giovedì 24 novembre 2022

Censimento architetture italiane secondo Novecento _1







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Il Censimento nazionale delle architetture italiane del secondo Novecento è una mappatura dell'architettura contemporanea che nasce per promuoverne la conoscenza e la valorizzazione. Esso consente di individuare le architetture di interesse su tutto il territorio nazionale tramite una piattaforma web interattiva.

https://stagecensimento.cultura.gov.it/ricerca-opere
https://stagecensimento.cultura.gov.it/scheda-regione?regione=Molise



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  PALAZZO COMUNALE DI CASACALENDA
1982

ARCHITETTO MASSIMO PALUMBO

Censimento nazionale delle architetture italiane del secondo Novecento nella Regione Molise.
2022

L’individuazione delle architetture e delle aree urbane è stata effettuata secondo la metodologia definita dalla DGCC (art. 4,CdR). 

.....La ricognizione ha cercato inoltre tra le architetture di interesse comune di maggior pregio architettonico e storico culturale per la Regione. Casi di notevole interesse non soltanto dal punto di vista formale del linguaggio architettonico, infatti, rivestono un ruolo conformativo determinate sul paesaggio urbano, territoriale e sociale. Il presente aggiornamento tiene conto dei risultati della ricerca archivistica effettuata presso gli Enti preposti e gli studi professionali degli stessi autori, rispetto all’elenco precedentemente prodotto in data 16/07/2022. 



AULA CONSILIARE
particolari



Casacalenda_Campobasso
Corso Roma

Massimo Palumbo 
Palazzo Comunale di Casacalenda
 1982
edificio pubblico
interventi di recupero e trasformazione di edifici esistenti



Palazzo Comunale di Casacalenda

1982
AULA CONSILIARE 
COPERTURA





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Alcune considerazioni a margine del progetto.
Un progetto bocciato dal geometra comunale, un'occasione minimale, come altre per tentare di fare architettura, da vivere come momento irrinunciabile di poesia per un  luogo : uno spazio che deve dare emozioni.
Il plastico biancore mediterraneo, la luce, la leggerezza, lo spazio e il rapporto costante dell’uomo che vive il luogo: l’architettura sempre sottintesa come mezzo per amplificare l’azione dell’uomo, ed intensificare la sua esperienza quotidiana.
L’alzato e la pianta che vivono in continua tensione il pieno e il vuoto, spazi positivi e negativi. 
La semplicità, come dominio della complessità e delle contraddizioni , quando nello specifico una nuova struttura si confronta con quello che la precede e la circonda. Il far si che anche operando intorno ad un architettura minima la sfida è sempre quella di rendere un senso di grandezza al tema progettuale che ci troviamo sul tavolo da disegno. 

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“ ...all’Architettura piace essere trasformata con cura ”
(Alvaro Siza)


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novembre senza parole



 



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"novembre senza parole"
2022




il fascino del cubo



2022

.....Anna Cappelli è una magnifica Giada Prandi, diretta dall’eccellente regista Renato Chiocca, in 
.un’esemplare nuova versione di uno dei testi più rappresentati del commediografo Annibale Ruccello, scomparso prematuramente nel 1986, dopo aver regalato al teatro opere memorabili come “Le cinque rose di Jennifer” (1980), “Notturno di donna con ospiti” (1982) e soprattutto “Ferdinando” (1984), il suo capolavoro. “Anna Cappelli” (1986) è il suo ultimo testo, scritto in forma di monologo. Anna Cappelli è una giovane donna che negli anni ’60 si trasferisce da Orvieto a Latina dopo aver ottenuto un posto di lavoro come impiegata comunale. Vive in una camera in affitto ma quando un ragioniere del suo ufficio inizia a corteggiarla, lei accetta di andare a convivere con lui, anche senza essere sposati, affrontando i pettegolezzi dei colleghi (siamo pur sempre negli anni ’60), pur di avere un uomo - e una casa di 12 stanze - tutta per se. Quando l’uomo le annuncia di volersi trasferire in Sicilia, da solo, Anna compie un gesto estremo… Nello Spettacolo visto nel suggestivo spazio del Castello Baronale di Maenza, Anna/Giada si muove in una forma metallica a forma di cubo (opera perfetta di Massimo Palumbo, illuminata dalle luci suggestive di Gianluca Cappelletti), dove la protagonista si aggira con il suo fare sbarazzino e la sua aria da bambina. È lei, Anna, “La Bambola” che ascoltiamo come canzone di inizio nella versione di Patty Pravo (incantevoli i costumi che indossa, creati da Anna Coluccia), mentre Anna rivendica con un’invisibile padrona di casa il distacco dalla sua famiglia, la lacerazione degli affetti, il dispiacere per la sua camera ceduta alla sorella (“La mia camera è mia, e non si tocca!”). Poi le musiche che scandiscono il passare del tempo (inquietanti e oniriche, dell’ottimo Stefano Switala)....   by EROS ROZZANO





il fascino del cubo
inizialmente era un cubo sul lago... un sogno per una struttura galleggiante sull'acqua che successivamente si adagerà sul terreno  per accogliere  una sedia, ed era il 
1996


“La sedia di Polifemo”  

1996  

Latina, Parco di Fogliano

Massimo Palumbo

Installazione

5,00X5,00x5,00

ferro, tubolari innocenti

l’identità, il riconoscersi ecco …

ricordo sul pontile proteso verso le acque del lago l’installazione … la sedia di Polifemo, il silenzio assoluto che solo lì in quel luogo magico, si può cogliere, occasione che considerammo unica e particolare, quella di poter godere di quello spazio, di quello scenario naturale patrimonio di noi che viviamo questo territorio …

…e poi il dialogo privilegiato con il lago, il parco letterario, i luoghi carichi di storia : Ulisse, l’Odissea.

La mia sedia, la sedia dalle dimensioni fuoriscala, era un invito a sedersi, un invito a fermarsi e riflettere per un attimo … 

ascoltare il rumore del silenzio.

La struttura in ferro, il cubo  era il desiderio di chiudere, di circoscrivere uno spazio ideale, uno spazio psicologico 

.....in lontananza il profilo inconfondibile del Circeo .




 

martedì 22 novembre 2022

moco museum barcellona 2022





MOCO 
MUSEUM
BARCELLONA
arte immersiva  dell'olandese Irma de Vries. 
possibilità di sperimentare attivamente l’arte. Per fare questo, si serve della tecnologia 
e di strumenti digitali, 
 si è completamente immersi all’interno dell’opera d’arte,
una ricercata alternanza di luci, colori, suoni e musiche non stimola soltanto lo sguardo 
ma tutti i sensi
stimolante gioco di illusioni, 
fenomeni percettivi e richiami onirici, 
l'arte come qualcosa di vivo, 
di vicino di accessibile 
a tutti.






  immersiva 

lunedì 21 novembre 2022

le gemelle a Latina ph. by gabriele rossi












le gemelle a latina
1980_1985
Latina
Architetto Massimo Palumbo
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photo by gabriele rossi.



 


Il progetto denominato "le gemelle" in via Francesco Provenzale a Latina è del 1980 ed è realizzato in zona di espansione della città, la zona residenziale Nascosa.
Consiste in un  complesso  costituito da quattro unità abitative che al fine di eliminare la serialità delle così dette case a schiera, sono raggruppate in due corpi distinti composti da due moduli tra loro simmetrici che, seppure indipendenti realizzano  un unico organismo. 
Questa disposizione ha permesso di fornire ad ogni singola unità un giardino che nelle due villette più esterne si sviluppa su tre lati mentre nelle due  interne il giardino sul retro e quello sul fronte strada sono collegati esternamente attraverso un passaggio laterale e un patio. 
Ognuna delle quattro unità abitative, si sviluppa su tre livelli più uno seminterrato con garage. L’ingresso che affaccia su un ampio patio, è collocato al piano terra attraverso il quale si accede alla zona giorno  composta da cucina, bagno di servizio e soggiorno. Al primo piano la zona notte con  tre camere e due bagni. 
Lo studio-alcova  è posizionato all’ultimo piano. Tale spazio si affaccia  su due terrazze. 
Il cuore di ciascuna villa è dato dalla presenza di uno spazio interno il patio a tutta altezza generato dalla forma di una “C” di ciascuna pianta sul quale affacciano la cucina, il living ed i balconi delle camere da letto. Ciò permette alla luce solare di invadere direttamente tutti gli ambienti, anche quelli esposti a nord che non godrebbero di tale vantaggio. 
Caratteristico nel  patio, la presenza di un grande lucernario dalla forma  piramidale che da luce al sottostante piano seminterrato. 
Da sottolineare la grande trasparenza dei prospetti: lo sguardo va oltre e sconfina sul paesaggio retrostante della via Nascosa.
I materiali che prevalgono in questo intervent0 sono  il mattone, il ferro, il vetro e parte in intonaco bianco. Sono materiali semplici ma scelti dalla volontà di legare insieme tradizione e architettura moderna, tema che si ripropone più volte all’interno della composizione. 
Nell’attacco al cielo troviamo a tal proposito una reinterpretazione del tetto, da sempre simbolo per eccellenza della casa, realizzato attraverso la forma geometrica del triangolo.  
Questo particolare elemento, ben visibile dall’esterno,  è realizzato per mezzo di  una struttura in travi in ferro saldate HE tamponate con doppi vetri oscuranti che lasciano l’ambiente interno luminoso impedendo allo stesso tempo la vista dall’esterno. Tale struttura triangolare, al fine compositivo è riproposta sul terrazzo dove al momento della progettazione era stato pensato per il posizionamento di pannelli solari. 
Accanto all’utilizzo del ferro troviamo quello del laterizio, materiale che permette all’organismo architettonico di istaurare  un legame con  il luogo che lo ospita. 
Altro elemento di raccordo con la tradizione è il patio che non solo è visto come chiaro riferimento dell’architettura romana ma anche luogo di fusione tra interno ed esterno, che convoglia la luce solare, abbraccia il suo inquilino e lo invita ad entrare.
Si cela quindi in questi elementi una voglia di riscoperta delle memoria tipica dell’architettura degli anni 80’ e matrice del movimento neo-razionalista italiano che proponeva un’ “architettura  in armonia con la nostra vita e il nostro tempo … e riscopre un nuovo equilibrio tra l’uomo e l’ambiente” attraverso “ una serie di elementi che pongano l’uomo in relazione con la terra stessa, con la traiettoria del sole, con la consapevolezza dello scorrere delle stagioni” e di “ ritrovare i valori iniziali che hanno ispirato la costruzione della casa” (M.Botta),  tutto ciò ridotto a figure e solidi geometrici che riportano un’ opera di architettura moderna a contatto con le sue origini attraverso delle astrazioni. 

Martina Raponi
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1990



sabato 19 novembre 2022

caro achille...



 



......Caro Achille





                                   ph.riccardo pieroni



Era l’Ottobre del 2016 e Il MAACK partecipa alla XII Giornata del Contemporaneo con un programma ricco di eventi. Un’occasione speciale per la storia del MAACK e per il Progetto Kalenarte, si andò ad intitolare la grande Sala detta “Auditorium” o “Sala Convegni” della Galleria Civica d’Arte Contemporanea Franco Libertucci. 
La Sala da quel giorno prese il nome de” Il filo di Achille Pace”.  Naturalmente grande l’emozione e tra noi, presente c’era proprio il Maestro, Achille Pace

                                                                                                        ….Il filo d’Achille  e poi attraverso l’elaborazione di un personale linguaggio incentrato sull’utilizzazione, entro spazi per lo più neutri, di un filo di cotone che, come un guizzo di luce, definisce e circoscrive lo spazio percettivo della visione.... 




Il filo di Achille Pace ha da sempre ispirato il progetto d’Arte Contemporanea di Casacalenda che nel 1991 aprì al pubblico proprio con una mostra dal titolo “Il Filo”. A curare l’evento lo storico dell’arte Alessandro Masi….








CASACALENDA_MOLISE
GALLERIA D'ARTE CONTEMPORANEA 
FRANCO LIBERTUCCI 
sala 
...il filo di achille pace 

MAACK


mercoledì 16 novembre 2022

istituto achille pace termoli

                          


 

                                                                                      ……Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito e del vago che chiamano anima, questa è l'arte. …..  

Memorie di un pazzo, 1838

 Gustave Flaubert, 


  Per Achille Pace.


Poi la fortuna, il caso, le situazioni della vita e conosci un maestro, un vero maestro dell’Arte Contemporanea Italiana: Achille Pace. 
Una figura d’artista, direi unica, che con discrezione e generosità ti parla di sperimentazioni e di avanguardie creative.
……Termoli, via Umberto I, una casetta bianca, fine luglio del 1990 e suoniamo al portoncino di casa Pace. Tra le mani un cataloghino, quello che raccontava il fuori dalla gabbia di Tonino D’Erme, la mostra per la prima edizione di Kalenarte a Casacalenda. L’emozione è tanta, Achille Pace per me un mito, un maestro e poi nel salire le scale….

Più di trent’anni da quella calda giornata di luglio ed in questo modo abbiamo conosciuto Achille Pace. Da allora posso dire che mi ha fatto sempre immenso piacere incontrarlo ed è sempre stato una grande emozione parlare con lui.  
Achille, il grande vecchio della generazione di mio padre il saggio, e il fascino del suo porsi, del suo raccontare che è unico e con l’eleganza che lo caratterizza si avventura nell’universo dei saperi, tra le insidie della ricerca artistica…L'impegno è difficile e rischioso ma è l'unico modo per non essere asserviti e comandati, a proprio rischio di perdersi… dice. 
E’ proprio così caro Achille e oggi che non sei più tra noi, oggi come ieri si combatte su questi temi, su questi problemi …sei stato definito "il poeta del filo" partendo proprio dalla fragilità e dalla forza di un mezzo povero ma ricco di significati che ha espresso poeticamente il tuo mondo sensibile. Il tuo “filo” ci ha affascinato da sempre ed era, ed è stata la tua idea di bellezza oltre ad essere ricerca, immaginazione, pensiero, progetto, esercizio all’utopia.  
Il tuo lavoro è stato sempre rivolto ai giovani in particolare e sei sempre tu a ricordarci quando Giulio Carlo Argan affermava - con grande lucidità di visione e di pensiero - che "senza immaginazione non v'è salvezza".   Oggi ci siamo ritrovati qui nella tua Termoli in una scuola, che ha deciso di onorarti e di ricordare il tuo lavoro prendendo il tuo nome.  Siamo certi che sarai   felice, perché   a Termoli dei giovani, una scuola ti ricorda con una cosa vera, sentita, senza artifizi o finzioni. 
Un’operazione genuina fatta con l’anima, lontana di sicuro da certi teatrini vuoti e insignificanti che a volte riempiono il mondo dell’arte… Oggi abbiamo sentito affetto riservato a te da tutti i presenti: i ragazzi i professori, le istituzioni, la Preside Occhionero e noi sappiamo che  i semi buttati prima o  poi danno i giusti frutti. 
Penso che il tuo lavoro, una delle pagine più interessanti dell’Arte Contemporanea Italiana del Novecento, è già storia ed insegnamento per generazioni diverse e sicuramente troverà quanto prima il degno riscontro nella città che hai amato alla quale hai dedicato tempo, energie ed intelligenza.   
Nulla è perso caro Achille e sono certo arriverà il momento in cui il tempo rimetterà ordine anche a risvolti amari che hai subito. Il Premio Termoli, la collezione della Galleria Civica D'Arte Contemporanea di Termoli sono opere che parlano di te e non potrebbe essere diversamente. Il resto è vacuo disturbo o semplici superfetazioni.
Tu stesso caro Achille in uno dei tuoi passaggi illuminati ci hai invitato a pensare ed a considerare il come muoversi: …Non possiamo negare di vivere oggi un momento storico particolarmente precario. La pace, la libertà, la nostra stessa esistenza sono precarie; ancor più precario si prospetta il futuro. Prenderne coscienza significa trovare la forza per libere scelte, necessarie per opporci ai pericoli che ci minacciano...  Importante allora, la capacità di conoscere il mondo e di interpretarlo, dando prospettive nuove di carattere estetico, poetico e di pensiero.  
Il tuo è stato un argomentare che da lontano si evolve all’infinito toccando e coinvolgendo  le nuove generazioni e questo è il meglio che si possa fare in un momento storico particolare e pieno di insidie come quello che stiamo vivendo. …. grazie Achille                   

Massimo Palumbo    
nov.2022












                                                                                                                         ..l'altro giorno a Termoli dicevo, come Achille sarebbe stato contento sentir parlare del suo lavoro, dell'amore per la cultura, dei valori etici dell'arte, proprio perchè detti in una scuola...la scuola un luogo a lui caro. Lui Achille, che amava con discrezione e con grande generosità trasmettere i valori dell'arte, della cultura in genere per una società migliore... Ieri a scuola, nell'ISTITUTO ACHILLE PACE di Termoli a fare da sottofondo c'era il vociare dei ragazzi ed è stato tutto molto bello e genuino direi... abituati a scenari molto spesso falsi e a teatrini volgari e finti... Una giornata sicuramente da ricordare.! 

Un seme importante è stato posto a vantaggio della crescita della città, ne siamo certi.






_nov2022

   Il filo che unisce, il filo che ricuce, il filo che disegna.  

…. Il filo , oltre che essere realtà oggettiva è carico anche di significati simbolici e metaforici….