una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
mercoledì 7 dicembre 2022
giovedì 24 novembre 2022
il fascino del cubo
“La sedia di Polifemo”
1996
Latina,
Parco di Fogliano
Massimo
Palumbo
Installazione
5,00X5,00x5,00
ferro, tubolari innocenti
l’identità,
il riconoscersi ecco …
ricordo sul
pontile proteso verso le acque del lago l’installazione … la sedia di Polifemo,
il silenzio assoluto che solo lì in quel luogo magico, si può cogliere,
occasione che considerammo unica e particolare, quella di poter godere di
quello spazio, di quello scenario naturale patrimonio di noi che viviamo questo
territorio …
…e poi il
dialogo privilegiato con il lago, il parco letterario, i luoghi carichi di
storia : Ulisse, l’Odissea.
La mia sedia, la sedia dalle dimensioni fuoriscala, era un invito a sedersi, un invito a fermarsi e riflettere per un attimo …
ascoltare il rumore del silenzio.
La struttura in ferro, il cubo era il desiderio di chiudere, di circoscrivere uno spazio ideale, uno spazio psicologico
.....in lontananza il profilo inconfondibile del Circeo .
martedì 22 novembre 2022
moco museum barcellona 2022
sabato 2 febbraio 2019
venerdì 18 gennaio 2019
#autoritratti
#AUTORITRATTI
con
Maria Arcidiacono ed Elena Damiani
volta la carta
“Angiolina seduta in cucina che piange, che mangia insalata di more.
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce che parla d'amore.
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira che gira che parla d'amore.
Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi
Piene di foto di sogni interrotti
Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria”.
__________________
Come Angiolina, allora, che “chiama i ricordi col loro nome” e che riesce con la scrittura a risolvere le proprie memorie traumatiche e ad andare avanti con la propria vita, a voltare la carta o, se si vuole, a voltare pagina.
VOLTALACARTA//VOLTALAPAGINA
17.01.2019
MACRO IL MUSEO OSPITALE ROMA VIA NIZZA 138 MUSEOMACRO.IT
#autoritratti
ph. Marco Gagliardi
ph. Riccardo Pieroni
martedì 3 novembre 2015
amo la trasversalità
martedì 6 ottobre 2015
buon vento ...
mercoledì 2 settembre 2015
Pensiamo di essere gli unici a parlare,
Wim Wenders
Dopo il successo di “Noi che non abbiamo tetti”, Mostra che ha avuto luogo presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Latina, Massimo Palumbo si ripropone con “Vivi”, Personale, a cura di Cristina Costanzo, che vede l’Artista cimentarsi con formule, strumenti e realtà dai contenuti creativamente dialettici - e proprio per questo pregni di una loro suggestiva originalità - presso i Cantieri Culturali della Zisa, un tempo sede delle famose Officine Ducrot.
C’è da dire, a tal riguardo, che da oltre un trentennio Massimo Palumbo si dedica, e non solo da un punto di vista architettonico, ai rapporti ed ai legami che intercorrono tra organizzazione sociale e midollo urbano, tra oikos ed assetti spazio-temporali, considerati, questi ultimi, sia nei loro processi sincronici che nel loro divenire diacronico. Al centro della recherche ovviamente c’è l’individuo, inteso quale componente imprescindibile dei vari assetti socio-culturali e, conseguentemente, il cittadino che diventa così il fruitore ed, al contempo, il “testimone” di loci e di installazioni, di nicchie e di performances, di riflessione critica e di consapevole partecipazione interpretativa.
Uno degli scopi primari di Massimo Palumbo è, peraltro, quello di abbattere steccati, valli e recinti che in effetti imprigionerebbero la civitas in un’oscura ed asfittica medioevalità di ritorno, pur concedendo poco, in tale operazione, ad un’invisibilità o ad una transustanzializzazione metaforica di stampo, ad esempio, calviniano; così è ne La fiamma del carabiniere, opera realizzata a Latina in onore delle vittime di Nassyria.
Ritornando a “Vivi” si può dire che tale Personale rappresenti quasi una sfida per l’Artista, volto com’è ad esplorare le stesse condizioni esistenziali dell’ uomo. E gli interrogativi non sono meno inquietanti di quelli proposti, ad esempio, da un Sartre, di un Ungaretti - a cui per molti versi il Nostro è assimilabile - o dallo stesso Virgilio allorché descrive, nell’Eneide, l’angosciante “arborificazione” di Polidoro, figlio di Priamo. Chi siamo? Qual è il nostro destino, ma, soprattutto perché viviamo? Queste sono le domande che si pone Palumbo e le cui risposte sono di fatto “fornite” da un excursus che va da Il caldo vento del ’68 ( il passato dei padri) a I Bianchi, work in progress (in cui, in seno alla bidimensionalità del quadrato, irrompono sinergicamente moduli e stilemi tratti dall’ esistere quotidiano) e via via Polvere, Calips, Paesaggio in verticale, Dimenticare Sarajevo etc.
La visione integrale e, saremmo tentati di dire, olistica - pur nella sua“specificità topologica” - dell’Artista la troviamo anche in altre due opere, vale a dire: Il dardo viola, realizzata nel Parco Ranghiasci in occasione della “XXV Biennale di Scultura di Gubbio” del 2008 e Un naufragio ci salverà, un’ originale installazione presentata nel 1995 in una chiesa sconsacrata di Sermoneta. Del 1992 è, invece, La scacchiera, una creatio dalla coinvolgente geometria minimalistica prodotta per Casacalenda ed in cui il destinatario dell’opus artistico diviene quasi parte di un processo di simbiosi deduttiva in seno all’opera stessa.
Il minimalismo del Palumbo è, altresì, il filo d’Arianna che ci fa da guida lungo il suo lungo itinerario artistico; e ciò insieme alla sua indiscussa empatia per l’Arte povera (anche a livello di design), testimoniata dall’impiego di materiali quali ferro, legno, rame, stoffa, oggetti di recupero e così via.
La Weltanschauung neo-concettualistica di Massimo Palumbo ha fatto sì, insomma, che il microcosmo, nello stesso tempo riflessivo e creativo, sfociasse nell’ermeneusi di quel macrocosmo oggettuale fatto di “prodotti” urbanistici e di inventiones architettoniche, di estetiche ambientali reinterpretate secondo una poetica dal gusto, in ogni caso, zetetico e di espressività corale non aliena da referenti politici e da suggestioni etiche. Vera pietra di paragone dell’arte palumbiana è, in sostanza, quel felice ed organico assemblamento tra Public Art ed Environment Creativity, tra teoresi, diremmo quasi noetica, e prassi “escavatrice” del manufatto urbano ed ambientale, che, appunto, in quanto vissuto e, perché no, (ri)visitato dalla presenza umana, diviene momento dialogico e di confronto ai fini di un’estetica tale da restituire al concetto di civilitas il suo autentico significato originario di “voce” della comunità!
Concludendo, quello che ci colpisce di più in “ Vivi” è la tensione morale di cui è permeata, sotto tutti i profli, l’opera del Palumbo il quale attua, in tal senso, un mirabile recupero focale e motivazionale delle radici stesse del nostro vivere. Quest’ultimo non è infatti “azione in movimento” (o solo questo) ovvero meccanicistico ed anonimo problem solving. Il “vivere” palumbiano è, al contrario, Esistenza fatta di Esperienza ed Emozioni, di Partecipazione e Solidarietà umana, di Arte e Libertà!
Marisa Spironello
martedì 5 maggio 2015
"59+1 Achille Pace e il Premio Termoli".
domenica 19 aprile 2015
CIBUS
"...In questi giorni leggiamo che Carlo Petrini, il “Carlin”prende le distanze:
«Ma ad Expo dove sono i pescatori, contadini, formaggiai e trasformatori, tutti quelli insomma che insieme fanno la più grande economia del mondo? – si chiede polemicament il fondatore di Slow Food, -- Se questi soggetti non sono protagonisti, costruiamo sulla sabbia la manifestazione.....
Uno sfogo, arrivato alla vigilia dell'apertura di Expo, e questo al tavolo sul made in Italy organizzato da Coldiretti a “Expo delle idee“.
dove le multinazionali sgomitano per stare in prima fila: speriamo nel business....."
aprile 2015
*
INCONTRI D’ARTE CONTEMPORANEA 20°
MUDITAC/MAJORANA
MUSEO DIDATTICO TERRITORIALE ARTE CONTEMPORANEA
a cura di Anna Cochetti







































