sabato 6 giugno 2015

“con la cultura si mangia… mangiamo cultura”




 “con la cultura si mangia… mangiamo cultura”
 2011 Installazione





Massimo Palumbo “con la cultura si mangia… mangiamo cultura”
2011 Installazione
ferro/pane/brani del primo Canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri . La performance di Elisabetta Femiano.

Il lavoro installazione + performance nella sua unità progettuale è stato presentato solamente in altre due occasioni: al Palazzo della Cultura di Latina Foyer del Teatro Gabriele D'annunzio e presso il Museo Giacomo Manzù di Ardea.

venerdì 5 giugno 2015

Shingle22j



Shingle22j
Biennale d'Arte Contemporanea di AnzioNettuno, al Forte SANGALLO di Nettuno 

curatore Fabio D'Achille
testi in catalogo di Marcella Cossu



 MAD, l’Arte è in Tavola. L’ A-chrome di Branzino di Piero Manzoni è servito

“Amo il cibo e amo l’arte. Come non unire le due cose se non nella ricerca di artisti, fotografi che hanno deciso di servirsi di alimenti per le proprie opere? Così ho deciso di condividere questo mondo fantastico, creativo e unire le due cose“. Così si esprime in una recente intervista Gualtiero Marchesi, noto gastronomo cultore dell’arte e della musica, autore di una sfilza di ricette calembour come appunto l’A-chrome di Branzino di Piero Manzoni, o il Dripping di Pesce di Jackson Pollock, sfoderando uno humour glaciale che sarebbe calzato a Marcel Duchamp.
 Di questi tempi peraltro il binomio arte-tavola, in Italia, ricopre un ruolo di primaria importanza, anticipando nel tema l’inaugurazione ormai prossima dell’Expo milanese. Ma, ancora, il revanchismo italico, correlato con la nostra capacità di risorgere più o meno  per tempo  dalle nostre ceneri come l’araba fenice, non ha mai smesso di puntare su tali due gloriose e incontestabili eccellenze della penisola, nemmeno nei momenti più bui dell’annosa crisi nazionale ed europea. Tutti ammirano e invidiano l’arte e la tradizione della cucina italiane!

Il cibo nell’arte, italiana e non: dai cicli romanici dei portali di battisteri e chiese padane, con raffigurazioni di mietitori e vendemmiatori all’opera, alle miniature tardogotiche dei taccuina sanitatis, araldici prontuari di ricette a base di erbe e piante medicinali, ai puzzle manieristici di uomini-vegetali dell’Arcimboldo, alle sontuose gastronomie delle tavole imbandite nelle nature morte del seicento, ai quarti di macelleria dei Carracci, alla contrastante essenzialità della “fiasella”, il cestino impagliato sulla spoglia mensa dell’“Emmaus” di Caravaggio, ripreso da Manzù in bronzi e maioliche, alla scomposizione spaziovolumetrica del tavolo con stoviglie di Boccioni, alle impolverate composizioni di bottiglie e “alzate” di Morandi, alle “ammucchiate” posatesche di Arman, e poi ancora le stoviglie sfatte di Spoerri, le scatole Pop delle zuppe Campbell di Warhol, gli hamburger giganti e flaccidi di Oldenburg.. la lista è  ancora lunga e incompleta.
Davanti agli occhi permane tuttavia il fotogramma di esili, evanescenti calici di cristallo in contrasto con la sanguigna, squillante rubedo dei vini: la sensualità della rappresentazione del vino su una mensa è forse infatti l’unico denominatore comune alle nature morte di tradizione italiana e fiamminga, generi entrambi di cui indistintamente abbondano le nostre collezioni museali di arte antica. 

L’arte nel cibo: tra i migliori cuochi, spesso vi sono proprio gli artisti, perché, paradossalmente, insofferenti ed incapaci di assoggettarsi a regole e canoni di barbosissimi manuali gastronomici, sono tuttavia pilotati dal loro stesso estro creativo nello sperimentare inediti accostamenti sensoriali, in una sinestesia tra gusto, olfatto e vista, tale da produrre risultati quantomeno non inferiori al sopra citato A-chrome di Branzino di Piero Manzoni. Ricordo al proposito almeno un paio di “storiche ed irripetibili” ricette del pittore romano Lorenzo Indrimi, risalenti ai primi anni novanta: risotto al fernet e frittata di uva bianca con spolveratura di caffè, davvero straordinarie. Irripetibili in quanto, proprio perché dettate dall’estro dell’attimo fuggente, non risultavano mai uguali tra loro.
La metafora dell’arte come cibo dell’anima: se Winkelmann sostiene che l’arte è un processo di sublimazione dell’individuo verso ciò che è superiore ed immanente, e arte e cultura si equivalgono e si interfacciano, allora, dobbiamo qui oggi  concludere con Massimo Palumbo che “con la cultura si mangia… mangiamo cultura”, titolo di una sua forte installazione per il Museo d’Arte Diffusa di qualche anno fa, preconizzante, nei vassoi ferrosi posati su traversine di binario e ricolmi di rosette calcinate debordanti di fette, anzi, pagine stampate della Divina Commedia, la valanga di  spunti, deduzioni, diatribe, dèja vu, avvicendatisi sull’affascinante binomio arte-cibo dai primordi al panorama dell’arte contemporanea

Marcella Cossu 
Storico dell’Arte, Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma








 Massimo Palumbo
 “con la cultura si mangia… mangiamo cultura”
2011
Installazione
ferro+pane+brani dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri
performance di Elisabetta Femiano





foto by Fabio MAD'Achille

caro Massimo



       .....caro Massimo










.......Caro Massimo , mi compiaccio della tua bella mostra all'Aratro in cui evidenzi una sapiente fusione delle qualità artistiche che ti contraddistinguono : l'Arte e l'Architettura. Nel farti i miei auguri , che vorrei estendere a tutti i tuoi collaboratori ,mi fa piacere ricordare il contributo che hai dato alla raccolta della Galleria Civica di Termoli donando questa tua bella opera degli ANNI NOVANTA che ho ritenuto di inserire nella rosa delle opere significative della nostra collezione presentate alla 59 edizione del Premio Termoli. Con i miei saluti , un abbraccio. L'opera è così descritta in catalogo ....Da "I Bianchi-- Sovrapposizioni" 1992. Tecnica mista con applicazioni di tele e sacco su tavola . cm65x60. (firmato, intitolato e datato sul retro).  
Achille Pace

Aprile/Maggio 2015


giovedì 7 maggio 2015

STAZIONE by Supervisioni di Davide Onorati



STAZIONE
by Supervisioni di Davide Onorati


 .....Il territorio pontino, sovente descritto dalla vicenda della bonifica integrale fascista, è antropizzato e trasformato da tempi remoti. La sovrapposizione degli episodi e la ripetuta incisione del suolo, hanno dato forma ad un palinsesto di scala territoriale.
Un territorio pontino quindi, narrato attraverso delle rappresentazioni fotografiche, dove gli elementi della scenografia sono al contempo protagonisti. Alcuni personaggi entrano in relazione con le architetture e le infrastrutture e i luoghi raffigurati, raccontando storie parallele, la cui possibile interpretazione è lasciata all’osservatore. Il campo lungo delle immagini apre una visione dell’ambiente complessiva e ampia. Una supervisione, in cui i vari elementi da soli si fanno carico di una sistemazione gerarchica all’interno della scena, mentre i personaggi ne divengono supervisori....
Davide Onorati
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 http://www.davideonorati.it

martedì 5 maggio 2015

"59+1 Achille Pace e il Premio Termoli".


 "59+1 Achille Pace e il Premio Termoli".
59 anni di capolavori di proprietà del comune selezionati dal maestro Achille Pace e il Gruppo Uno.
Termoli, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, in piazza Sant’Antonio, dal 12 dicembre 2014 al 31 gennaio 2015.



UTOPIA A cura di Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio












Università degli studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione

ARATRO
ARCHIVIO DELLE ARTI ELETTRONICHE LABORATORIO PER L’ARTE CONTEMPORANEA
comunicato stampa mostra

Massimo Palumbo
UTOPIA
A cura di Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio

Inaugurazione mostra 29 aprile, ore 18:00

L’ARATRO inaugura una nuova mostra personale di Massimo Palumbo, artista visivo e architetto attivo tra Latina e il Molise, ideatore del grande progetto MAACK-Kalenarte, il Museo a cielo aperto di arte contemporanea di Casacalenda (Cb).
In questa mostra Massimo Palumbo fonde i suoi diversi campi espressivi in una grande installazione dove i linguaggi delle arti visive e dell’architettura si legano per mettere in scena una riflessione sul tema dell’Utopia come spazio mentale e concreto dell’irrealizzato, del possibile e del progetto.
L’Utopia rappresenta, infatti, da secoli uno dei motivi portanti di un’importante visione dell’architettura vista non solo in senso estetico, ma come metodo e strumento di innovazione e di sviluppo, di intervento sul mondo e sulla società, come spazio di pianificazione, di immaginazione e di pensiero dove l’architetto agisce con il disegno e la scrittura ipotizzando e costruendo spazi fittizi o reali attraverso una teoria che tende costantemente a concretizzarsi.
In questo contesto, si colloca l’azione stessa di Palumbo, in particolare in Molise (ma non solo), la sua visione dell’arte contemporanea proprio come Utopia permanente di una nuova visione del reale, come sistema di azione per dare un nuovo impulso sociale e culturale al suo territorio di origine.
La scrittura, l’oggetto, il disegno e la luce sono i fili conduttori che ci accompagnano in questa esposizione intrecciata, in un allestimento allo stesso tempo lineare e complesso che rappresenta bene il mosaico di interessi e creazioni composto da Palumbo, il suo metodo dove prassi e idea, progetto, esecuzione e visionarietà si coniugano in un solo e articolato discorso teso perennemente verso un’azione destinata a dare forma materiale al sogno, non solo estetico, dell’Utopia.








Massimo Palumbo- UTOPIA.
ARATRO- archivio delle arti elettroniche - laboratorio per l’arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, università del molise, via de sanctis 86100 campobasso
Info: + 39 333 1530974 ; aratrounimol@gmail.com - 
facebook: Aratro Università del Molise
Dal 29 aprile al 22 maggio 2015

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Massimo Palumbo
Biografia

Nasce nel 1946 a Casacalenda nel Molise. Risiede a Latina, dove opera. È architetto ed artista. Ama la trasversalità e il piacere delle contaminazioni sia linguistiche che dei materiali, ed il suo operare è caratterizzato dall’estrema semplicità con cui utilizza i materiali poveri, senza mai dimenticare che l’arte e l’architettura sono discipline in cui la memoria gioca un ruolo fondamentale e i territori su cui si configurano sono sempre luoghi dello "spazio della memoria".
Dagli anni ottanta, una attenzione particolare per il Design e le Arti Visive lo portano ad essere presente anche a mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero (Modena, New York, Perugia, Roma, Napoli, Kuhlungsborn, Catania) indagando prevalentemente sul rapporto tra operazione estetica e ambiente. 
Tra i diversi interventi sicuramente sono da ricordare quelli della serie “i bianchi” del 1992; “……la fine dei valori stabili, delle antiche convinzioni,la caduta dei miti, delle ideologie…… “, oppure “l’aria è irrespirabile”,  “…un naufragio ci salverà”, degli inizi degli anni novanta. L’interesse sul binomio Arte-Architettura lo fa promotore del Progetto Kalenarte per la realizzazione di un Museo all’Aperto d’Arte Contemporanea a Casacalenda (Molise).
Molte le iniziative culturali che hanno per tema il rapporto Arte Architettura, Arte Città.  Da ricordare diversi lavori ed interventi in spazi pubblici: del 1995 “la sedia di Polifemo; “l’ago di Fogliano”; il progetto per la posa di una grande ruota di bicicletta con “gira la ruota gira“ per un intervento a scala urbana nel centro direzionale di Latina.
Nel 2004 realizza su incarico del Comune di Latina e dell’Assessorato alla Qualità Urbana il monumento al carabiniere in Largo Caduti di Nassyria: “la fiamma del carabiniere”. È del 2007 il libro su Franco Libertucci: “Franco Libertucci scultore Re, Regine, Alfieri, Torri, Cavalli”, Testimonianza di Franco Purini, Edizioni Levante. Nel 2008 è invitato da Giorgio Bonomi  alla XXV Biennale di Scultura di Gubbio Museo della Scultura Contemporanea Parco Ranghiasci con il lavoro "il dardo viola" 2008 . I venti anni di attività di Kalenarte, raccolti nel catalogo “XX Kalenarte 1990-2010…un filo lungo vent’anni”, valicando i confini del Molise, vengono presentati a Roma nella sala della Protomoteca, in Campidoglio. Nel gennaio del 2011 propone, presso il Foyer del Teatro Comunale Gabriele D'Annunzio di Latina, l’installazione “mangiamo cultura con la cultura si mangia…”  (2010).
In concomitanza con tale evento, a cura di  Fabio D'Achille, si tiene la personale " ...noi che non abbiamo tetti ",  presso il Palazzo della Cultura di Latina. Marcella Cossu, direttrice del Museo Manzù GNAM di Roma, ad Ardea nell'ambito del progetto Manzù, l'Arte e il territorio lo invita a presentare l'installazione “mangiamo cultura con la cultura si mangia…” (2010). 
Sempre nel 2012 è vincitore con "Hangar 2.0" del Concorso Nazionale di idee per la riqualificazione  di Piazza del Popolo a Latina. Concorso a cura del Comune di Latina e dell' Ordine degli Architetti, della Provincia di Latina. La ricerca di nuovi spazi non deputati all'arte lo vedono presente presso la  Stazione Ferroviaria di Latina. Sala delle autorità. Presenta anche qui una significativa installazione a metà tra Arte ed Architettura  dal titolo " Sul filo della memoria. Omaggio ad Angiolo Mazzoni." 2013 il progetto promosso dalla Casa dell'Architettura di Latina è presentato da Pietro Cefaly.
Nel 2013 “Vivi”. Opere di Massimo Palumbo, mostra a cura di Cristina Costanzo, presso i Cantieri Culturali alla Zisa, di Palermo .