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2022
una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
Il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è una mappatura dell’architettura contemporanea realizzata mediante attività di selezione e schedatura di edifici e di aree urbane significativi e di diffusione e valorizzazione dei risultati attraverso una piattaforma web dedicata
Palazzo Comunale Municipio
Casacalenda_Molise
1982
Galleria Civica d'Arte Contemporanea Franco Libertucci
Casacalenda_Molise
2013
"La Scacchiera"
Casacalenda_Molise
1992
girando per la città:
a proposito de ...IL PORTALE
......l’area del Campo Sportivo, è lo spazio adatto per un grande parco-arena per concerti, servizi e parcheggi interrati. Così come già ipotizzato nella relazione originale (anni settanta) del piano particolareggiato, oggi è ancora maggiormente attuale lo spostamento della struttura sportiva, in un’area più idonea. Così facendo si recupererebbero, a disposizione della città, spazi di grande interesse, l’uso dei quali, migliorerebbe la qualità complessiva del quartiere e dell’intera città. Un grande parco-arena per concerti e servizi ove la conservazione del Portale Storico, già vincolato, acquisirebbe maggiore valorizzazione svolgendo degno ruolo di ingresso a tale nuova struttura..... "
Il portale svolge ruolo significativo di cerniera tra il Centro Storico e il Comprensorio R3, bisogna ricordare che nel 1933 l'ONC aveva realizzato l'ingresso allo stadio. Come per altri edifici di fondazione di Littoria, il progetto fu affidato all'Architetto Oriolo Frezzotti. In questo caso Frezzotti propone due corpi di fabbrica laterali a due piani con facciata curva segnata da un ritmo costante di bucature, collegati da un ampio portale scandito da sei alti pilastri, ciascuno dei quali regge in sommità un asta per bandiera. Nei due corpi laterali, spogliatoi, bagni, una sala per le autorità e l'alloggio per il guardiano.
La struttura dello stadio comunale di latina ed il PORTALE furono concepiti in rapporto con Piazza del Popolo, quindi con il cuore del Centro Storico. Non a caso, l'ingresso al Campo Sportivo con il Portale sono il fondale visivo di Via Duca del Mare e si apre sul Piazzale Natale Prampolini. L'edificio subì gravi danni per gli eventi bellici dell'ultima guerra e fu quindi necessario verso la fine degli anni '40 prevederne un’opera di ripristino. A tal proposito considerando la qualità architettonica, i caratteri stilistici complessivi dell'opera progettata dall'Architetto Frezzotti nel 1932, se ne consiglia non solo una conservazione come monumento storico ed emergenza architettonica della città di Latina, ma anche un’opera di recupero e valorizzazione dei suoi caratteri stilistici attraverso interventi mirati all'eliminazione delle superfetazioni presenti.
La tutela del presente manufatto architettonico è volta "...al mantenimento delle caratteristiche stilistiche, tenuto conto delle tipologie architettoniche e delle tecniche dei materiali costruttivi e della valorizzazione dei beni del patrimonio culturale ...oltre che alla conservazione delle visuali, dei paesaggi interni all'ambito urbano, anche mediante il controllo dell'espansione.."
Latina 02.11. 2012
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Sul nuovo, sulla contemporaneità, l’arte, l’architettura, i luoghi e i non luoghi che viviamo. Indagare, vedere, parlare, conoscere, camminare, attraversare. Questo progetto dovrà essere capace di scavare tra i sogni, i desideri, le testimonianze di chi vive la città . Dovrà essere capace di prospettare un futuro prima di risolvere il presente. Mai come oggi serve un progetto che sia in grado di stimolare il desiderio di esserci, di fare in quanto cittadini di questo territorio e, comunque, una sintesi in equilibrio tra tradizione ed innovazione. Quale il rapporto tra arte e architettura? In che modo i saperi e i linguaggi disciplinari possono innestarsi per restituire la pluralità del territorio, nella sua dimensione fisica e sociale, per dare vita a nuovi paesaggi culturali? Latina, al centro del nostro indagare, città senza mura ed aperta al territorio vasto, che dalle propaggini dei Colli Albani si estende poi fino a Terracina, è LA CITTA' PONTINA . Questo, per punti, per emergenze il “paesaggio culturale” che ci appartiene e che è la nostra immagine, fatta, di acqua, di eucalipti, di mare, di spazi pianeggianti e del silenzio, di vuoti, oltre che di persone con i propri costumi, le proprie tradizioni, il proprio essere: ricchezze da mischiare e da raccontare. La cultura e l’arte sono la voce critica, il terreno della riflessione, laddove si è fallito per mancanza di capacità programmatica o, nel nostro caso, forse di cultura comune di appartenenza. E poi ancora: Latina e gli anni trenta, il primo Novecento. Architettura e metafisica vanno poco d’accordo per un problema sostanziale. “La metafisica presuppone una visione distaccata ed esterna della realtà che, così, appare in bilico tra realtà e irrealtà; la vita concreta, invece, la realtà la divora, la vive e non la contempla. Pensare che una persona possa vivere all’interno di un quadro metafisico è possibile ma solo pagando un prezzo altissimo alla realtà. E difatti le architetture metafisiche le apprezzano, di regola, gli architetti che le guardano astrattamente ed esteticamente ma non le vivono e non le apprezza la gente comune che le guarda praticamente e le vive, distruggendole e privandole del loro senso originario” (Luigi Prestinenza Pugliesi). Storie e situazioni che vanno indagate come da indagare è il senso e le conseguenze d’essere una città di fondazione. Con FARE SPAZIO noi vorremmo si andasse oltre l’orizzonte ristretto della città di fondazione. E’ possibile? Andare oltre e superare questa condizione culturale di impasse, di fermo, di sguardo perennemente retroverso. Abbiamo terribilmente bisogno di agire, di osare. Dobbiamo cercare d’andare oltre la città ideale e, forse, la città ideale costruita non esiste se non nel nostro immaginario. Latina città del Novecento merita una propria visuale prospettica. Poi qualcuno ti dice: “attento le città di fondazione negano il loro destino”. Vorremmo avere strumenti, vedere, sapere e rispondere che non è così. Mi è capitato anche in diverse occasioni di leggere: “le città di fondazione sono un falso storico!”. Sarà vero? Non so. E' un nodo che non sono riuscito a sciogliere. Però dico: guardiamo avanti e progettiamo “futuro”. Chi ha avuto ragione dalla storia ha reinterpretato luoghi e simboli.
La storia è fatta dal sovrapporsi di segni a volte in continuità, altre in contrapposizione e comunque sempre a dare senso alla storia degli uomini.
Andare oltre, sapendo bene che la ricerca della perfezione urbana è un obiettivo improprio per il significato insito di “città”. Le nostre citta non sono altro che il risultato di stratificazioni e di luoghi da raccontare. Diceva Giancarlo Bovina: “Esplorare per me significa ritrovare la sacralità del luogo”. “La sacralità dei luoghi” è quello di cui abbiamo bisogno. Può sembrare strano, ma abbiamo bisogno di luoghi, di storie, di racconti e di nuove narrazioni. La città è fatta di segni e di volontà, volontà politiche e di scelte nuove, di cambiamenti.
Le stratificazioni danno origine a nuovi sguardi, a nuove interpretazioni per nuove strategie di trasformazione dello spazio urbano, dove lo spazio pubblico deve essere inteso come complesso di relazioni. Sovrapporre, stratificare. Relazioni e nuovi racconti. Solo producendo narrazioni e sguardi politici diversi si possono immaginare strategie, reti e città possibili.
Il nostro è un territorio il cui potenziale va svelato, riscoperto, riattivato. Esiste già, ma per raccontarlo bisogna immaginare le parole, i luoghi, le situazioni e le storie che pur ci sono. Risulta fondamentale la gestione dello sviluppo urbano e degli spazi della socialità fino alla comprensione del territorio come spazio dell’esperienza condivisa. L’architettura del nostro intorno, di contro vive e deve rappresentare visioni, deve saper immaginare nuovi paesaggi capaci di raccontare i nostri giorni, il nostro vivere i contesti vissuti dalla quotidianità. C’è poi un’urgenza per una “prospettiva culturale” che porta al nuovo e capace di capire il giusto valore della contemporaneità e importante sarà produrre uno spostamento di sguardo e di direzione. “Abbiamo bisogno d'immaginazione e non di immagini. Se vuoi apprezzare sino in fondo l'architettura, nella sua essenza, allora devi comprenderne la sfera onirica. La letteratura come la poesia. Non immagini, ma suggestioni! perchè ti fanno vedere l'invisibile con l'occhio della mente.”. Oggi più che mai le città sembrano offrire un’apertura utopistica nei confronti di stereotipati modernismi per un possibile nuovo progetto urbano. E Salvatore Settis nelle sue lezioni a Mendrisio ci dice: “la città e il paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia; sia la città che il paesaggio formano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’architetto, perché il suo lavoro incide sull’ambiente e sul tessuto urbano, determina la qualità della vita quotidiana, modifica le dinamiche della società” (Vincenzo Latina). Un modo questo per racchiudere i tanti valori etici che facciamo nostri per … FARE SPAZIO.
(2018)
gradini, layer
...gli storici, gli archivisti, studiano, indagano negli archivi, aprono i siti, spulciano tra i blog e non solo: danno luce al nostro capire, al nostro sapere..
Nel frattempo vogliamo a noi ricordare che ....il cuci e scuci continua, ogni momento è buono per un nuovo layer, un nuovo strato da aggiungere tra idee, conoscenze, confronti anche perchè : " La storia è fatta dal sovrapporsi di segni a volte in continuità, altre in contrapposizione e comunque sempre a dare senso alla storia degli uomini. Andare oltre, sapendo bene che la ricerca della perfezione urbana è un obiettivo improprio per il significato insito di “città”. Le nostre città non sono altro che il risultato di stratificazioni e di luoghi da raccontare...."
....l'abbiamo sempre pensato e questo senza prima, senza dopo. L'ultima volta anche scritto ed era su De-razionalizzare l'architettura. Il progetto oltre il progetto di Massimo Palumbo (FARE SPAZIO 2018)
...poi la provocazione, il gettare un sasso nello stagno e mettersi di traverso se si vuole ci sta, si può fare e poi la diagonale è agli atti : è stata sempre nelle nostre corde.
Buona lettura!! oltre Gianni Brustolin che ricordiamo sempre con affetto noi che abbiamo avuto il privilegio di frequentarlo e condividere pensieri e progetti.