martedì 7 marzo 2017

Latina






ce n'è di strada da fare...

Illustre Direttore,(***)
spesso capita anche a me d'essere scambiato per una persona molto pessimista, abituato a mettere in moto la giusta porzione di senso critico e in particolare nel guardare le cose che fanno il nostro quotidiano, quotidiano di chi vive Latina.
Sono entrato l'altra sera in quella sala del Circolo Cittadino, che, devo confessare, poco amo, per quel suo aspetto un po' ....stantio, ma l'incontro era li e non ci si poteva sottrarre.  L'identità, il presente, il futuro, il centro storico, le  illusioni, le speranze, progetti, piani....c'era di tutto, in una sorta di copia e incolla senza fine. Per fortuna poi siamo giunti indenni alla fine della giostra per poter sentire cento parole di fila con un minimo di costrutto e senso compiuto, legate alla verità storica di questa città, cento parole capaci di raccontare il dramma di un luogo. Un luogo che, come ben diceva Lei, racconta di una città, Latina, che sta morendo.
Abbiamo sentito il bisogno di farle i complimenti a fine serata e desidero anche ora rinnovare il mio grazie.
Purtroppo sembra ai più,  che non sia chiaro quale è il dramma che vive oggi Latina, un non luogo generalizzato che attraversa tutti i quartieri, dalla periferia al centro e viceversa, senza distinzioni: quale l'anima, ci chiediamo, quale il sapore, l'atmosfera.....e perchè poi andare a Piazza del Popolo....per quali contenuti, per quali motivazioni....chi ci dovrebbe andare.
Qualcuno lamentava dei manifesti che invitavano a partecipare ad eventi nelle altre città del Lazio e si chiedeva perchè non avviene il contrario, dimenticando che l'evento lo fanno i cittadini,  le donne, gli uomini che sono comunità. Lo fanno le persone che vivono il loro quotidiano riconoscendosi sotto l'identità di un luogo, persone proprietarie di quei beni immateriali che noi non conosciamo, che noi non possediamo. 
Una cosa banale, troppo semplice, un valore solo culturale che sfugge ai più. Oggi questa cosa, a Latina diventa ancora più difficile da trovare perchè come giustamente diceva Lei, non solo non ci conosciamo, ma non sappiamo neanche chi siamo, non sappiamo quali i nostri desideri, le passioni....se abbiamo delle peculiarità, dei valori da raccontare da raccontarci. Chi è cosciente di questo purtroppo appena può va via, mette fine a momenti continui di umiliazione. E di esempi ne abbiamo tantissimi oramai.
Di sicuro siamo un ottimo dormitorio, una porzione di una grande periferia e le prospettive, i numeri, i sondaggi  ci dicono che lo saremo ancora di più. Periferia strana però, perchè a volte ci si può imbattere anche in periferie vive, capaci di generare corti circuiti. La nostra è periferia dormiente, costantemente sotto farmaci anestetizzanti.... salvo occasioni particolari dove a tutti è permesso svegliarsi e salire su carrozzoni orribili che a volte di passaggio per Piazza del Popolo si fermano:  e il popolo felice può godere a comando.
Altro che identità, presente, futuro, centro storico, illusioni, o speranze .....la città ha avuto respiro fino agli anni settanta, poi il nulla: una collezione infinita di carta, progetti, idee che da una parte rappresentano l'inconcludenza di chi ha governato questa città, dall'altra l'incapacità di fare quadrato intorno ad un'idea, anche minima, semplice, elementare. Avevamo, abbiamo bisogno di un progetto qualsiasi ma capace di trovare una città che ci crede, un progetto utile a creare quell'amalgama, quel terreno di coltura che da solo può tenere insieme le persone. E'  mancato, manca, il segnale forte, quello strutturale, diremmo oggi quando pensiamo alle beghe nazionali...e purtroppo anche qui  tutto torna anche se a scale diverse.
In cambio da diverso tempo, da troppo tempo  pannetti caldi, pezze e toppe utili solo al tirare a campare. Manca il piacere della scommessa, il piacere di progettare un sogno, pensare ad un'utopia da realizzare, una calamita nei confronti di chi annoiato attraversa la città e non ne capisce il senso.
Oggi è più facile per i più dire a bassa voce alla Razzi....ma chi te lo fa fare!!!
Sono le opere pubbliche, come diceva Lei, Illustre Direttore, quelle che rappresentano una comunità; sono dieci anni o quasi che il Tribunale "nuovo" è lì, opera incompiuta....buttata lungo un autostrada come una " palazza " qualsiasi, cantiere incompiuto a rappresentare molto bene l'immagine di un'epoca, di questo momento storico tanto triste. Eppure un edificio come il Tribunale avrebbe dovuto avere un senso urbano, una sua dignità, una sua forza urbana in nome del significato che porta dietro....oppure anche qui, pur stando nelle retrovie dell'impero, respiriamo il vento dei tempi e il Tribunale può anche essere una palazza qualsiasi buttata lì senza un minimo di senso, entro un cantiere infinito...a ridosso di una strada a scorrimento veloce.
Per il resto deserto. Deserto assoluto.
Poi non più tardi di un anno fa, era il 12 dicembre se non sbaglio...e in quell'occasione  l'ultima o la penultima perla.  Il Comune di Latina, l'Ordine degli Architetti, il Premio Lusana, aprono ad un Concorso d'idee per una rivisitazione (?) della Piazza del Popolo.  Agli atti ci sono i bandi, i partecipanti, i vincitori e quant'altro utile anche a capire sull'esistenza o meno di quel punto interrogativo posto un rigo sopra.
Di sicuro posso aggiungere di essermi sentito molto onorato, veder vincere la mia proposta....salvo poi imbattersi qualche ora dopo in un paio di persone.








La prima mi dice: Architetto ma è sicuro che gliela  fanno fare? e l'altra a rinforzo : .....ma si è trattato di una esercitazione di stile.?   Gliela fanno fare. Esercitazione.
Non riporto i pensieri di quei momenti,  preso a godermi una situazione che ho voluto tra l'altro condividere con cinque giovani architetti della città,  ne' ho voglia ora di aggiungere altro se non l'augurio ai tanti giovani a guardarsi intorno......Ulisse insegna. Per Latina attendiamo da loro un sanifico corto circuito "contemporaneo".
Si l'altra sera di tutto si è parlato, ma non abbiamo registrato  un minimo d'anelito di contemporaneità,  ne'  volontà... visionarie.
......Ottanta anni dopo, ed è tempo per riflessioni e sguardi visionari, tempo per nuovi segni capaci di rilanciare il messaggio della modernità, rappresentato proprio all’inizio del secolo scorso, dalla fondazione delle città nuove......
L' ironia della storia che vede Littoria più moderna di Latina.
Oggi, 24 Novembre 2011 il  giorno dopo, il mio grazie al Dottor Damiano Coletta e a Rinascita Civile per la serata che ci ha permesso queste riflessioni, a lei Illustre Direttore  il piacere di rinnovare  la nostra stima.... ce n'è di strada da fare.
Massimo Palumbo

24.11.13
(***)
Alla cortese attenzione del Direttore di LatinaOggi
Dott.  Alessandro Panigutti
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Massimo Palumbo Architetto Latina

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