una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
mercoledì 8 gennaio 2014
sabato 7 dicembre 2013
ce n'è di strada da fare
.... ce n'è di strada da fare.
Alla cortese attenzione del Direttore di
LatinaOggi
Dott. Alessandro Panigutti
Illustre Direttore, spesso capita anche a me d'essere scambiato per una persona molto pessimista, abituato a mettere in moto la giusta porzione di senso critico e in particolare nel guardare le cose che fanno il nostro quotidiano, quotidiano di chi vive Latina.
Sono entrato l'altra sera in quella sala del Circolo Cittadino, che, devo confessare, poco amo, per quel suo aspetto un po' ....stantio, ma l'incontro era li e non ci si poteva sottrarre. L'identità, il presente, il futuro, il centro storico, le illusioni, le speranze, progetti, piani....c'era di tutto, in una sorta di copia e incolla senza fine. Per fortuna poi siamo giunti indenni alla fine della giostra per poter sentire cento parole di fila con un minimo di costrutto e senso compiuto, legate alla verità storica di questa città, cento parole capaci di raccontare il dramma di un luogo. Un luogo che, come ben diceva Lei, racconta di una città, Latina, che sta morendo.
Abbiamo sentito il bisogno di farle i complimenti a fine serata e desidero anche ora rinnovare il mio grazie.
Purtroppo sembra ai più, che non sia chiaro quale è il dramma che vive oggi Latina, un non luogo generalizzato che attraversa tutti i quartieri, dalla periferia al centro e viceversa, senza distinzioni: quale l'anima, ci chiediamo, quale il sapore, l'atmosfera.....e perchè poi andare a Piazza del Popolo....per quali contenuti, per quali motivazioni....chi ci dovrebbe andare.
Qualcuno lamentava dei manifesti che invitavano a partecipare ad eventi nelle altre città del Lazio e si chiedeva perchè non avviene il contrario, dimenticando che l'evento lo fanno i cittadini, le donne, gli uomini che sono comunità. Lo fanno le persone che vivono il loro quotidiano riconoscendosi sotto l'identità di un luogo, persone proprietarie di quei beni immateriali che noi non conosciamo, che noi non possediamo.
Una cosa banale, troppo semplice, un valore solo culturale che sfugge ai più. Oggi questa cosa, a Latina diventa ancora più difficile da trovare perchè come giustamente diceva Lei, non solo non ci conosciamo, ma non sappiamo neanche chi siamo, non sappiamo quali i nostri desideri, le passioni....se abbiamo delle peculiarità, dei valori da raccontare da raccontarci. Chi è cosciente di questo purtroppo appena può va via, mette fine a momenti continui di umiliazione. E di esempi ne abbiamo tantissimi oramai.
Di sicuro siamo un ottimo dormitorio, una porzione di una grande periferia e le prospettive, i numeri, i sondaggi ci dicono che lo saremo ancora di più. Periferia strana però, perchè a volte ci si può imbattere anche in periferie vive, capaci di generare corti circuiti. La nostra è periferia dormiente, costantemente sotto farmaci anestetizzanti.... salvo occasioni particolari dove a tutti è permesso svegliarsi e salire su carrozzoni orribili che a volte di passaggio per Piazza del Popolo si fermano: e il popolo felice può godere a comando.
Altro che identità, presente, futuro, centro storico, illusioni, o speranze .....la città ha avuto respiro fino agli anni settanta, poi il nulla: una collezione infinita di carta, progetti, idee che da una parte rappresentano l'inconcludenza di chi ha governato questa città, dall'altra l'incapacità di fare quadrato intorno ad un'idea, anche minima, semplice, elementare. Avevamo, abbiamo bisogno di un progetto qualsiasi ma capace di trovare una città che ci crede, un progetto utile a creare quell'amalgama, quel terreno di coltura che da solo può tenere insieme le persone. E' mancato, manca, il segnale forte, quello strutturale, diremmo oggi quando pensiamo alle beghe nazionali...e purtroppo anche qui tutto torna anche se a scale diverse.
In cambio da diverso tempo, da troppo tempo pannetti caldi, pezze e toppe utili solo al tirare a campare. Manca il piacere della scommessa, il piacere di progettare un sogno, pensare ad un'utopia da realizzare, una calamita nei confronti di chi annoiato attraversa la città e non ne capisce il senso.
Oggi è più facile per i più dire a bassa voce alla Razzi....ma chi te lo fa fare!!!
Sono le opere pubbliche, come diceva Lei, Illustre Direttore, quelle che rappresentano una comunità; sono dieci anni o quasi che il Tribunale "nuovo" è lì, opera incompiuta....buttata lungo un autostrada come una " palazza " qualsiasi, cantiere incompiuto a rappresentare molto bene l'immagine di un'epoca, di questo momento storico tanto triste. Eppure un edificio come il Tribunale avrebbe dovuto avere un senso urbano, una sua dignità, una sua forza urbana in nome del significato che porta dietro....oppure anche qui, pur stando nelle retrovie dell'impero, respiriamo il vento dei tempi e il Tribunale può anche essere una palazza qualsiasi buttata lì senza un minimo di senso, entro un cantiere infinito...a ridosso di una strada a scorrimento veloce.
Per il resto deserto. Deserto assoluto.
Poi non più tardi di un anno fa, era il 12 dicembre se non sbaglio...e in quell'occasione l'ultima o la penultima perla. Il Comune di Latina, l'Ordine degli Architetti, il Premio Lusana, aprono ad un Concorso d'idee per una rivisitazione (?) della Piazza del Popolo. Agli atti ci sono i bandi, i partecipanti, i vincitori e quant'altro utile anche a capire sull'esistenza o meno di quel punto interrogativo posto un rigo sopra.
Di sicuro posso aggiungere di essermi sentito molto onorato, veder vincere la mia proposta....salvo poi imbattersi qualche ora dopo in un paio di persone.
La prima mi dice: Architetto ma è sicuro che gliela fanno fare? e l'altra a rinforzo : .....ma si è trattato di una esercitazione di stile.? Gliela fanno fare. Esercitazione.
Non riporto i pensieri di quei momenti, preso a godermi una situazione che ho voluto tra l'altro condividere con cinque giovani architetti della città, ne' ho voglia ora di aggiungere altro se non l'augurio ai tanti giovani a guardarsi intorno......Ulisse insegna. Per Latina attendiamo da loro un sanifico corto circuito "contemporaneo".
Si l'altra sera di tutto si è parlato, ma non abbiamo registrato un minimo d'anelito di contemporaneità, ne' volontà... visionarie.
...........Ottanta anni dopo, ed è tempo per riflessioni e sguardi visionari, tempo per nuovi segni capaci di rilanciare il messaggio della modernità, rappresentato proprio all’inizio del secolo scorso, dalla fondazione delle città nuove......
L' ironia della storia che vede Littoria più moderna di Latina.
Oggi, 24 Novembre 2011 il giorno dopo, il mio grazie al Dottor Damiano Coletta e a Rinascita Civile per la serata che ci ha permesso queste riflessioni, a lei Illustre Direttore il piacere di rinnovare la nostra stima.... ce n'è di strada da fare.
Massimo Palumbo
24.11.13
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Massimo Palumbo Architetto Latina
latina e l'identità del suo centro storico: quale presente e quale futuro??
domenica 24 novembre 2013
......grande assente della serata l'anima di un luogo....
ce n'è di strada da fare
ce n'è di strada da fare
.........Ed è questo lo spazio della gente. É il luogo d’incontro di chi a Latina frequenterà l’università e che troverà proprio nel centro storico il punto di riferimento, lo spazio di vitalità, il punto di incontro, di scambio e di relazioni. Mai come ora, Latina ha necessità di una scossa, di un corto circuito capace di farle girare pagina nel segno dell'evoluzione della propria storia, nel segno della contemporaneità.
Un luogo capace anche di favorire l'accoglienza e la solidarietà. Un luogo di uso quotidiano, di passaggio e di sosta, e la naturale vocazione di spazio aggregativo e di scambio......
giovedì 21 novembre 2013
ampliamento galleria franco libertucci casacalenda_molise 2013
martedì 29 ottobre 2013
domenica 27 ottobre 2013
vivi
vivi....!
omaggio alla Sicilia
.........poi un giorno capita che ti invitano a presentare i tuoi lavori in Sicilia a Palermo....luoghi straordinari, unici e il fascino di esserci è tanto e ti strega. Pensi e ripensi, mischi le idee i desideri di cosa vuoi dire, rappresentare.... e ti ritrovi poi nelle condizioni scritte, raccontate dal grande Camilleri : "......quando voleva pinsari meglio a un problema o più semplicemente pigliare tanticchia d'aria bona, accattarsi un cartoccio di calia e simenza, vale a dire ceci abbrustoliti e semi di zucca, e andarsene a fare una lunga passiata ....passiata ruminante sia di bocca che di cervello...."
Ecco, e a parte le calia e i simenza, che non sapremmo proprio dove prenderli, l'mmersione è avvenuta. Per noi l'occasione di mettere insieme un puzzle capace di raccontare cose che ci appartengono con le cose di un luogo straordinario quale la terra di Sicilia.
Sicilia, la grande zattera immersa, vagante nel pieno del Mediterraneo, teatro quotidiano non solo di bellezza e di civiltà...ma anche di contraddizioni, di bizzarre evoluzioni della storia. Terra meticcia, caratterizzata da "mescolanza di cose frammiste" che portano noi in una sorta di regressione quasi infantile, alla scoperta del mito, allo stupore, al senso e alla voglia di utopia.
La zattera, la barca, l'asse di legno che vaga nel mare infinito .....che va, che va dove la porta il vento, con movimenti liberi da condizionamenti, da vincoli. La giusta condizione per essere liberi, vivi.
Vivi! diceva Mauro Rostagno, a cui è dedicata la sala del Comune di Palermo, ove esporrò alcuni miei lavori più recenti, Vivi... e pensi alla Sicilia, ai giovani siciliani. "... Vivi. Rischi…Sfidi il vento…" diceva Mauro, e il caldo vento del 68" improvvisamente torna a noi, in un ricordo che il tempo non ha mai sbiadito.
Ecco, ci affascina, ci piace l'idea rivolta ai giovani di ieri come a quelli di oggi, di sfidare il vento, di rischiare, di andare oltre, di cercare la propria strada....di aprire nuove sfide. Ricordo di recente, un passaggio in cui la discussione verteva tra i giovani e i loro padri. Michele Serra invitava i giovani a trovare una propria strada, a scrivere i propri libri..." vi toccherà, prima o poi, scrivere i vostri, cioè scrivere i libri dei figli. E quando deciderete di farlo, nessuno vi terrà per mano, ed allora parti per il tuo viaggio, non avere paura....". VIVI...dicevamo e le tante piccole bianche barche arrancano tra venti e difficoltà nel maremagnum.....vasto, infinito.
Diamo sfogo al pensiero..... diceva proprio Lucio Dalla, in una sua canzone tra le memorabili :....Il pensiero come l'oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare..... e le piccole bianche barche vanno... !.
Si bene, le bianche barche come metafora del pensiero libero hanno preso il largo....entro il Mediterraneo alla ricerca di altri lidi....o forse per godere di una piacevole solitudine. Capita. Una immagine, questa utile da meditare....
Diceva, Josè Saramago : “finisce il viaggiatore, non il viaggio”. Mai affermazione fu più vera per la storia dell’ arte. In questo caso un viaggio in un luogo non più percepito dall’ uso quotidiano, dalla routine, ma che all’ improvviso riacquista la parola, permette, su quel luogo, di incontrarsi, di scambiare emozioni.
Il viaggio continua e sulle piccole barche bianche, si trasportano......secoli di storia, secoli di cultura, possibilità di commistioni, di storie che mutano, che trasformano, che cambiano...l'oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.....
Massimo Palumbo
24.05.13
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