works/opere/installazioni/urbane
una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
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martedì 14 febbraio 2017
works/opere/installazioni urbane
In occasione della XXV Biennale di Scultura di Gubbio, inauguratasi lo scorso 4 ottobre, Massimo Palumbo ha presentato un’opera che va direttamente ad interagire con le preesistenze medievali del Parco Ranghiasci, entrando a far parte della collezione permanente della città e superando così il limite effimero della natura temporanea dell’esposizione. L’artista e architetto, il cui operare è solitamente caratterizzato da interventi minimali e rispettosi degli impianti costruttivi con i quali va a dialogare, ama le contaminazioni e l’uso di materiali poveri. Con Il dardo vìola crea una scultura site-specific che s’impone allo sguardo dell’osservatore sia per la sua mole che per il suo colore acceso, ma che, allo stesso tempo, si inserisce con rispetto ed eleganza nell’antico apparato murario eugubino. Una lunga asta metallica viola sembra attraversare e trafiggere, come fosse una freccia, un costone in pietra del parco. Allo stupore del fruitore per la vista inattesa di questo snello “giavellotto”, che si scorge tra le fronde del giardino, si aggiunge il disorientamento per l’ironico gioco linguistico del titolo, che pone l'osservatore di fronte alla spiazzante questione della corrispondenza del nome al soggetto.
Cristina Marinelli
In occasione della XXV Biennale di Scultura di Gubbio, inauguratasi lo scorso 4 ottobre, Massimo Palumbo ha presentato un’opera che va direttamente ad interagire con le preesistenze medievali del Parco Ranghiasci, entrando a far parte della collezione permanente della città e superando così il limite effimero della natura temporanea dell’esposizione. L’artista e architetto, il cui operare è solitamente caratterizzato da interventi minimali e rispettosi degli impianti costruttivi con i quali va a dialogare, ama le contaminazioni e l’uso di materiali poveri. Con Il dardo vìola crea una scultura site-specific che s’impone allo sguardo dell’osservatore sia per la sua mole che per il suo colore acceso, ma che, allo stesso tempo, si inserisce con rispetto ed eleganza nell’antico apparato murario eugubino. Una lunga asta metallica viola sembra attraversare e trafiggere, come fosse una freccia, un costone in pietra del parco. Allo stupore del fruitore per la vista inattesa di questo snello “giavellotto”, che si scorge tra le fronde del giardino, si aggiunge il disorientamento per l’ironico gioco linguistico del titolo, che pone l'osservatore di fronte alla spiazzante questione della corrispondenza del nome al soggetto.
Cristina Marinelli
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