....girando per Ancona entro il cortile della Mole del Vanvitelli
una....pagina bianca di MASSIMO PALUMBO una pagina bianca di MASSIMO PALUMBO ....dover scrivere,disegnare, appuntare un qualcosa.... dare inizio ad una idea,ad un progetto.. e per un motivo o per un altro,essere completamente a corto di idee. Una relazione, un testo scritto, un articolo di giornale e ci troviamo davanti al foglio bianco senza sapere come iniziare...qualcuno ha già detto la sindrome del foglio bianco...
mercoledì 31 ottobre 2018
a Foligno il piacere di una MENZIONE molto particolare.grazie.
COMUNICATO STAMPA
Il Direttore artistico del Maack Massimo Palumbo e l’associazione culturale Kalenarte_Maack sono lieti di comunicare ai soci, ai sostenitori e agli amici, che il Kalenarte project, continua a ricevere riconoscimenti per il suo carattere di eccellenza nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.
Lo scorso sabato 13 ottobre a Foligno-Palazzo Trinci, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e nell’ambito del PREMIO INTERNAZIONALE “ La Fabbrica nel paesaggio Unesco 2018 ” ha ricevuto, in occasione della Cerimonia di Premiazione, la MENZIONE PARTICOLARE con la seguente motivazione:
Menzione Particolare a Maack Kalenarte
per la capacità di creare, con l’ausilio dell’arte contemporanea, un vivace dialogo con i luoghi e con gli abitanti ma anche di sviluppare e sostenere un turismo “esperenziale”, e non consumistico, di tipo nuovo e più sostenibile.
Questo evento ha reso fruttifera la Giornata Mondiale del Contemporaneo per il Comune di Casacalenda e per l’intera Regione Molise.
Per questo, la direzione artistica e l’associazione ringraziano il Club Unesco della Regione Molise e il suo Presidente l’ Architetto Cristian Di Paola che presentarono nello scorso mese di giugno la candidatura del MAACK, Museo all’Aperto d’Arte Contemporanea Kalenarte di Casacalenda, occasione questa per evidenziare la qualità dell’operazione a scala internazionale.
Il nostro grazie va anche e soprattutto ai tanti artisti che nel corso di questi anni hanno partecipato lasciando il segno del loro passaggio nel raccontare il paesaggio, l’ambiente. Tra i tanti non possiamo non menzionare: Tonino D’Erme, Paolo Borrelli, Andrea Colaianni, Fabrizio Fabbri, Antonio Fiacco, Franco Libertucci, Carlo Lorenzetti, Ilaria Loquenzi, Hidetoshi Nagasawa, Massimo Palumbo, Claudio Palmieri, Michele Peri, Alfredo Romano, Adrian Tranquilli, Costas Varotsos, Susanne Kessler, Stefania Fabrizi, Nelida Mendoza, Baldo Diodato, Ivan Barlafante, Krzysztof Bednarski, Ciriaco Campus, Antonio Cimino, Luigi Colajanni, Claudio Di Carlo, Emilia Isabella, Paolo Laudisa, Andrea Lanini, Igino Legnaghi, H.H.Lim, Luca, Teodosio Magnoni, Fabio Mauri, Luigi Menichelli, Achille Pace, Luca Patella, Clayton Patterson, Riccardo Pieroni, Rivka Rinn, Marialba Russo, Carmine Tornincasa, Franco Ottavianelli, Renata Petti, Massimo Pompeo, Francesca Cataldi, Kinga Araya, Tomaso Binga, Giorgio Di Stefano, Lorenzo Indrimi, Felice Levini, Vincenzo Mascia, Virginia Ryan, Naoya Takahara, Teresa Zambrotta, Fausto Colavecchia, Dante Gentile Lorusso, Gianni Piacentini, Cesare Pietroiusti.
Vogliamo inoltre ringraziare tutte le persone che contribuiscono e che hanno contribuito nei modi più disparati affinché il sogno, l’utopia di ricucire passato e presente attraverso l’arte contemporanea divenisse una realtà concreta.
Casacalenda, grazie ad uno sforzo creativo è ormai divenuto decisamente un polo di attrazione che crea le condizioni per contrastare lo spopolamento dei paesi dell’interno e offre uno strumento attivo per l’obiettivo più importante: la coesione territoriale.
li. 16.ottobre 2018
MAACK //CASACALENDA_MOLISE ITALY
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La Federazione Italiana dei Club e Centri per l’UNESCO Nella consapevolezza che il paesaggio e l’ambiente cooperano all'elaborazione delle culture locali e rappresentano una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale, contribuendo al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell'identità nazionale. Osservando che le evoluzioni delle tecniche di produzione e di pianificazione territoriale e, più generalmente, che i cambiamenti economici mondiali continuano ad accelerare la trasformazione del paesaggio. Considerando che lo sviluppo sostenibile è fondato sul rapporto equilibrato tra i bisogni sociali, l'attività economica e l'ambiente. Nella convinzione che l'applicazione degli ideali UNESCO e la diffusione della cultura del territorio e del paesaggio, nell'accezione definita dalla Convenzione Europea del Paesaggio ratificata dallo Stato Italiano con legge n. 14 del 9 gennaio 2006, contribuiscano a una nuova etica comportamentale rispettosa dell'ambiente di vita individuale e sociale.
bandisce l'edizione 2018 del Concorso
“LA FABBRICA NEL PAESAGGIO”
Ideato e promosso dal Club per l’UNESCO di Foligno e Valle del Clitunno
ANCONA 27.10.2018
.....una esperienza particolare al Museo Tattile Omero presso la Mole
Vanvitelliana di Ancona ______….oggi la mole è sede di mostre
temporanee, festival, spettacoli nonché dello straordinario Museo
Tattile Omero. Questo museo, unico in Italia (e tra i pochi al mondo),
regala ai non vedenti l’emozione di scoprire importanti opere d’arte
(attualmente 150) grazie alla riproduzione in scala che permette loro di
toccare i calchi in gesso del Partenone, della stessa Mole, della Pietà
di Michelangelo, della Nike di Samotracia e di tante altre opere di
artisti contemporanei…..
mercoledì 13 giugno 2018
FARESPAZIO 2018
De-razionalizzare l'architettura. Il progetto oltre il progetto
di Massimo Palumbo
Sul nuovo, sulla contemporaneità, l’arte, l’architettura, i luoghi e i non luoghi che viviamo.
Indagare, vedere, parlare, conoscere, camminare, attraversare. Questo progetto dovrà essere capace di scavare tra i sogni, i desideri, le testimonianze di chi vive la città . Dovrà essere capace di prospettare un futuro prima di risolvere il presente.
Mai come oggi serve un progetto che sia in grado di stimolare il desiderio di esserci, di fare in quanto cittadini di questo territorio e, comunque, una sintesi in equilibrio tra tradizione ed innovazione.
Quale il rapporto tra arte e architettura? In che modo i saperi e i linguaggi disciplinari possono innestarsi per restituire la pluralità del territorio, nella sua dimensione fisica e sociale, per dare vita a nuovi paesaggi culturali?
Latina, al centro del nostro indagare, città senza mura ed aperta al territorio vasto, che dalle propaggini dei Colli Albani si estende poi fino a Terracina, è LA CITTA' PONTINA .
Questo, per punti, per emergenze il “paesaggio culturale” che ci appartiene e che è la nostra immagine, fatta, di acqua, di eucalipti, di mare, di spazi pianeggianti e del silenzio, di vuoti, oltre che di persone con i propri costumi, le proprie tradizioni, il proprio essere: ricchezze da mischiare e da raccontare.
La cultura e l’arte sono la voce critica, il terreno della riflessione, laddove si è fallito per mancanza di capacità programmatica o, nel nostro caso, forse di cultura comune di appartenenza.
E poi ancora: Latina e gli anni trenta, il primo Novecento. Architettura e metafisica vanno poco d’accordo per un problema sostanziale. “La metafisica presuppone una visione distaccata ed esterna della realtà che, così, appare in bilico tra realtà e irrealtà; la vita concreta, invece, la realtà la divora, la vive e non la contempla. Pensare che una persona possa vivere all’interno di un quadro metafisico è possibile ma solo pagando un prezzo altissimo alla realtà. E difatti le architetture metafisiche le apprezzano, di regola, gli architetti che le guardano astrattamente ed esteticamente ma non le vivono e non le apprezza la gente comune che le guarda praticamente e le vive, distruggendole e privandole del loro senso originario” (Luigi Prestinenza Pugliesi).
Storie e situazioni che vanno indagate come da indagare è il senso e le conseguenze d’essere una città di fondazione. Con FARE SPAZIO noi vorremmo si andasse oltre l’orizzonte ristretto della città di fondazione. E’ possibile? Andare oltre e superare questa condizione culturale di impasse, di fermo, di sguardo perennemente retroverso.
Abbiamo terribilmente bisogno di agire, di osare. Dobbiamo cercare d’andare oltre la città ideale e, forse, la città ideale costruita non esiste se non nel nostro immaginario.
Latina città del Novecento merita una propria visuale prospettica.
Poi qualcuno ti dice: “attento le città di fondazione negano il loro destino”.
Vorremmo avere strumenti, vedere, sapere e rispondere che non è così.
Mi è capitato anche in diverse occasioni di leggere: “le città di fondazione sono un falso storico!”. Sarà vero? Non so. E' un nodo che non sono riuscito a sciogliere. Però dico: guardiamo avanti e progettiamo “futuro”. Chi ha avuto ragione dalla storia ha reinterpretato luoghi e simboli. La storia è fatta dal sovrapporsi di segni a volte in continuità, altre in contrapposizione e comunque sempre a dare senso alla storia degli uomini.
Andare oltre, sapendo bene che la ricerca della perfezione urbana è un obiettivo improprio per il significato insito di “città”. Le nostre citta non sono altro che il risultato di stratificazioni e di luoghi da raccontare. Diceva Giancarlo Bovina: “Esplorare per me significa ritrovare la sacralità del luogo”. “La sacralità dei luoghi” è quello di cui abbiamo bisogno. Può sembrare strano, ma abbiamo bisogno di luoghi, di storie, di racconti e di nuove narrazioni.
La città è fatta di segni e di volontà, volontà politiche e di scelte nuove, di cambiamenti. Le stratificazioni danno origine a nuovi sguardi, a nuove interpretazioni per nuove strategie di trasformazione dello spazio urbano, dove lo spazio pubblico deve essere inteso come complesso di relazioni. Sovrapporre, stratificare. Relazioni e nuovi racconti. Solo producendo narrazioni e sguardi politici diversi si possono immaginare strategie, reti e città possibili.
Il nostro è un territorio il cui potenziale va svelato, riscoperto, riattivato.
Esiste già, ma per raccontarlo bisogna immaginare le parole, i luoghi, le situazioni e le storie che pur ci sono. Risulta fondamentale la gestione dello sviluppo urbano e degli spazi della socialità fino alla comprensione del territorio come spazio dell’esperienza condivisa.
L’architettura del nostro intorno, di contro vive e deve rappresentare visioni, deve saper immaginare nuovi paesaggi capaci di raccontare i nostri giorni, il nostro vivere i contesti vissuti dalla quotidianità. C’è poi un’urgenza per una “prospettiva culturale” che porta al nuovo e capace di capire il giusto valore della contemporaneità e importante sarà produrre uno spostamento di sguardo e di direzione.
“Abbiamo bisogno d'immaginazione e non di immagini. Se vuoi apprezzare sino in fondo l'architettura, nella sua essenza, allora devi comprenderne la sfera onirica. La letteratura come la poesia. Non immagini, ma suggestioni! perchè ti fanno vedere l'invisibile con l'occhio della mente.”. Oggi più che mai le città sembrano offrire un’apertura utopistica nei confronti di stereotipati modernismi per un possibile nuovo progetto urbano. E Salvatore Settis nelle sue lezioni a Mendrisio ci dice: “la città e il paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia; sia la città che il paesaggio formano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’architetto, perché il suo lavoro incide sull’ambiente e sul tessuto urbano, determina la qualità della vita quotidiana, modifica le dinamiche della società” (Vincenzo Latina).
Un modo questo per racchiudere i tanti valori etici che facciamo nostri per … FARE SPAZIO.
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