, ma a partire da una complessiva ridefinizione del 'immagine della modernità. È una questione molto più ampia, quindi, la necessità di ricostruire un disegno creativo globale, con scopi che vadano oltre la semplice quotidianità e che coinvolga certo gli
artisti, ma anche i diversi soggetti appartenenti al mondo della tecnologia avanzata e della progettualità economica ed imprenditoriale.
Massimo Palumbo:
In un 'intervista Lei ha affermato, a proposito dei suoi lavor4 che "Quando segno e luogo intera-giscono, L'opera funziona". Le chiediamo se vale sempre quanto sopra detto.
Ha mai pensato di intervenire in una periferia degradata?
Mauro Staccioli:
Si, sono convinto che la scultura contemporanea abbia questo grande campo aperto nel quale può ritrovare un serio motivo di essere e dì avere significato e valore. Parlo della caratterizzazione dei luoghi. Ho pensato molto spesso, in particolare, alle periferie ma non ho mai avuto l’opportunità di realizzare lavori che non avessero insita un 'azione demagogica, che non condividevo. Ho lavorato, invece, in aperta campagna, piccoli centri, montagna, presso fiumi e laghi, realizzando progetti in grado di esprimere chiare indicazioni di "possibilità altre", rispetto a quelle ricorrenti nei centri storici qualificati, nelle aree espositive protette delle gallerie private e dei musei, dove peraltro ho esposto e continuo ad esporre. Sono certamente, anche questi contesti fondamentali per gli scambi di informazione, ma inadeguati per dare evidenza e spazio a queste possibilità.
Massimo Palumbo :
I suoi lavori esprimono l'idea di "precarietà", e di un "equilibrio sospeso". Ci può raccontare una delle sue ultime realizzazioni?
Mauro Staccioli :
L'equilibrio sospeso è un interrogativo: un segno organizzato e modellato tenendo conto degli equilibri plastici di ordine formale. Si tratta di un segno costruito "ascoltando" i suggerimenti e le voci del luogo. Ne deriva che segno e luogo sono la scultura. L'ultimo mio lavoro, così inteso, l'ho costruito al parco Tournay-Solvay di Bruxelles. Una "idea costruita", una grande forma triangolare che vive di un rapporto forte con un grande albero, un acero rosso. E la relazione attiva che si instaura fra due elementi cioè il segno, "l’idea costruita", appunto, e la forma naturale, a modellare la scultura e a determinarne il senso
 

con





con
il maestro Renato Barisani ed Achille Pace
KALENARTE 1991
Casacalenda_Molise

martedì 26 febbraio 2013

italia....usciremo dal coma?

 
ITALIA....usciremo dal coma???
26.02.13