martedì 14 febbraio 2017

arte_architettura

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La scacchiera 1992

Massimo Palumbo è l’anima e il cuore di Kalenarte, giunta oggi alla sua XX edizione grazie all’impegno profuso nella sperimentazione e nel tentativo (ampiamente riuscito) di coinvolgere artisti nazionali ed internazionali in questo “folle” progetto. Affermato architetto a Latina, città in cui tuttora vive e lavora, è nato a Casacalenda nel ‘46. Il suo ambito di ricerca, è sempre stato il rapporto tra arte, architettura e ambiente, indagato nei suoi molteplici e complessi aspetti. La consapevolezza della funzione etica dell’architettura (con le sue implicazioni politico-sociali), per Massimo Palumbo ha come degno compimento la fruizione pubblica dell’arte nello spazio urbano. Del resto, all’Università è stato allievo sia di Maurizio Sacripanti, che spesso invitava scultori come Gastone Novelli o Achille Perilli durante le sue lezioni, sia di Bruno Zevi, da cui ha certamente ereditato la necessità che l’esperienza dello spazio architettonico si prolunghi nello spazio urbano. A tutto questo bisognerà aggiungere il fervore che ruotava attorno alla città di Latina, esperimento d’architettura futurista nell’ambito del programma fascista di bonifica dell’Agro Pontino. E con uno dei maggiori progettisti di edifici pubblici della prima metà del ‘900, come fu Angiolo Mazzoni, il giovane architetto Palumbo ha stretto un rapporto di amicizia nutrito da stima reciproca, come documentato dal carteggio conservato nell’Archivio Mazzoni presso il MART di Rovereto. Tutte queste sollecitazioni gli consentono di mescolare agilmente linguaggi e materiali diversi, pur mantenendo sempre una leggerezza, soprattutto nell’utilizzo plastico-figurativo di materiali semplici, come pietra, mattone e ferro, grazie alla consapevolezza che lo spazio, è sempre prima di tutto spazio della memoria. Proprio alla sua memoria Massimo Palumbo ricorre quando pensa alla realizzazione di un Museo a cielo aperto nel paese e nei dintorni di Casacalenda, in cui si possa concretizzare la dialettica tra architettura, arte e ambiente circostante. Il suo contributo di artista al Museo all’aperto è un omaggio al raffinato scultore di Casacalenda, Franco Libertucci: una scacchiera, realizzata nel 1992 per piazza Pertini. Un intervento minimalista, semplicemente bicromo, che si inserisce armonicamente nello slargo antistante il palazzo del Comune, nello stesso tempo, però, essendo un piano inclinato fatto di pietra locale e ferro, elegantemente si lascia notare, perchè non asseconda il pendio del terreno. La scacchiera diventa un passaggio cruciale, su cui le pedine si possono muovere secondo traiettorie differenti, pur essendo tutte consapevoli di vivere una condizione di precario equilibrio.

Lorenza Cariello
2010


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