lunedì 20 febbraio 2012

la fiamma








 

“ … la fiamma del carabiniere…”
… L’intervento è minimale e rispettoso dell’impianto urbanistico di fondazione.
L’isola, è sottolineata da un cordolo sagomato in travertino, rafforzato lungo tutto il perimetro da una lastra, ancora in travertino, con funzione di raccordo con l’asfalto della sede stradale. Sulla sommità un semplice prato verde accog quello che l’autore, Massimo Palumbo,  definisce un segno urbano. Si tratta di due sagome sovrapposte e lievemente inclinate rispetto al piano di posa, una in acciaio corten e l’altra in acciaio inox, che raggiungono in altezza le dimensioni di 3 metri
Le sagome evocano un simbolo ben noto e riconoscibile, la fiamma del carabiniere ….
…Proiettata nella città, la fiamma supera la referenzialità all’oggetto, essere simbolo dell’Arma, bloccata nella divisa,  per ritornare ad essere l’espressione di un sentimento, in questo caso di riconoscimento per quegli uomini, figli del popolo, della città, che bruciano le loro vite nel servizio ….
Così Massimo Palumbo con il materiale della tradizione, il travertino  tipico del periodo di fondazione di Latina, il materiale della natura, il prato verde ed il materiale dell’innovazione e della forza efficiente e di molte espressioni artistiche contemporanee, l’acciaio, si confronta con il tema del “monumento”.
Si tratta di un tema contraddittorio per l’arte contemporanea e per molti aspetti imbarazzante, bandito per anni, perché non si tratta soltanto di un’arte fine a se stessa ma di un’arte che deve confrontarsi con un contenuto ufficiale, entro certi limiti con criteri di leggibilità e riconoscibilità, e con tutta una tradizione. Si tratta poi di un elemento destinato a durare nel tempo.
Bene ha fatto Massimo Palumbo ad accettare questo confronto e ad esporsi in tal modo in pubblico, consapevole da architetto-artista quale è, che ogni monumento è essenzialmente un segno che, nel riassumere un luogo, lo qualifica come spazio, momento di sintesi della qualità urbana ….
Teresa Zambrotta    Critico, storico dell’arte.
Latina giugno 2004


 



foto by Annamaria De Luca


autumn contamination



                                     ....a proposito di autumn contamination:l'intervista
                                                              


Bene Comune intervista del 20.12.11.
.....mi chiede una breve riflessione sull'Autumn Contamination a Campobasso.
Ma senz'altro è cosa buona sempre, quando un territorio riesce ad esprimere pluralità di eventi. Sono momenti che mantengono vivo il dibattito culturale e riescono ad evidenziare meglio a chi rappresenta le istituzioni quali sono le vocazioni di chi opera nel quotidiano. Al di la del plauso per chi si incammina per la prima volta in un percorso come questo dove l'Arte contemporanea  in genere è vista sempre con sospetto, a dir poco, mi è sembrata interessante la formula delle contaminazioni tra le arti  anche se la cosa di per se avrà  senz'altro aumentato le difficoltà all'organizzazione. 
Ora però il problema principale a mio avviso  è capire cosa un evento del genere può aver  lasciato sul campo, quale segno tra chi ha partecipato nei ruoli di spettatore ma anche per chi è stato attore. Quali le effettive contaminazioni presenti o future ?.  La nostra esperienza ci dice che solo il tempo e la qualità dei contenuti  di quanto si fa riesce e non sempre, a creare una traccia, a dare un percorso e mentre è difficile costruire nel tempo, è facilissimo smontare tutto. Non ci vuole nulla per vanificare anni di lavoro. Quindi a mio parere è importante in questo campo avere un progetto forte che direi "chiuso-aperto" e proiettarlo nel tempo...mi rendo conto e sembra una contraddizione ma il troppo "liquido" tende a sfuggire ed a confondersi nell'effimero. Oggi tutto è molto complesso e sembra che il difficile sta proprio nel saper coniugare gli opposti....ed è la stessa cosa di quando ci si pone il problema del locale o del globale ed alla fine si stabilisce la necessità di un dialogo, di un salutare mix necessario con entrambi i punti di vista.  Nel costruire questo mix, risulta molto importante conoscere il territorio su cui si opera e non pensare di trovarsi all'inizio di una nuova era, di una stagione che può fare tabula rasa per ricominciare daccapo. Tutto si realizza e tutto si costruisce con il "gioco sapiente" delle sovrapposizioni degli strati che si pongono l'un sull'atro in un eterno dialogo e sinergia costruttiva.
Mi chiede poi cosa penso e quali le considerazioni  circa le politiche culturali molisane e, nello specifico, quale la funzione della Fondazione Molise Cultura. 
Diciamo che tra le tante cose messe insieme e le triangolazioni  avvenute con Autumn Contamination, cosa significativa sono stati gli incontri per verificare  lo stato di salute e il cosa fare per quanto riguarda l'Arte contemporanea in particolare. Nel contenitore Autumn Contamination, c'erano un pò tutte le figure che oggi rappresentano il Molise negli ambiti di cui sopra e sarebbe interessante anche per noi, capire cosa ha prodotto l'incontro. Sinceramente al di là delle buone intenzioni, non abbiamo segnalato novità. I problemi sul tavolo c'erano e scelte in effetti non ci sono state e forse non poteva essere se non così.. La politica, le istituzioni e chi le rappresenta devono comunque e al più presto,  prendere posizione ed essere al massimo trasparenti. L'occasione della Fondazione Cultura Molise si può rivelare un ottimo motore propulsivo per idee e creatività e perchè no.... crescita,  ma potrebbe svelarsi anche come un grande bluff......e sinceramente facciamo voti perchè questo non accada.
Ritornando al fare cultura e al valore aggiunto Arte Contemporanea, è da sottolineare, l'importanza mai come oggi di poter operare in sinergia tra chi ha operato ad oggi sul territorio creando curricula ma sopratutto  percorsi di grande qualità.
Il Molise ha progetti nazionali, internazionali che aspettano solo di essere messi a regime per essere goduti e rappresentare al meglio il territorio su cui insistono.  Quindi salvaguardate e potenziare le eccellenze esistenti, il Premio Termoli e la sua storia, Fuoriluogo a Campobasso per i contenuti e le proposte che ben sono state rappresentate ed animate negli anni, Kalenarte a Casacalenda  con il suo Museo all'Aperto, per la particolarità del progetto, la qualità e la coerenza nel tempo.
La  Fondazione Cultura Molise  dovrà secondo noi, evitare una cosa, una sola cosa: la dispersione a pioggia delle risorse.
Individuare invece livelli di intervento diversi ove le varie iniziative culturali possano  far riferimento ad un asse centrale portante espresso e sostenuto dalle eccellenze. Raramente capitano delle occasioni e questa forse è una o l'unica. L'unica  per porre il Molise, la sua cultura, il suo territorio all'attenzione di un  palcoscenico più ampio, di valenza Europea.
Un respiro sicuramente adeguato alle sue potenzialità.
Massimo Palumbo

passo genovesi


                                                                                       ...il nostro grazie a Marcella Cossu
                                                                                            

........l’idea di environnement di Massimo Palumbo, consistente nell’ipotizzare un ponte-mongolfiera, virtualmente in grado di spiccare il volo in ogni momento, a causa dei grandi palloni aerostatici bianchi ad esso collegati in punti strategici, e miranti “ad infinitum”, gioca, com’è prassi consolidata in altre installazioni di questo nostro originale rappresentante della land-art, con un’arrière pensée fortemente polemica, com’è del resto intuibile dall’osservazione della serie di foto “parlanti” a documentazione della bellezza architettonica e quasi sensoriale del manufatto romano del ponte. Piccoli blocchi di laterizio caldo, aggettanti e rientranti ad interpretare il movimento dei brevi piloni e l’armonioso svolgimento delle arcate, piombato, il tutto, nel magma di un desolante degrado di periferia urbana, tra  stracci, canneti  e roulottes . Vola via, pontile romano, nell’oscurità della notte, prendi il largo per lidi più ospitali…questo un possibile messaggio, tra i tanti  ipotizzabili per il progetto di Massimo Palumbo.
......La visione del ponte ha scandito nel tempo ogni mio ritorno nell’isola;  tanto più auspico un pieno e veloce recupero di Ponte di Passo Genovese, che merita di tornare sentinella e avamposto culturale del territorio di appartenenza..... 
Marcella Cossu   
(*)
Marcella Cossu Curatore Storico dell'Arte,
direttrice del Museo Manzù Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma


pillola


 

domenica 19 febbraio 2012

sabato 18 febbraio 2012

ardea_casacalenda


"passeggiate a metà tra arte contemporanea ed ambiente ...."

martedì 14 febbraio 2012

gnam raccolta manzù/mad



                                                                      



La scelta del bianco, come tabula rasa da cui ricominciare ex novo, nonchè equazione suprema tra spazio, luce e nous intellettivo, è filo conduttore, a partire dagli anni novanta, della ricerca neoconcettuale di Massimo Palumbo, figura polivalente e complessa di artista a cavallo tra architettura e ambiente, interprete ideale della concezione contemporanea dell’ecomuseo inteso come salvaguardia e valorizzazione dell’insieme di caratteristiche storico-artistiche,  ambientali,  antropologiche, sociali, financo economiche, di uno o più territori, non necessariamente d’appartenenza, come per l’appunto si verifica  nel caso in questione( “…noi che non abbiamo tetti” è infatti l’emblematico titolo della mostra di Palumbo, molisano d’origine “trapiantato”, come Manzù e molti altri ancora, nell’ Agro, apertasi lo scorso 30 gennaio presso il Teatro Comunale e il Palazzo della Cultura di Latina, iniziativa curata da Fabio D’Achille-con testi critici  di Cristina Costanzo e Vincenzo Scozzarella- nell’ambito delle manifestazioni promosse da MAD Rassegna d’Arte Contemporanea d Latina, e al cui interno figurava l’installazione Mangiamo cultura,con la cultura si mangia,  e integrata dalla performance di Elisabetta Femiano) In  Mangiamo cultura peraltro- specie se posta a confronto con la maggior parte delle ultime installazioni di Palumbo, che  addirittura titolava I Bianchi una serie di lavori degli anni novanta – il bianco non è più  magma di accecante bagliore che calcifica e conglomera indissolubilmente oggetti e superfici, ma al contrario si fa velata scialbatura alla robusta e familiare plastica della “rosetta” di pane farcita dal ripieno della pagina stampata. L’installazione- ferro, pane, carta, testi letterari, e il semplice elenco dei materiali costitutivi ne è del resto  miglior testo critico-corrisponde all’idea duchampiana dell’arte che qui ora si fa vita pensiero e azione, coadiuvata dalla forza di un titolo che è opera esso stesso: Mangiamo cultura , ironico e paradossale come l’assunto di un Ready-Made organico e, d’altra parte, …con la cultura si mangia, o almeno si dovrebbe, sostiene Palumbo. L’installazione ,  che verrà presentata  sabato 12 novembre alle ore 18.00, sarà esposta presso la Raccolta Manzù fino alla fine di novembre 2011. Presentazione di Marcella Cossu, con l’intervento di Vincenzo Scozzarella, Direttore della Galleria Civica d’Arte Moderna di Latina e di Fabio D’Achille, Curatore di MAD Rassegna d’Arte Contemporanea di Latina, cui va un particolare ringraziamento per la preziosa collaborazione . Sabato 12 avrà  anche luogo la proiezione del  video della  mostra “… noi che non abbiamo tetti” (Latina, Galleria Civica, gennaio 2011)  (video Antonio Ventriglia, montaggio Antonio Petrianni); verrà  inoltre replicata la performance teatrale di Elisabetta Femiano realizzata per l’installazione di Palumbo.

Ufficio Stampa Raccolta Manzù
Marco Poma

Manzù, L’Arte e il Territorio.
Massimo Palumbo. “Mangiamo cultura..alla Raccolta Manzù”
a cura di Marcella Cossu
Sabato 12 novembre 2011 ore 18.00
Raccolta Manzù, Ardea