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giovedì 2 aprile 2015

INTERVISTA A MASSIMO PALUMBO di Valentina Lucia Barbagallo




INTERVISTA A MASSIMO PALUMBO
di Valentina Lucia Barbagallo


V.L.B._Chi è Massimo Palumbo?
....più facile parlare degli altri, terribilmente difficile parlare di se stessi. Comunque sono ed opero per il piacere delle contaminazioni sia linguistiche sia dei materiali e mi affascina la ricerca di nuovi orizzonti interpretativi dei territori e dei paesaggi. Mi interesso d'architettura per l'arte e amo l'arte per l'architettura.
V.B._ Quali sono i suoi punti di riferimento nel mondo dell’arte?
Limitandoci a un contesto più vicino a noi i nostri paletti sono Duchamp, Manzoni, Le Corbusier, Burri, Kounnelis, Crispolti, Staccioli e Achille Pace.
V.L.B._ Il MAACK Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte, con sede a Casacalenda da quali presupposti nasce e che “identità” ha assunto nel corso degli anni?
Nasce alla fine degli anni „80 del secolo scorso, una vita. Nel 1989 un incarico di arredo urbano viene da me tramutato in una occasione per rileggere da una prospettiva diversa i luoghi di un piccolo paese del Molise, Casacalenda. Quindi il compito di scegliere panchine ed altri oggetti per la comunità viene lasciato alle strutture comunali. Ho proposto invece all'amministrazione una scommessa, comunque un percorso più lungo e complesso: follia, utopia? non saprei. Con l'aiuto dell'arte si è dato il via ad interventi di microchirurgia, potremmo dire, direttamente sul tessuto urbano. Una attenta lettura della storia dei luoghi, in un'ottica di circolarità progettuale tra Architettura ed Arte ci porta a capire i siti ma anche a reinventare o ad innestare nuove storie.
Casacalenda in questo modo andava ad aprire una finestra sul mondo nel segno della contemporaneità. Si da così il via a quello che nel tempo sarebbe diventato il Museo all'Aperto e a quello che oggi chiamiamo MAACK Museo all‟Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte.
Tante le presenze e numerosi gli interventi illustri del mondo dell'Arte Contemporanea: Nagasawa, Lorenzetti, Varotsos, fino a giungere ad oggi con le opere di Baldo Diodato e Nelida Mendoza. Un Museo che colleziona venti interventi sparsi e inseriti tra le pieghe del territoio, un‟operazione “in between”, dove le opere vanno trovate, cercate e capite nel senso del luogo. Arte Ambientale, ebbe a dire Enrico Crispolti, non ambientata e noi andiamo fieri di questa particolarità che fa del MAACK di Casacalenda un'eccellenza tra i tanti parchi di scultura oggi disseminati anche in Italia.
Non sono sculture fini a se stesse ma interventi fatti e pensati a Casacalenda, che ne respirano l'aria, il senso e raccontano i valori antropologici della presenza dell'uomo in quei territori. Questa a mio parere l'identità, particolarità e qualità che viene riconosciuta al nostro progetto oltre ad un altro valore, non artistico ma altrettanto importante. Quando si è costretti a lavorare, a fare arte e fare sponda tra persone vere, vive, e le istituzioni diventa importante il senso e il valore della condivisione. Fa piacere allora sentire dire da visitatori che si confrontano con il museo: "...Casacalenda, una storia di arte contemporanea cresciuta in una contesto di civile condivisione...". Penso che sia questo il più bel complimento o attestato di qualità che si possa fare, oltre l'arte, ad una comunità grande o piccola che sia.
V.L.B._Limiti e potenzialità di questo tipo di progetto realizzato in Molise.
I limiti. Ma cosa dire, difficile. Naturalmente sono molti i riconoscimenti che il progetto ha avuto: dall'essere stato considerato tra i LUOGHI del Contemporaneo 2012 in una ricerca voluta dal MIBAC - Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanea - alle tante tesi di Laurea condotte in diverse Università
Italiane. È opportuno ricordare che parliamo di un progetto nato in un piccolo paese e che nel tempo ha saputo porsi all'attenzione a scala nazionale. Sicuramente è un progetto che gode di importante considerazione e per quanto riguarda l'arte contemporanea rappresenta un‟eccellenza nel Molise. Non dobbiamo dimenticare le potenzialità di Campobasso in qualità di capoluogo di regione e sede di eventi come la Mostra, a cura di Lorenzo Canova, dedicata a Gino Marotta; né è secondario il ruolo di Termoli, sede del glorioso Premio Termoli.
Potremmo anche pensare che, dopo venti interventi e ventiquattro anni d'impegno, Kalenarte abbia esaurito la sua carica eretica ma il progetto ha avuto un‟evoluzione notevole e, tornando indietro nel tempo al momento della scommessa e del sogno, ci rendiamo conto che grazie ai valori della continuità e della condivisione, Kalenarte può costituire anche uno straordinario volano di crescita locale e, andando oltre l'Arte e la partecipazione degli addetti ai lavori, stimolare valenze di microeconomia del territorio. È proprio il Museo all'Aperto - insieme all'arte, alla storia, alla cultura e alla bellezza dei luoghi in cui esso si sviluppa - che ci suggerisce cosa fare, dove andare. Elementi tutti, che messi con sapienza in rete, diventano altro e possono trasformare il quotidiano di un territorio. Qualcuno diceva che con la cultura non si mangia. Invece, forse, è proprio questa la potenzialità del MAACK e del nostro progetto a Casacalenda nel Molise.
V.L.B._C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella gestione e direzione di MAACK Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte?
Sì, riportando i piedi in terra e i pensieri sull'oggi posso dire che, come è normale per tutte le cose umane, il progetto dava il fianco ad ombre e dubbi tra la gente, tra chi inizialmente con incredulità vedeva giungere artisti che non sempre riuscivano ad entrare immediatamente in sintonia (non tutti avevano la capacità di saper coinvolgere...). Tra tutti desidero citare Costas Varotsos che riuscì a fare del “Poeta” nel bosco un‟opera collettiva in cui in tanti in paese ritrovavano se stessi, la loro partecipazione, il loro coinvolgimento e la loro fatica. L‟opera di Costas Varotsos sicuramente segnò una svolta per il progetto. Importante sul piano culturale e sotto il profilo del riconoscimento della qualità complessiva del progetto il Summer Camp del 2008 promosso dall'Università di Siena e dai Professori Enrico Crispolti e Massimo Bignardi che, con il Corso di Specializzazione in Storia dell'Arte Contemporanea, hanno realizzato a Casacalenda una settimana di lavoro con indagini e ricerche sui luoghi. Significativa anche la presentazione del Catalogo del Ventennale del progetto tenutasi in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, su invito del Comune di Roma.
V.L.B._Che pubblico frequenta le vostre iniziative?
Sicuramente una fruizione trasversale, dagli studenti delle scuole superiori del territorio ad un pubblico vario e diversificato. Il turismo dell'arte e non solo.
V.L.B._ Come definirebbe il panorama artistico della regione Molise? Esiste una rete o un sistema dell’arte, insomma, si fa un gioco di squadra o da solisti?
A volte abbiamo la sensazione di essere soli, altre volte il piacere di sentirci in rete. Direi che, a parte qualche eccezione, la struttura è complessivamente debole: le dichiarazioni d'intenti vanno nella direzione di un sistema che fa rete o che dovrebbe far rete ma, in effetti, poi questo non avviene. Campobasso come città esprime delle qualità, penso al progetto Fuoriluogo, la mostra internazionale giunta quest‟anno alla sedicesima edizione e alla seconda delle Residenze d‟Artista Vis a Vis nei piccoli borghi del Molise e all‟ARATRO, intuizione del critico e storico dell‟arte Lorenzo Canova presso l‟Università degli Studi del Molise. Per contro abbiamo il Maci - Museo d‟Arte Contemporanea di Isernia, con la sua importante collezione, ma museo che direi fantasma che, per quanto ne sappiamo, non propone eventi da circa due anni; o alla storica Galleria Civica d‟Arte Contemporanea di Termoli con la sua straordinaria collezione sull‟arte degli anni Sessanta,
Galleria che però vive una volta l‟anno e solamente in occasione del Premio. Questo il Molise oggi, ospitale e fertile che però non affiora, come dice l'amico Paolo Borrelli, così come non emergono a volte gli sforzi e le intuizioni di quanti, negli anni, hanno fatto in modo che lo attraversassero molte tra le più interessanti personalità artistiche internazionali. L‟arte contemporanea nel Molise oggi necessita di politiche culturali di grande respiro; l'esistenza e la presenza della Fondazione Molise Cultura vuole e impone una sua presenza forte senza tentennamenti come motore propulsivo per idee, creatività e crescita. L'augurio che facciamo come MAACK è che possa partire quanto prima una seria programmazione culturale capace di mettere a sistema e valorizzare quanto il territorio già esprime.
V.L.B._ Quest anno molti musei hanno dedicato mostre al “Paesaggio”, anche il MAACK. Il prossimo 3 maggio, infatti, inaugura “L’arte del Paesaggio ovvero del connubio tra Cultura e Natura, a cura di Cristina Costanzo. Ci parli di questo progetto.
È vero, recentemente molti musei hanno dedicato mostre al “Paesaggio”. Noi non abbiamo fatto mostre ma in verità è da qualche tempo che giriamo intorno alla parola "Paesaggio" anche in epoche non sospette, direi da sempre e in particolare da quando nel 1992 Patrizia Ferri ha portato a Casacalenda Hidetoshi Nagasawa; da allora il nostro sguardo è rivolto a quanto circonda i siti cui ridare anima come “Terravecchia”, l‟area più antica di Casacalenda. Ma è anche il caso di Francesco Moschini, l'attuale segretario generale dell'Accademia di San Luca, che a Casacalenda ha parlato di "non luogo" in riferimento al sito della Montagnola scelto da Carlo Lorenzetti per il suo “Arcobaleno”, a cui fa sfondo il paesaggio che lieve va verso l'Adriatico. Ognuna delle venti opere del Museo ha il suo "Paesaggio" cui far riferimento fino a giungere all'ultimo intervento di Nelida Mendoza, Straculatore/Sc_trecuelétóre che somma i tanti valori del "Paesaggio". Quest'anno in particolare, con il contributo critico di Cristina Costanzo, l'approccio è avvenuto attraverso una maggiore attenzione al "paesaggio" e al suo senso più intimo coniugato alla ricerca di momenti di stupore. “L’arte del Paesaggio ovvero del connubio tra Cultura e Natura", dice Cristina Costanzo, Curatrice dell'edizione 2014 di Kalenarte, è stata occasione significativa per ribadire che il paesaggio non va inteso solo in una accezione estetica, come un ideale di bellezza, ma piuttosto come elemento imprescindibile nella definizione della qualità della vita delle popolazioni. Espressione delle diversità culturali locali e fondamento identitario. Devo aggiungere che il progetto di quest'anno si rivela di grande qualità su un piano scientifico ed artistico. Il nostro grazie doveroso va a quanti hanno collaborato alla costruzione di questo tratto di strada.
Per quanto riguarda Voi i complimenti a Balloon per il lavoro che svolgete con grande serietà e qualità, il piacere di poterci ritrovare a Casacalenda tra le pietre e i materiali del MAACK. Grazie


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_by Balloon 14.05.2014


martedì 4 dicembre 2012

Intervista a Massimo Palumbo





“Con la cultura si mangia…mangiamo cultura”. Intervista a Massimo Palumbo
di Tommaso Evangelista

Lo scorso 14 novembre è stata inaugurata ad Ardea a cura di Marcella Cossu e Fabio D’Achille presso la Raccolta Manzù, nell’ambito delle manifestazioni promosse da MAD Rassegna d’Arte Contemporanea di Latina, l’installazione “Mangiamo cultura, con la cultura si mangia” di Massimo Palumbo. Palumbo molisano d’origine “trapiantato”, come Manzù e molti altri, nell’ Agro romano è artista versatile “figura polivalente e complessa a cavallo tra architettura e ambiente, interprete ideale della concezione contemporanea dell’ecomuseo”; è inoltre l’ideatore e direttore del museo all’aperto d’arte contemporanea Kalenarte (di Casacalenda) e della ricca galleria che vanta opere dei più significativi artisti regionali e non solo. Il 18 febbraio, in occasione del finissage dell’esposizione dedicata all’installazione, si è tenuta ad Ardea una tavola rotonda dedicata al confronto tra la Raccolta Manzù intesa come museo legato al territorio e l’esperienza territoriale, che è andata ad arricchire il patrimonio culturale del piccolo paese molisano e del territorio circostante, attraverso i sedici interventi del Museo all’Aperto e le donazioni alla Galleria d’Arte Contemporanea “Franco Libertucci”. E’ stata l’occasione per far conoscere, anche al di fuori dalla regione, questa eccellenza culturale molisana che ha reso una piccola realtà civica esempio di museo diffuso per la valorizzazione territoriale. Abbiamo fatto qualche domanda a Massimo Palumbo sia in qualità di artista che di ideatore del museo all’aperto.






Cominciamo con l’installazione che porta un titolo forte e impegnativo e parte dal presupposto che con la cultura si “dovrebbe mangiare”. Come è nata e si è strutturata l’idea e come è stata recepita dai fruitori?

“con la cultura si mangia…mangiamo cultura” installazione 2011, si è vero il titolo è forte, significativo, hai ragione, ma non potrebbe essere diversamente. E stato per questo lavoro, lo è per altri. Opere di genere concettuali, spunti riflessivi, affrontati a volte in modo anche ironico, sull’ attualità sociale come “eppurepesa” (2010), “l’aria è irrespirabile” (1993), “spegniamo la luce” (1993) oppure “…un naufragio ci salverà” (1995). Tutti lavori che raccontano momenti della nostra contemporaneità, alla scala del personale, ma anche riferito a quanto di vissuto è intorno a noi. A titolo forte deve corrispondere un fare... arte forte e senza dubbi…per un messaggio forte per chi vede, per chi partecipa. Non è possibile, e stiamo negli ultimi mesi del 2010, che un ministro importante, di prima fila, un ministro della Repubblica dica: .....andate a mangiare cultura!. Questo mio lavoro nasce da questo episodio volgare, generatore di tagli, di soprusi che il mondo della cultura ha dovuto subire di recente e vuole riaffermare con forza al di là dell’ironia infelice del ministro, l’invito la necessità, di nutrirci di cultura, intesa come fonte di energia spirituale e bene di prima necessità, semplice ma essenziale, come può esserlo…. il pane. Per quanto riguarda il come, se i fruitori possano aver recepito l’idea, posso dirti che a me interessa il valore etico del fare arte….e faccio mio quanto detto da Vincenzo Scozzarella, Direttore Scientifico della Galleria Civica di Latina che a proposito di questo ma anche di altri miei lavori dice: “…contiene in sé un’impresa critica che punta anche sulla crescita dell’educazione dei visitatori…” .

L’idea base “Mangiamo cultura” si può prestare anche ad un’altra chiave di lettura che riguarda il concetto di consumo. Il trionfo dell’oggetto come esibizione del segno-merce è uno dei punti critici dell’odierno “sistema” dell’arte. Come si può superare il binomio economia-godimento?

No, sicuramente questa è una lettura che non mi appartiene. Personalmente diffido di chi propone segni-merce, e comunque a monte del mercato, il fare arte deve essere momento “etico” sempre, poi…. il mercato, quando c'è, se c'è. Mi rendo conto che si tratta di una posizione difficile...ma è così.
 




 
 
 

Parliamo adesso di Kalenarte. Come si è rivelato l’incontro-confronto con la Raccolta Manzù e quali spunti nuovi sono nati per Casacalenda? Ci sono elementi che accumunano queste due realtà?

Marcella Cossu Direttrice della GNAM Raccolta Manzù ha conosciuto il mio lavoro e naturalmente le diverse anime che lo compongono. Tra queste Kalenarte e il mio ventennale lavoro dedicato a questo progetto, la somma dei tanti interessi: l'arte, l'architettura, il paesaggio. Si scopre Kalenarte, Casacalenda, le sue potenzialità e si propone all'attenzione di quanti ruotano intorno allo GNAM Raccolta Manzù, una tavola rotonda ipotizzando un gemellaggio tra due territori diversi, ricchi di potenzialità. Il confronto tra la Raccolta Manzù intesa come museo legato al territorio, quello della campagna romana che nell'estendersi da Roma fino al Circeo ed oltre ha visto presenze significative di artisti che hanno legato il proprio nome a questi luoghi, ispirandosi e lasciando anche segni e tracce significative della loro presenza: Manzù, Cambellotti, Emilio Greco... altri. Da qui, un possibile parallelismo per una lettura capace di sottolineare l’esperienza territoriale di Kalenarte, che ha arricchito il patrimonio culturale di Casacalenda e del territorio circostante, attraverso i sedici interventi del Museo all’Aperto oltre alle donazioni alla Galleria d’Arte Contemporanea “Franco Libertucci”. L’occasione di questa Tavola rotonda è stata di eccezionale importanza per far conoscere, Kalenarte. Eccellenza culturale che ha reso una piccola realtà civica esempio di museo diffuso, capace di valorizzare un territorio non solo attraverso l’arte contemporanea ma anche tramite il sottolineare l'esistenza di un patrimonio naturalistico storico-artistico ed antropologico che lo caratterizza. Mi chiedi se sono nati nuovi spunti per Casacalenda.... In genere si semina, e se sono fiori, fioriranno si dice. Di sicuro ci sentiamo onorati di portare avanti questa incredibile esperienza e di doverci confrontare con nomi e situazioni che sono stati "miti " per noi, per la nostra storia. Voglio ricordare che già lo scorso anno in occasione del ventennale, abbiamo vissuto il privilegio di presentare Kalenarte, la sua storia, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma e anche quella fu una situazione esaltante.
 
 





“E’ quanto meno straordinario poter ammirare una raccolta d’arte moderna in un luogo così lontano dai centri d’arte e dalle capitali della cultura. Se ciò avviene, come è avvenuto, è certo un esempio di come si può progredire e affermarsi nel campo storico culturale”. Queste le parole di Achille Pace per il catalogo del ventennale. In qualità di ideatore e curatore delle rassegne di Kalenarte, tra le realtà di certo più attive nel panorama artistico molisano, quali sono le potenzialità di crescita per il futuro e quali i progetti in cantiere?

Abbiamo apprezzato le parole del Maestro Achille Pace e gli siamo grati per la vicinanza e la condivisione al nostro progetto. Si è straordinario, per il progetto, per il suo realizzarsi, per come si è potuto evolvere nel tempo. Dobbiamo ammettere che alla qualità del fare, del proporre, c'è testardaggine, ma cosa essenziale la condivisione di intenti per quanto riguarda "un bene comune". Oggi venti anni dopo si cominciano a vedere i primi frutti.

Un pensiero, infine, vorrei chiedertelo sulla situazione della cultura nel Molise, sulle criticità e i punti forti, e su dove partire per una seria programmazione culturale.

Oggi lo scenario Molisano pone all'attenzione di tutti noi la presenza di un importante attore: la Fondazione Molise Cultura, motore propulsivo per idee e creatività.... crescita. Da qui deve partire una seria programmazione culturale capace di mettere a sistema quanto il territorio esprime. Il Molise per quanto riguarda l'Arte Contemporanea ha progetti nazionali, internazionali che devono solo essere messi in rete. Bisognerà salvaguardare e potenziare le eccellenze esistenti, il Premio Termoli e la sua storia, Fuoriluogo a Campobasso per i contenuti e le proposte che ben sono state rappresentate ed animate negli anni, Kalenarte a Casacalenda con il Museo all'Aperto, per la unicità del progetto, la qualità e la coerenza nel tempo. Criticità per noi è la dispersione a pioggia delle risorse e disperdere il buono che già c'è. Il Molise, la sua cultura, il suo territorio possono essere posti all'attenzione di un palcoscenico più ampio, di valenza Europea. Un respiro sicuramente adeguato alle sue potenzialità. Oggi, la politica, le istituzioni e chi le rappresenta devono al più presto, prendere posizione, fare scelte e.... i momenti migliori possono essere proprio quelli di crisi o di grandi congiunture.

 

sabato 10 novembre 2012








“Con la cultura si mangia…mangiamo cultura”.
Intervista a Massimo Palumbo.

Lo scorso 14 novembre è stata inaugurata ad Ardea a cura di Marcella Cossu e Fabio D’Achille presso la Raccolta Manzù, nell’ambito delle manifestazioni promosse da MAD Rassegna d’Arte Contemporanea di Latina, l’installazione “Mangiamo cultura, con la cultura si mangia” di Massimo Palumbo. Palumbo molisano d’origine “trapiantato”, come Manzù e molti altri, nell’ Agro romano è artista versatile “figura polivalente e complessa a cavallo tra architettura e ambiente, interprete ideale della concezione contemporanea dell’ecomuseo”; è inoltre l’ideatore e direttore del museo all’aperto d’arte contemporanea Kalenarte (di Casacalenda) e della ricca galleria che vanta opere dei più significativi artisti regionali e non solo. Il 18 febbraio, in occasione del finissage dell’esposizione dedicata all’installazione, si è tenuta ad Ardea una tavola rotonda dedicata al confronto tra la Raccolta Manzù intesa come museo legato al territorio e l’esperienza territoriale, che è andata ad arricchire il patrimonio culturale del piccolo paese molisano e del territorio circostante, attraverso i sedici interventi del Museo all’Aperto e le donazioni alla Galleria d’Arte Contemporanea “Franco Libertucci”. E’ stata l’occasione per far conoscere, anche al di fuori dalla regione, questa eccellenza culturale molisana che ha reso una piccola realtà civica esempio di museo diffuso per la valorizzazione territoriale. Abbiamo fatto qualche domanda a Massimo Palumbo sia in qualità di artista che di ideatore del museo all’aperto.


Cominciamo con l’installazione che porta un titolo forte e impegnativo e parte dal presupposto che con la cultura si “dovrebbe mangiare”. Come è nata e si è strutturata l’idea e come è stata recepita dai fruitori?

“con la cultura si mangia…mangiamo cultura” installazione 2011, si è vero il titolo è forte, significativo, hai ragione, ma non potrebbe essere diversamente. E stato per questo lavoro, lo è per altri. Opere di genere concettuali, spunti riflessivi, affrontati a volte in modo anche ironico, sull’ attualità sociale come “eppurepesa” (2010), “l’aria è irrespirabile” (1993), “spegniamo la luce” (1993) oppure “…un naufragio ci salverà” (1995). Tutti lavori che raccontano momenti della nostra contemporaneità, alla scala del personale, ma anche riferito a quanto di vissuto è intorno a noi. A titolo forte deve corrispondere un fare... arte forte e senza dubbi…per un messaggio forte per chi vede, per chi partecipa. Non è possibile, e stiamo negli ultimi mesi del 2010, che un ministro importante, di prima fila, un ministro della Repubblica dica: .....andate a mangiare cultura!. Questo mio lavoro nasce da questo episodio volgare, generatore di tagli, di soprusi che il mondo della cultura ha dovuto subire di recente e vuole riaffermare con forza al di là dell’ironia infelice del ministro, l’invito la necessità, di nutrirci di cultura, intesa come fonte di energia spirituale e bene di prima necessità, semplice ma essenziale, come può esserlo…. il pane. Per quanto riguarda il come, se i fruitori possano aver recepito l’idea, posso dirti che a me interessa il valore etico del fare arte….e faccio mio quanto detto da Vincenzo Scozzarella, Direttore Scientifico della Galleria Civica di Latina che a proposito di questo ma anche di altri miei lavori dice: “…contiene in sé un’impresa critica che punta anche sulla crescita dell’educazione dei visitatori…” .

 
L’idea base “Mangiamo cultura” si può prestare anche ad un’altra chiave di lettura che riguarda il concetto di consumo. Il trionfo dell’oggetto come esibizione del segno-merce è uno dei punti critici dell’odierno “sistema” dell’arte. Come si può superare il binomio economia-godimento?

No, sicuramente questa è una lettura che non mi appartiene. Personalmente diffido di chi propone segni-merce, e comunque a monte del mercato, il fare arte deve essere momento “etico” sempre, poi…. il mercato, quando c'è, se c'è. Mi rendo conto che si tratta di una posizione difficile...ma è così.

Parliamo adesso di Kalenarte. Come si è rivelato l’incontro-confronto con la Raccolta Manzù e quali spunti nuovi sono nati per Casacalenda? Ci sono elementi che accumunano queste due realtà?

Marcella Cossu Direttrice della GNAM Raccolta Manzù ha conosciuto il mio lavoro e naturalmente le diverse anime che lo compongono. Tra queste Kalenarte e il mio ventennale lavoro dedicato a questo progetto, la somma dei tanti interessi: l'arte, l'architettura, il paesaggio. Si scopre Kalenarte, Casacalenda, le sue potenzialità e si propone all'attenzione di quanti ruotano intorno allo GNAM Raccolta Manzù, una tavola rotonda ipotizzando un gemellaggio tra due territori diversi, ricchi di potenzialità. Il confronto tra la Raccolta Manzù intesa come museo legato al territorio, quello della campagna romana che nell'estendersi da Roma fino al Circeo ed oltre ha visto presenze significative di artisti che hanno legato il proprio nome a questi luoghi, ispirandosi e lasciando anche segni e tracce significative della loro presenza: Manzù, Cambellotti, Emilio Greco... altri. Da qui, un possibile parallelismo per una lettura capace di sottolineare l’esperienza territoriale di Kalenarte, che ha arricchito il patrimonio culturale di Casacalenda e del territorio circostante, attraverso i sedici interventi del Museo all’Aperto oltre alle donazioni alla Galleria d’Arte Contemporanea “Franco Libertucci”. L’occasione di questa Tavola rotonda è stata di eccezionale importanza per far conoscere, Kalenarte. Eccellenza culturale che ha reso una piccola realtà civica esempio di museo diffuso, capace di valorizzare un territorio non solo attraverso l’arte contemporanea ma anche tramite il sottolineare l'esistenza di un patrimonio naturalistico storico-artistico ed antropologico che lo caratterizza. Mi chiedi se sono nati nuovi spunti per Casacalenda.... In genere si semina, e se sono fiori, fioriranno si dice. Di sicuro ci sentiamo onorati di portare avanti questa incredibile esperienza e di doverci confrontare con nomi e situazioni che sono stati "miti " per noi, per la nostra storia. Voglio ricordare che già lo scorso anno in occasione del ventennale, abbiamo vissuto il privilegio di presentare Kalenarte, la sua storia, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma e anche quella fu una situazione esaltante.

“E’ quanto meno straordinario poter ammirare una raccolta d’arte moderna in un luogo così lontano dai centri d’arte e dalle capitali della cultura. Se ciò avviene, come è avvenuto, è certo un esempio di come si può progredire e affermarsi nel campo storico culturale”. Queste le parole di Achille Pace per il catalogo del ventennale. In qualità di ideatore e curatore delle rassegne di Kalenarte, tra le realtà di certo più attive nel panorama artistico molisano, quali sono le potenzialità di crescita per il futuro e quali i progetti in cantiere?

Abbiamo apprezzato le parole del Maestro Achille Pace e gli siamo grati per la vicinanza e la condivisione al nostro progetto. Si è straordinario, per il progetto, per il suo realizzarsi, per come si è potuto evolvere nel tempo. Dobbiamo ammettere che alla qualità del fare, del proporre, c'è testardaggine, ma cosa essenziale la condivisione di intenti per quanto riguarda "un bene comune". Oggi venti anni dopo si cominciano a vedere i primi frutti.

Un pensiero, infine, vorrei chiedertelo sulla situazione della cultura nel Molise, sulle criticità e i punti forti, e su dove partire per una seria programmazione culturale.

Oggi lo scenario Molisano pone all'attenzione di tutti noi la presenza di un importante attore: la Fondazione Molise Cultura, motore propulsivo per idee e creatività.... crescita. Da qui deve partire una seria programmazione culturale capace di mettere a sistema quanto il territorio esprime. Il Molise per quanto riguarda l'Arte Contemporanea ha progetti nazionali, internazionali che devono solo essere messi in rete. Bisognerà salvaguardare e potenziare le eccellenze esistenti, il Premio Termoli e la sua storia, Fuoriluogo a Campobasso per i contenuti e le proposte che ben sono state rappresentate ed animate negli anni, Kalenarte a Casacalenda con il Museo all'Aperto, per la unicità del progetto, la qualità e la coerenza nel tempo. Criticità per noi è la dispersione a pioggia delle risorse e disperdere il buono che già c'è. Il Molise, la sua cultura, il suo territorio possono essere posti all'attenzione di un palcoscenico più ampio, di valenza Europea. Un respiro sicuramente adeguato alle sue potenzialità. Oggi, la politica, le istituzioni e chi le rappresenta devono al più presto, prendere posizione, fare scelte e.... i momenti migliori possono essere proprio quelli di crisi o di grandi congiunture.

 
Tommaso Evangelista
marzo 2012