sabato 8 dicembre 2012

premio lusana prima edizione


1° PREMIO D’ARCHITETTURA   ERNESTO LUSANA 1999


COMITATO SCIENTIFICO
Pietro Cefaly
Riccardo Cerocchi
Salvatore Parziale
Remigio Coco
Gina Preti
Massimo Palumbo


 
 
con il patrocinio
CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI
COMUNE DI LATINA
LATINA, 12-18 Giugno 1999
Capannoni Ex Consorzio Agrario, Via Don Minzoni
 
ERNESTO LUSANA
 
da "La Casa di Pietra"(*), n.2/1996
(*) Rivista dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Latina



CARO LUSANA
49 ... in questo percorso teso alla ricerca di una tradizione del mestiere in provincia di Latina, ci sembrava significativo proporre una riflessione su Emesto Lusana...
50 ... questo architetto, scomparso nel 1990 più di altri ha vissuto quella condizione di estrema durezza nell’esercizio della professione, di cui si è detto in precedenza...
51 ... così abbiamo organizzato un primo incontro, nella sede del nostro Ordine, durante il quale si è cominciato a parlare di un collega, partendo dai propri ricordi, dalle frequentazioni più o meno assidue del suo studio, a Sermoneta, o degli ultimi anni da lui vissuti a Latina...
NARDACCI: ...cominciai ad incontrarlo alla Galleria Pennacchi dove lui abitava ed io avevo lo studio. Camminava con i pugni in tasca e ci incontravamo al bar: erano i suoi ultimi anni ed io e Remigio Coco abbiamo vissuto il suo dramma, prima sotto il profilo professionale e poi condividendo il travaglio della sua malattia. Aveva un tumore alle ossa...
BUSIO: ... in quegli stessi anni è stato correlatore della mia tesi di laurea, con relatore Capolei. Ogni volta era una lezione di architettura, ingegneria e tecnologia. Mi ha fatto abbandonare tutto quello che avevo imparato alla "Sapienza". Un altro metodo di progettazione, alla maniera di Savioli, Ricci e degli altri della scuola fiorentina. Lasciai l’urbanistica fatta di maglie e di assi per lavorare, come lui, sul segno, sull’immagine intenzionale contemporaneamente in pianta, prospetto, sezione...
BALDINI: ... ho conosciuto Lusana perché cercavo lavoro, nel suo studio ricavato in una delle torri medioevali più belle di Sermoneta, c'era un caos indescrivibile... Sono rimasto con lui per molto tempo e fra le altre cose vorrei ricordare la polemica sulla "città nastro " per Sermoneta. Bisognerebbe rendere giustizia ritengo a quel progetto realizzato con Savioli, Musmeci e Claudio Cintoli. In quel contesto si realizzò uno dei primi esempi di collaborazione fra una industria e i propri dipendenti, per la realizzazione di cooperative edilizie. La Bristol di Sermoneta ottenne finanziamenti e con il coordinamento del Dott. Liazza si organizzarono ripetuti incontri con i soci della cooperativa - impiegati ed operai - tesi alla progettazione partecipata degli alloggi, nonché della loro gestione. Erano previsti infatti tipi molto diversificati, anche dimensionalmente, per rispondere all’idea di evoluzione nel tempo di un nucleo familiare. Si studiò e si sottoscrisse anche uno statuto che definiva criteri di rotazione delle singole unità immobiliari, ma la cosa non andò in porto, come per tanti altri suoi progetti...
MAGAUDDA: ... anche io sono testimone di alcune sue sventure
professionali, ero a studio con l’Ing. Taviano che, con l’Ing. La Rocca e l’Arch. Vittorio D’Erme, indugiavano a lavorare ai piani del Q4 e Q5. Un giorno arrivò Ernesto con un progetto già concluso e glielo lasciò sul tavolo. Non se ne fece niente...
BALDINI: ... in quel progetto era prevista una piazza piena di Agathea caelestis...
MAGAUDDA: ... completamente suo fu invece il progetto di concorso per il Centro Direzionale di Latina. Ricordo la sua grande percezione della struttura...
COSTANZO: ... Ernesto è nato a Sermoneta l’11 luglio 1926 e ha studiato a Firenze dove si è laureato nel 1967. Prima aveva studiato ingegneria, aveva fatto diversi esami e forse anche per questo aveva una grande dimestichezza con le strutture. Credo che dovremmo approfondire questo aspetto della sua ricerca progettuale, trovando delle connessioni che, oltre quelle più evidenti con Savioli, forse sono più significative con l’opera di Michelucci...
PALUMBO: ... quando parlava creava attenzione e mostrava con orgoglio i suoi bei disegni che stavano sempre al limite tra un progetto definito e l'opera d’arte, fogli carichi di intensità spaziali rappresentate con il segno forte della china...
VIGLIERCHIO: ... questa idea che ci fosse una fusione naturale delle arti era uno dei motivi ispiratori della sua collaborazione con Arco, una rivista che io curvo in quegli anni. Lusana riteneva che la musica contemporanea, la pittura, la scultura, tutto confluisse senza confini predeterminati in un ambito comune, un territorio bianco, come quei fogli quadrati 100x100 che aveva richiesto Savioli, per il progetto di Sermoneta, su cui i suoi segni confluivano a determinare il progetto... Lo testimoniano la mostra e la scenografia su Sciarrino, nel sotterraneo bianco dello Batiment deux, di alcuni anni fa...
ANGELUCCI: ...ho incontrato Ernesto nel ‘85, con mia sorella e con Marco Paccosi. Dovevamo studiare Sermoneta per un esame e fu molto disponibile, come con tutti gli studenti di architettiíra. Si intuiva questo suo grande attaccamento per il paese dove era nato e dove viveva, ma contemporaneamente esprimeva grande amarezza per la sua emarginazione professionale…
PALUMBO: ... si, era molto arrabbiato anche con gli amministratori di Latina dove, in quegli anni, se non avevi tre tessere non facevi nulla, non avevi un incarico. Era arrabbiatissimo contro quello che chiamava regime, non aveva le remore o le paure che forse potevano frenare un giovane...
COSTANZO: ...gestire la figura di Lusana significa vedersi ancora per approfondire ancora molte questioni. Straordinario e generoso, ma anche duro, certo mai indifferente, aveva il piacere di parlare di architettura, che poi è anche la ragione della nostra rivista e del nostro dialogare anche con gli studenti. Va recuperato questo aspetto, ma anche la durezza di una professione che pochi riescono ad esercitare a pieno titolo e per fare questo, anche su invito della stessa famiglia, non dobbiamo ridurre questa iniziativa in un recupero pacificatorio perché Lusana era fortemente discriminato.
NARDACCI: ... questa della rivista è un’iniziativa importante perché ci dà la possibilità di parlare di un collega e di affrontare questioni di architettura. Bisognerebbe estrarre i messaggi nascosti della sua esperienza più che esaltare la sua anarchia. Lusana ha segnato qualcosa che dobbiamo ancora capire...





.......Nella nostra famiglia non esistono obblighi di commemorazione; Ernesto è presente per una sorta di memoria involontaria, alla Proust, per cui i ricordi affiorano corredati di umori; lo riconosciamo in frammenti di esistenza che emergono, dietro sollecitazioni casuali, un oggetto o una serie di graphos ordinati negli astucci, e che inducono sensazioni appaganti. Le sue esperienze professionali, sempre tumultuose e contrastate, sono state vissute da tutti noi, ciascuno per la sua parte di vita, nell’accettazione di quella sua peculiare irregolarità, rispetto alle codificazioni allora in atto. Sapevamo tuttavia che il senso del suo lavoro emergeva, con una sua qualità, da una vicenda progettuale innovativa, operosa nell’esplicazione concreta del momento creativo, attenta ai segni della realtà umana, con la quale l’architetto è sempre in debito quando si tratti di dignità nell’abitare.
Carla Lusana
 
 
 
con il patrocinio
CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI
COMUNE DI LATINA
LATINA, 12-18 Giugno 1999
Capannoni Ex Consorzio Agrario, Via Don Minzoni
"1° PREMIO D’ARCHITETTURA
ERNESTO LUSANA
1999"
Il Concorso aperto a tutti gli iscritti al nostro Ordine, promuove un progetto d’Architettura, di un’opera che potrebbe anche non essere stata realizzata. Lo spirito del Concorso è quello di portare alla luce e proporre progetti innovativi, sul piano della ricerca architettonica e della sperimentazione, nocnché di evidenziare e far conoscere idee e soluzioni progettuali che per rigore metodologico, qualità, coerenza e capacità innovativa possono contribuire o aver contribuito al formarsi di una coscienza architettonica.
Tutto ciò volendo affermare il ruolo irrinunciabile e decisivo dell’Architettura nella dinamica delle trasformazioni urbane e territoriali.
E’ l'occasione anche per ricordare la figura del collega Lusana dando per l’appunto il suo nome al premio, proprio perché lui, più che ogni altro, dedicò tanto all’Architettura, intesa come luogo privilegiato di ricerca e di sperimentazione. L’Architettura per Ernesto era
il campo ideale per raggiungere nuove possibilità di espressione e di vita.
 
 

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