domenica 31 dicembre 2023

l'asterisco

 



                                     ...rimettendo ordine alle carte ho avuto modo di rileggere alcuni pensieri di Paolo Costanzo, a margine del libro presentato lo scorso marzo..ed era il 2023 presso la Sala Eventi del  MUUG  a Latina in via Oberdan..

Grazie Paolo!.

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Per Massimo

Ho avuto per le mani questo piccolo libro alcuni giorni fa, appena stampato e Massimo forse si aspettava un riscontro, un qualche commento nei giorni successivi.

Il fatto è che in queste pagine ci sono un sacco di cose, temi su cui tante volte ci siamo confrontati, talvolta concordando i giudizi, altre volte esprimendo opinioni diverse.

Poi volevo anche rispettare l’ordine stabilito per la presentazione di oggi, riservandomi comunque un commento.

Quindi un sacco di cose, come quelle già emerse dalle osservazioni di chi mi ha preceduto.

Una serie di temi disposti non in modo lineare, secondo uno sviluppo temporale, ma intrecciati fra di loro.

Temi, alcuni di quelli descritti, che vorrei però mettere in ordine.

Littoria, progettata da Oriolo Frezzotti nel 1932, scrive Massimo, è “una città con una sua fisionomia e una sua peculiarità, una visibile razionalità, superfici lisce, disadorne, squadrate … con spazi urbani geometricamente delimitati … 

Piazza del Littorio, Piazza del Quadrato e Piazza Savoia sono ben proporzionale in rapporto al tessuto urbano ed al territorio.

E poi aggiunge che “in questa fase la concezione rinascimentale di Frezzotti risulta sufficiente, mentre non altrettanto si può dire per l’ampliamento del 1935”.

Latina, la città attuale, secondo Pier Luigi Cervellati “un disordine pianificato” e secondo Massimo “uno scempio iniziato negli anni ’50 … una città priva di immagine, di riferimenti simbolici, di architettura di qualità … con porzioni di città, le periferie vecchie e nuove, sempre più anonime e alienanti …Un non luogo generalizzato, dal centro alla periferia … una città che sta morendo”

Ora, se in queste pagine del libro Massimo ci restituisce delle verità amare, qui non le elenca come un inerte e triste deposito del passato, ma come memoria viva che vuole condividere, perché sia lievito e spunto per un presente diverso.

Qui emerge il suo carattere distintivo, quello di un intellettuale militante, che si interroga sul “valore etico di essere architetti nella società” e sui modi per concretizzare questa assunzione di responsabilità.


Pur consapevole di far parte di una generazione di architetti saltata, come lui spesso ha voluto ricordare, Massimo, con grande energia, non ha mai mollato e non si è mai fermato, né a Latina, né nella sua Casacalenda.

Se, come lui afferma, “il nostro è il territorio delle attese continue, della speranza infinita, del tempo sospeso e delle tante occasioni mancate … se non si opera per progetti di grande respiro, non si vola alto, non si sogna, non si progetta per la collettività…

Se tutto questo, lui non si rassegna. A pagina 90 ci descrive un sogno, l’inaugurazione del MACL, il Museo di Arte Contemporanea di Latina, lì nel Q5.

Un progetto capace di comunicare nuovi contenuti e nuovi significati, un’architettura che ha immaginato abitata dalle opere di alcuni dei suoi compagni di strada: Jannis Kounellis, Mauro Staccioli, Eliseo Mattiacci…

In questo testo Massimo ha taciuto sulla sua produzione artistica, ma credo che lì sia chiara ed evidente la coerenza verso la responsabilità etica di un mestiere.

Alcune delle sue installazioni ci parlano in maniera esplicita e diretta di drammi e di problemi sociali, talvolta ricorrendo anche ai filtri dell’ironia e del paradosso.

Poi era inevitabile, per una evidente analogia con il MACL, che spendesse alcune parole per ricordare il suo MAACK di Casacalenda, uno straordinario Museo di Arte Contemporanea all’aperto, inaugurato nel 1992, che ha ricucito il presente con il passato…

E ancora Hangar 3.0, il suo coraggioso progetto, vincitore del Concorso di idee per Piazza del Popolo a Latina, dove ha avuto la possibilità di dimostrare le sue notevoli capacità come architetto, che si batte per realizzare un sogno…

Se in una vita activa l’intellettuale non rinuncia a cambiare il mondo, non rinuncia almeno a provarci, sia nelle rare occasioni che gli vengono offerte, sia in quelle che lui si inventa, 

se l’intellettuale deve avere sempre il coraggio di dire: parlare quando gli altri tacciono e tacere quando gli altri parlano, con questo libro, ancora una volta, Massimo c’è.

A pagina 136 scrive: Sicuramente mi sarebbe piaciuto parlare ai giovani, rivolgermi a loro e li avrei invitati a guardare all’Architettura come valore etico nella società e a non rinunciare mai all’unico valore che fa comunque la differenza con altre categorie professionali: il valore della cultura del progetto, la ricerca del nuovo ed inseguire sempre l’utopia… essere comunque e sempre visionari. 

Paolo Costanzo – 4 febbraio 2023




nodi

 


la bellezza/il valore dei particolari

nodi

per una zona franca ... un augurio per l'anno che verrà_______________2024 !




Caro massimo grazie del pensiero. 

Sono contento di averti risvegliato emozioni anche se prevalentemente amare perché sei fra coloro che son sospesi fra il proprio laico pensiero e gli schieramenti che chiedono solo fedeltà. Capisco anche a cosa ti riferisci quando parli di recenti delusioni. Ebbi modo di polemizzare con Pietro per quel modo scomposto di valutare comportamenti altrui. Condivido il senso di solitudine che esprimi relativo alla tua professione. La stessa solitudine che ho cercato di descrivere seguendo il fil rouge del comunista a Latina. Sembra che non sia possibile esplorare gli angoli della città senza doversi adeguare a modelli ‘etici’, sopposti tali da altri. Nel libro ne ho parlato a proposito dei sacerdoti della purezza che erano nel PCI. Serve una zona franca di laicità a questa città. una zona dove sperimentare, ricercare, dialogare. La sua assenza la condanna alla povertà intellettuale attuale. Con il mio libro, dal titolo volutamente provocatorio, vorrei appunto contribuire alla creazione di una piccola zona franca dove potersi confrontare. Il parterre dell’altra sera mi incoraggia. Mi ricordo benissimo la mostra su mazzoni. Fu la prima volta che sentii parlare di razionalismo e mi ricordo anche che ciò che mi spinse a sostener e l’iniziativa fu propri la convinzione che la sinistra dovesse andare oltre il fascismo\antifascismo quale unica categoria d’interpretazione dei fatti della città. e l’arte mi apparve una di quelle zone franche di cui parlavo. Ciao marcello.  

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Carissimo Marcello

Ho letto d’un fiato il tuo libro “ Un comunista a Latina” e sentivo il desiderio di testimoniare il piacere per quanto ho letto e di andare oltre i complimenti. Un libro importante per il nostro territorio, un libro che riesce ad attraversare le nostre vite, quelle di chi ha cercato ad interessarsi della propria città e questo dagli anni settanta del secolo scorso. “ il filo rosso” cui faceva cenno Floriana Giancotti. Penso che più di qualcuno leggendo il libro si sarà ritrovato in una delle tante sfaccettature dei tanti episodi, dei tanti passaggi che racconti. Leggendoti abbiamo anche capito perché poi questa simpatia che ha permesso sempre di salutarci…forse stimarci pur non avendo avuto goduto di frequentazioni strette.

Grande ottimista, direi fino all’impossibile, te comunista, orgogliosamente comunista io di sicuro di cultura di sinistra col terrore di diventare un quadro entro un partito. Una cosa buona per certi aspetti ..ma con grandi limiti. In quegli anni (1975) ricordo aderivo e si firmavano gli appelli per il voto al PCI. Cosa che farei anche oggi ma col clima di allora. Questa condizione ci portava a sapere molte delle cose che hai raccontato … ben sapendo che stare in finestra non sempre era ed è cosa buona. Anzi.

Scrivi della tua Presidenza al Consorzio dei Servizi Culturali (bellissima la pagina dedicata a tuo padre, di grande emozione) e come non pensare e non ricordare che ci siamo conosciuti proprio li. La Giancotti organizza un gruppo di Ricerca Storica.. credo che fosse la prima volta a Latina e noi eravamo per sapere, indagare sull’Architettura della città. Ricordo che a portarmi fu Tonino D’Erme grande amico, che collaborava ed era molto attivo. In quel periodo, giovane architetto, mi interessavo di Angiolo Mazzoni che in quel momento anche gli architetti di Latina non conoscevano. Nel disinteresse del Comune di Latina e con l’aiuto del Consorzio dei Servizi Culturali e con l’Amministrazione Provinciale di Latina realizzammo una Mostra, ed un Convegno significativi su una figura importante dell’Architettura Italiana. Un lavoro notevole della storia della nostra città e furono in molti poi in seguito ad averlo come riferimento anche per ricerche e tesi di laurea. Di contro solo perché mi ero interessato di Mazzoni, in molti a Latina pensavano che fossi un fascista.

Poi caro Marcello mi hai riportato al Galilei prima e al Marconi dopo, ai corsi abilitanti, facendomi rivivere il buono e il cattivo dell’essere un professore_professionista e viceversa. Penso di non aver mai approfittato e da professionista credo d’aver aggiunto sempre un qualcosa. Bello poi aver ricordato Vittoriano, Natalino Nocera, Lucio Mastracchio compagno di scuola alle elementari a Piazza Dante o scrivere del primo giorno quando anche io fui ricevuto da Govi (personaggio straordinario, un monumento) o dal preside Ing. D’Erme…(Pellegrino Vito non l’hai goduto, lui arriverà dopo).

Molto interessante il capitolo del rapporto tra i professionisti ed il partito…e ritengo anche di non esserci mai entrato anche per non essere il vaso di coccio tra i tanti di ferro, cosa che comunque mi toccò d’essere proprio per colpa di un paio di personaggi poco meno che delinquenti, i quali giocavano sulla pelle degli altri, e questo dentro_fuori….il Partito. Pensavo che il lavoro pubblico dovesse arrivare per meriti acquisiti non per militanza…ma sbagliavo. Ingenuamente davo importanza al merito invece.. era una storia di lottizzazione.

Da ingenuo, davo molto valore all’incarico pubblico, lo consideravo una cosa onorevole cui andarne fiero. Invece poi quando arrivò fu occasione per assestarmi un paio di schiaffoni. In entrambi i casi c’entrava la politica o meglio anzi peggio: i giochi di politica…

Non poteva essere diversamente e noi a fare l’asino in mezzo ai suoni!! Nell’ultimo caso: la politica non giocava era debole, inesistente. Due brutte pagine svanite nel nulla. L’ultima in particolare orribile anche per la città. Capita che l’assessore Rosolini ha stima di te, e come non accettare l’incarico.!! …per il resto tanto lavoro, sette otto anni di impegno e poi tanta vergogna.!

Per chiudere, condivido totalmente l’analisi sulla Esperienza Civica…peccato l’essersi chiusi in se stessi, tra parenti e poi le tante intelligenze perse per strada. Nell’ultima pagina, ho scoperto che sei parente di Ilaria Gardin, collega bravissima del Marconi…ricordo che legavo anche col marito l’ingegnere (li ho salutati entrambi con piacere l’altra sera alla presentazione di questo tuo libro e non sapevo della parentela).

Bene, un caro saluto Marcello e veramente grazie per questo libro utile a capire sempre più la nostra città Latina, città strana, particolare e sicuramente unica .

Di nuovo complimenti, con la stima di sempre ! Un abbraccio e buona salute!!

Massimo

latina 29.12.2023

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PS. L’ultimo tormentone. Ti chiedono: ma allora sei favorevole a Latina Capitale della Cultura.??

Rispondo di SI e con piacere vedo la condivisione con te : Latina citta’ territorio, area vasta con una storia e cultura profonda ha titolo ad essere Capitale della Cultura 2026: ….da Enea agli indiani che oggi raccolgono pomodori, passando per i vissuti di Bassiano, Sezze, Sermoneta, Priverno fino a Terracina….l’antica Anxur le storie sono tante e i luoghi trasudano cultura dell’uomo. Latina, DEVE assolutamente COGLIERE QUESTA OCCASIONE UNICA, deve poter avviare un percorso utile a ricucire gli strappi nel caso ce ne fossero stati e porsi in una prospettiva capace di essere parte di una storia unica atta ad esprimere la cultura del luogo…….

Da un contributo dato presso la Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggistici e Conservatori della Provincia di Latina

Settembre 2023

“Che cosa era il PCI anche in una città di provincia e per di più una città ‘speciale’ come Latina, legata al mito della ‘città di fondazione’? Era innanzitutto una scuola, un luogo di confronto, una comunità. Nel racconto di Marcello Ciccarelli c’è anche una crescita personale e politica che lo porta all’interno del PCI di Latina ad assolvere ruoli dirigenti e anche di rappresentanza nelle istituzioni. Ecco, il confronto con le altre culture politiche è forse l’elemento più curioso di questo libro. Interessante il conflitto tra la città e i borghi, tra i ceti sociali che questa divisione esprime e la formazione di nuovi ceti dirigenti. L’autore non ha paraocchi, e comprende lucidamente i punti di svolta e gli errori commessi dalla sinistra che lui ha attraversato in tante forme, fino alla rinuncia ad avere alcun ruolo politico ma non alla passione civile e a quella politica. Almeno alla politica come piace a lui. E anche a me”. (Dalla prefazione di Walter Veltroni)