una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
lunedì 20 febbraio 2023
domenica 12 febbraio 2023
l'asterisco delle vicende di una città viste da dentro.
Sul nuovo, sulla contemporaneità, l’arte, l’architettura, i luoghi e i non luoghi che viviamo. Indagare, vedere, parlare, conoscere, camminare, attraversare. Questo progetto dovrà essere capace di scavare tra i sogni, i desideri, le testimonianze di chi vive la città . Dovrà essere capace di prospettare un futuro prima di risolvere il presente. Mai come oggi serve un progetto che sia in grado di stimolare il desiderio di esserci, di fare in quanto cittadini di questo territorio e, comunque, una sintesi in equilibrio tra tradizione ed innovazione. Quale il rapporto tra arte e architettura? In che modo i saperi e i linguaggi disciplinari possono innestarsi per restituire la pluralità del territorio, nella sua dimensione fisica e sociale, per dare vita a nuovi paesaggi culturali? Latina, al centro del nostro indagare, città senza mura ed aperta al territorio vasto, che dalle propaggini dei Colli Albani si estende poi fino a Terracina, è LA CITTA' PONTINA . Questo, per punti, per emergenze il “paesaggio culturale” che ci appartiene e che è la nostra immagine, fatta, di acqua, di eucalipti, di mare, di spazi pianeggianti e del silenzio, di vuoti, oltre che di persone con i propri costumi, le proprie tradizioni, il proprio essere: ricchezze da mischiare e da raccontare. La cultura e l’arte sono la voce critica, il terreno della riflessione, laddove si è fallito per mancanza di capacità programmatica o, nel nostro caso, forse di cultura comune di appartenenza. E poi ancora: Latina e gli anni trenta, il primo Novecento. Architettura e metafisica vanno poco d’accordo per un problema sostanziale. “La metafisica presuppone una visione distaccata ed esterna della realtà che, così, appare in bilico tra realtà e irrealtà; la vita concreta, invece, la realtà la divora, la vive e non la contempla. Pensare che una persona possa vivere all’interno di un quadro metafisico è possibile ma solo pagando un prezzo altissimo alla realtà. E difatti le architetture metafisiche le apprezzano, di regola, gli architetti che le guardano astrattamente ed esteticamente ma non le vivono e non le apprezza la gente comune che le guarda praticamente e le vive, distruggendole e privandole del loro senso originario” (Luigi Prestinenza Pugliesi). Storie e situazioni che vanno indagate come da indagare è il senso e le conseguenze d’essere una città di fondazione. Con FARE SPAZIO noi vorremmo si andasse oltre l’orizzonte ristretto della città di fondazione. E’ possibile? Andare oltre e superare questa condizione culturale di impasse, di fermo, di sguardo perennemente retroverso. Abbiamo terribilmente bisogno di agire, di osare. Dobbiamo cercare d’andare oltre la città ideale e, forse, la città ideale costruita non esiste se non nel nostro immaginario. Latina città del Novecento merita una propria visuale prospettica. Poi qualcuno ti dice: “attento le città di fondazione negano il loro destino”. Vorremmo avere strumenti, vedere, sapere e rispondere che non è così. Mi è capitato anche in diverse occasioni di leggere: “le città di fondazione sono un falso storico!”. Sarà vero? Non so. E' un nodo che non sono riuscito a sciogliere. Però dico: guardiamo avanti e progettiamo “futuro”. Chi ha avuto ragione dalla storia ha reinterpretato luoghi e simboli.
La storia è fatta dal sovrapporsi di segni a volte in continuità, altre in contrapposizione e comunque sempre a dare senso alla storia degli uomini.
Andare oltre, sapendo bene che la ricerca della perfezione urbana è un obiettivo improprio per il significato insito di “città”. Le nostre citta non sono altro che il risultato di stratificazioni e di luoghi da raccontare. Diceva Giancarlo Bovina: “Esplorare per me significa ritrovare la sacralità del luogo”. “La sacralità dei luoghi” è quello di cui abbiamo bisogno. Può sembrare strano, ma abbiamo bisogno di luoghi, di storie, di racconti e di nuove narrazioni. La città è fatta di segni e di volontà, volontà politiche e di scelte nuove, di cambiamenti.
Le stratificazioni danno origine a nuovi sguardi, a nuove interpretazioni per nuove strategie di trasformazione dello spazio urbano, dove lo spazio pubblico deve essere inteso come complesso di relazioni. Sovrapporre, stratificare. Relazioni e nuovi racconti. Solo producendo narrazioni e sguardi politici diversi si possono immaginare strategie, reti e città possibili.
Il nostro è un territorio il cui potenziale va svelato, riscoperto, riattivato. Esiste già, ma per raccontarlo bisogna immaginare le parole, i luoghi, le situazioni e le storie che pur ci sono. Risulta fondamentale la gestione dello sviluppo urbano e degli spazi della socialità fino alla comprensione del territorio come spazio dell’esperienza condivisa. L’architettura del nostro intorno, di contro vive e deve rappresentare visioni, deve saper immaginare nuovi paesaggi capaci di raccontare i nostri giorni, il nostro vivere i contesti vissuti dalla quotidianità. C’è poi un’urgenza per una “prospettiva culturale” che porta al nuovo e capace di capire il giusto valore della contemporaneità e importante sarà produrre uno spostamento di sguardo e di direzione. “Abbiamo bisogno d'immaginazione e non di immagini. Se vuoi apprezzare sino in fondo l'architettura, nella sua essenza, allora devi comprenderne la sfera onirica. La letteratura come la poesia. Non immagini, ma suggestioni! perchè ti fanno vedere l'invisibile con l'occhio della mente.”. Oggi più che mai le città sembrano offrire un’apertura utopistica nei confronti di stereotipati modernismi per un possibile nuovo progetto urbano. E Salvatore Settis nelle sue lezioni a Mendrisio ci dice: “la città e il paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia; sia la città che il paesaggio formano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’architetto, perché il suo lavoro incide sull’ambiente e sul tessuto urbano, determina la qualità della vita quotidiana, modifica le dinamiche della società” (Vincenzo Latina). Un modo questo per racchiudere i tanti valori etici che facciamo nostri per … FARE SPAZIO.
(2018)
sabato 11 febbraio 2023
gradini, layer
gradini, layer
...gli storici, gli archivisti, studiano, indagano negli archivi, aprono i siti, spulciano tra i blog e non solo: danno luce al nostro capire, al nostro sapere..
Nel frattempo vogliamo a noi ricordare che ....il cuci e scuci continua, ogni momento è buono per un nuovo layer, un nuovo strato da aggiungere tra idee, conoscenze, confronti anche perchè : " La storia è fatta dal sovrapporsi di segni a volte in continuità, altre in contrapposizione e comunque sempre a dare senso alla storia degli uomini. Andare oltre, sapendo bene che la ricerca della perfezione urbana è un obiettivo improprio per il significato insito di “città”. Le nostre città non sono altro che il risultato di stratificazioni e di luoghi da raccontare...."
....l'abbiamo sempre pensato e questo senza prima, senza dopo. L'ultima volta anche scritto ed era su De-razionalizzare l'architettura. Il progetto oltre il progetto di Massimo Palumbo (FARE SPAZIO 2018)
...poi la provocazione, il gettare un sasso nello stagno e mettersi di traverso se si vuole ci sta, si può fare e poi la diagonale è agli atti : è stata sempre nelle nostre corde.
Buona lettura!! oltre Gianni Brustolin che ricordiamo sempre con affetto noi che abbiamo avuto il privilegio di frequentarlo e condividere pensieri e progetti.
sabato 28 gennaio 2023
l'asterisco
*
MASSIMO PALUMBO
l’asterisco delle vicende di una città viste “da dentro”
EDITRICE IL LEVANTE
2023
______________________________________________________
*
Il libro racconta vicende, storie di una città viste “da dentro”, viste da chi pensa da professionista, da architetto, di conoscere la città in cui vive. Raccontiamo alcune pagine di storia di Latina e la durezza del fare la professione da parte di chi ha sognato l’Architettura, convinto del suo valore etico, prima ancora che estetico, nella società. Interpreti ed attori del “mestiere bello” con una fiducia al limite del possibile in un’epoca ove tutto è liquido, tutto muta. La difficoltà a fare quadrato e poi ancora il tessere e il suo contrario, senza una fine: un po’ la storia di Penelope, il fare e il disfare, dove al disfare ci pensano… gli altri. Al centro Latina, la città del Novecento, il suo territorio e il sentirsi spesso periferia di se stessa, in attesa che arrivi quell’atto d’orgoglio in grado di rimettere ordine alle tante tessere ed individuare una prospettiva di senso e di crescita capace di sottolineare quell’anima che è la forza per un sentire comune: l’orgoglio d’essere e di esserci. mp.
___________ 2022
PREFAZIONE
La città come luogo concreto
La città come luogo concreto e concretamente abitata da un architetto che vi svolge la sua professione e i suoi studi, le sue ricerche, il suo impegno. Che vorrebbe concorrere a costruirla, a pianificarla, cercando di leggerla e difenderla andando alla ricerca di valori e testimonianze da sottrarre all’indifferenza e agli interessi particolari che ne muovono la crescita. Cercando di introdurvi i valori contemporanei e la qualità dell’architettura, mentre la città si dibatte nelle sue contraddizioni e conosce una stagione deprimente in cui la politica perde la bussola, l’urbanistica è dimenticata e misinterpretata e la magistratura è chiamata ad un improprio ruolo di supplenza. Questo è il contenuto di questo libro scritto come racconto autobiografico. La città concreta che vi si racconta non è una città come le altre, è la città di Latina, nata come Littoria nel 1932, elevata a capoluogo di provincia già nel 1934 e oggi seconda (dopo Roma) per abitanti, tra le città del Lazio. Una città strana dalla storia brevissima e dalla identità controversa su cui è gravata a lungo la nomea di città fascista, che ha culturalmente autorizzato l’aggressione su parte delle sue architetture originarie, velando l’interesse speculativo che muoveva quelle aggressioni, e nella quale oggi l’aggressione continua sulle testimonianze moderne più recenti non tutelate, con il favore obiettivo delle norme di legge. Le vicende di una città viste “da dentro” con gli occhi di chi vi svolge ormai da 50 anni la sua professione quotidiana cercando di rispettare un ‘identità- ormai in disuso-di architetto che tiene(teneva) insieme quelle di professionista, di intellettuale, e di artista. Vicende che non hanno la levigatezza dell’analisi tecnica di un saggio, ma che vogliono essere raccontate col passo estemporaneo della presa diretta e con sguardo soggettivo. Sperando di contribuire alla conoscenza reale della declinazione sul terreno concreto del quotidiano di norme, piani, politiche e professione di architetto.
Massimo Rosolini
_____
_1. Massimo Rosolini Architetto. Presidente Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Latina.
In premessa dice l'autore:
...Una storia vera? Una cronaca di vita vissuta? Un report? Un diario? Direi tutto ed il contrario di tutto. Sicuramente verità amare si mescolano con pagine di fantasia, con desideri, utopie, ingenuità, con nomi e personaggi non sempre in carne ed ossa. Lo scenario, la location, sì quella è vera: Latina, la Latina a volte arrogante, timida, assonnata, capitale o periferia di se stessa e comunque quella che abbiamo conosciuto, vissuto, anche se poi è anche vero quanto diceva un’amica: è importante con quali occhi vedi il mondo che ti vive intorno. Sicuramente con occhio buono, per un luogo che voleva essere guardato con attenzione. Noi ci abbiamo messo i nostri occhi. E non poteva essere diversamente....
mp.
15.12.2022
____________
Il libro verrà presentato presso il MUG in via Oberdan a LATINA, sabato 4 febbraio 2023.
L’evento ha il Patrocinio dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Latina.
___________________________________________________________________________________
*
sabato 21 gennaio 2023
l'asterisco
….centoquaranta pagine con la città Latina a fare da sfondo, tra desideri speranze,
aspettative, sogni, delusioni e poi ancora il quotidiano
con la speranza progettuale...dura a morire…! (mp.)
___________________
Caro Massimo il tuo "asterisco" mi è piaciuto molto. Una meditazione sulla città, sulla architettura e sulle sue (dis)avventure nell'incontro con proprietari, amministratori pubblici, pubblica opinione, giornalisti, magistrati ed altra varia umanità. Uno sguardo su Latina finalmente spostato su anni che sono quelli che abbiamo vissuto, fino al caos degli ultimi anni. Il percorso ancor più problematico di un architetto attraverso le aspirazioni e le crisi, i sogni e le realtà : l'identità di chi guarda in alto mentre i topi gli mordono i piedi. Penso che possa essere un bel contributo alla consapevolezza di tutti e il modo giusto di rispondere a tanti .
E' certamente il caso di pubblicarlo per poterne parlare.
Ciao Massimo.
Quando sei libero ne parliamo.
_____________________________
da Massimo Rosolini.
19 marzo 2018 12:42















.jpg)
.jpg)





