lunedì 24 marzo 2025

 




ANGIOLO MAZZONI RAZIONALISTA??

pensieri, riflessioni.




Palazzo delle Poste di Latina,


Riscriveremo la storia...!!! Progettato in stile razionalista....... 

Molto pittoresco.

Era questo il commento tra lo stupito e l’incredulo che si riportava sulla nostra pagina di Fb. Ed era il 22 marzo 2025, avevamo visto sul sito ufficiale del Comune di Latina e sulla rete le notizie del progetto, del masterplan pubblicato e presentato nei giorni scorsi riguardante per l’appunto il futuro del centro storico di Latina. 

Tra le pieghe di tale annuncio si legge anche che … la proposta progettuale generale del nucleo storico della città di Latina, è un progetto aperto ai contributi di tutta la cittadinanza….

Bene, facciamo conto di quanto riportato anche se per il momento non entreremo nel merito del progetto, un lavoro così importante va esaminato con attenzione e ci riserviamo di poterlo fare non appena possibile.  Desideriamo invece entrare nella notizia e mostrare un certo sconcerto su quanto appare senza ombre di dubbio e riportato su documenti e fonti diversi riferiti al Palazzo delle Poste di Latina, opera di Angiolo Mazzoni.  Nel documento consegnato al Comune di Latina si pone tra l’altro attenzione all’edificio storico e si dichiara: …. edificio progettato in stile razionalista.

Qualcuno potrebbe obiettare: sta per scoppiare la terza guerra mondiale …e stai a vedere se l’edificio in questione, è razionalista o meno!!  Purtroppo in questo passaggio storico diremmo strano si è sdoganato qualsiasi cosa… non si riesce più a capire e a distinguere  il vero, dal falso e sono tutte categorie che sembrano non avere senso.  La misura è colma e sembra che valga il tutto ed il contrario di tutto. 

No, non è possibile. 

Non sappiamo se nello specifico ci siano volontà, conoscenze a difendere e a confermare quanto scritto. Di sicuro si legge che il Palazzo delle Poste di Latina, opera di Angiolo Mazzoni è un ….edificio progettato in stile razionalista.

Come del resto, da tempo avviene per la città di Latina. Sono anni che si cerca di spiegare perché non può Latina città del Novecento, essere considerata Città Razionalista.  Eppure sappiamo che in molti tra chi vive a Latina, esiste un desiderio di affrancarsi…e fregiarsi di titoli nobiliari inesistenti, che le vicissitudini della storia degli uomini non consentono, perché sarebbe comunque un falso. Una invenzione gratuita.

Per chi ci conosce, sa che la nostra storia ha incrociato Angiolo Mazzoni in quelli che erano i suoi ultimi anni di vita. Mazzoni, nel 1963 fece ritorno in Italia a Roma, dove condusse una vita ritirata, mantenendo più che altro rapporti epistolari con esponenti della cultura architettonica italiana, cercando di difendere e far conoscere il proprio lavoro e la propria opera. Morì a Roma il 28 sett. 1979, quando la critica specializzata cominciava a mostrare un certo interesse.

Mi ricordo ed era il 1975, giovane architetto curioso ed interessato alla storia della città. Lo andammo a trovare nella sua casa_studio a Roma in via Savoia, il  movente era un'ultima manomissione: questa volta si ritoccava l’atrio della stazione ferroviaria di Latina. Sappiamo, tutti sanno, che di Mazzoni, delle sue opere ne parlò Marinetti e si sottolineano i valori della cultura novecentista e  del futurismo in particolare.

Dalla biografia di Angiolo Mazzoni si parla della …Ricevitoria Postelegrafonica di Littoria. Quest' opera molto pubblicata anche all’estero fu esaltata da F.T. Marinetti nel suo articolo “Ritmo eroico” pubblicato il 19 dicembre 1932 nella" Gazzetta del Popolo". Quindi Futurismo. Ed ancora, sempre dalla sua biografia: “….Ha importanza perché portò alla sospensione ed abbandono dei lavori per realizzare il mio progetto per gli Edifici Ferroviari di Venezia lungo il Canal Grande, al concorso per il Corpo frontale del Fabbricato Viaggiatori della Stazione di Venezia Santa Lucia e al dovere io progettare il Palazzo delle Poste e Telegrafi di Pistoia e l’ ampliamento della Ricevitoria di Littoria per creare la Sede della direzione Provinciale delle Poste e Telegrafi della provincia creata unendo la parte meridionale del Lazio con quella settentrionale della Campania sotto la guida ed il controllo del Ministro prof. Ing. Umberto Puppini . Questo avvenne in conseguenza dell’avere il Capo del Governo nel 1935 qualificate antifasciste le reti antimalariche della Ricevitoria esaltate dal Marinetti nel citato articolo. (dicevano che nel dare simile qualifica a tali reti le colpisse con i pugni sommamente irritato)….”

A Firenze, Mazzoni realizzò l’edificio Squadra Rialzo con la centrale termica (1932-34), che è considerato il suo capolavoro. Si tratta di un complesso molto articolato, finito con intonaco rosso Terranova scuro, dallo stile decisamente futurista ravvisabile nella presenza di quattro ciminiere metalliche e nella scala a chiocciola di servizio, esibite all’esterno dell’edificio insieme con ingranaggi e balaustre liberamente accostati ai volumi solidi e puri del complesso.

Tornando ai giorni della mia visita in via Savoia, Mazzoni in quegli anni 1975/1979 tentava di accreditare il suo lavoro e un riconoscimento da parte della critica ed ebbe un grande aiuto dall’interesse e dagli articoli di Alfredo Forti e Carlo Severati, che ne avviarono la riscoperta.  Anche in questi passaggi si parla di una “ricca matericità”, la stessa che Marinetti definì futurista. Del resto va ricordato anche, che non mancarono nella formazione influenze monumentaliste e storiciste tipiche dell’architettura di Marcello Piacentini, il cui studio Mazzoni, frequentò per oltre un anno a partire dal 1920.

Non possiamo non sottolineare che negli anni del mio interesse per Mazzoni,  significativo era il silenzio di Bruno Zevi, e  l’unica cosa che fece fu la possibilità data a Carlo Severati che in quegli anni era suo assistente alla Sapienza a pubblicare su Architettura Cronaca e Storia la ricerca su Mazzoni che stava portando avanti. Noi stessi ricordiamo il numero di Architettura Cronaca e Storia con le pagine sulle Poste di Latina o quello che parla dell’ufficio Postale di Ostia. 

Diverse furono le visite fatte in via Savoia e conserviamo ancora un ricco scambio di lettere (1) mentre si mostrava desideroso di aprirsi alle curiosità dei giovani Architetti.  Era quello il tempo in cui si dedicava alla ricostruzione del suo archivio personale che poi donerà al Comune di Rovereto, già sede della Casa-Museo Depero…oggi MART.

Era per noi, la prima volta e grande l’emozione nel venire   a conoscenza di tanto e riferito alla nostra città.  Per il resto nulla… se non il ricordo che ci riportava indietro di dieci anni e l’immagine della demolizione della scala. La scala rampante ed ancora oggi capita di vivere il ricordo di quando ragazzo assistevi tra incoscienza e curiosità divertita alla demolizione del Palazzo delle Poste.  Era il 1964. Mazzoni muore nel 1979 come già detto, e nel 1980 organizzai con l’Ordine degli Architetti di Latina un CONVEGNO ed una piccola mostra di disegni provenienti da quello che in quel momento era il deposito dei tantissimi lavori di Mazzoni..  Tra gli invitati e i relatori al Convegno, proprio Carlo Severati ed Alfredo Forti…. 

Da allora ad oggi tanto è accaduto e tanto si è detto su Mazzoni, si parlerà a più voci di un Mazzoni architetto futurista per l’uso della  policromia e per la polimateria, oltre ai materiali e colori usati per le tante opere…(basterebbe pensare all’ufficio postale di Sabaudia, rivestito in mattonelle di ceramica blu oltremare lucido, e accostate a cornici di finestre di marmo rosa senese o alla centrale termica di Firenze dipinta con un rosso Terranova). Le possibilità, avute da Mazzoni, permetteranno grande sperimentazione e rendono difficile ridurre il suo linguaggio a un unico comune linguaggio. A volte poi, il proporre soluzioni diverse lo porterà non sappiamo quanto consciamente a trattare… stili diversi. Con grande disinvoltura passava da echi novecentisti ad immagini classiciste fino a raggiungere sapori di matrice costruttivista come per l’appunto per la centrale termica di Firenze.  

Nulla di tutto ciò toglie al giudizio storico critico su Angiolo Mazzoni che escludono sicuramente a priori incasellamenti e forzature gratuite…   A noi rimane il privilegio di averlo conosciuto di persona,  poi naturalmente sempre disponibili ad acquisire informazioni altre.... nel caso ce ne fossero.

Massimo Palumbo

Latina 24.03.2025

(1) “…..Si apre tra il marzo e l’agosto del 1977 una fitta corrispondenza, uno spaccato vivo sia sul piano umano che su quello professionale. Si scopre quanto un Architetto che ama il proprio lavoro, l’Architettura, può provare di fronte alla forza cieca e ottusa della burocrazia.     Gli sfoghi Mazzoni ci fanno capire tra l’altro, che gli edifici di Latina non sono né gli ultimi, ne’ i soli ad essere stati toccati. Si tratta di sicuro di un problema di costume e di “incultura”. Da questa corrispondenza, e dagli incontri avuti di persona nasce l’idea di una mostra su Angiolo Mazzoni Architetto. Mazzoni accetta con entusiasmo e collabora dando indicazioni e consigli. Due anni di lavoro per un gruppo di Architetti studenti di architettura, riunitisi per l’occasione in Gruppo di ricerca Storica :  Anna Casalvieri, Amedeo Giustarini, Alessandro Calisi, Patrizia Amodio, Stefania Beltrami.  “

Da .....tra cronaca e storia emozioni e ricordi  di un architetto  raccontate vent’anni dopo..... di  Massimo Palumbo 

Latina 19. 10. 95






Centrale termica di Firenze. 



lunedì 6 gennaio 2025







                                                                               ".....Siamo lieti di comunicarvi che il Maack Kalenarte Museo all'Aperto d'Arte Contemporanea è stato selezionato e inserito nella nuova Guida di Repubblica “MUSEI EN PLEIN AIR. LE VIE DELL’ARTE ALL’ARIA APERTA” ora in edicola, in libreria e in vendita on line.  

Il volume, attraverso storie, curiosità e interviste esclusive, racconta il fascino unico di questi spazi dove arte e natura si fondono armoniosamente. 

Una proposta di viaggio imperdibile nel segno dell'arte e del turismo consapevole......"

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IL GRAZIE

Il mio GRAZIE a quanti in questi giorni hanno espresso vicinanza e condivisione nei confronti di un lavoro portato avanti nel tempo... direi con testardaggine.   Il resto e il nostro grazie va alla forza del PROGETTO come bene collettivo e al valore della bellezza .

Grazie al MAACK, come bene di tutti...


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è il 3 Gennaio 2025 e ....ci giunge una email 

....Siamo lieti di comunicarvi che il Maack  Kalenarte Museo all'Aperto d'Arte Contemporanea.  è stato selezionato e inserito nella nuova Guida di Repubblica “MUSEI EN PLEIN AIR. LE VIE DELL’ARTE ALL’ARIA APERTA” ora in edicola, in libreria e in vendita on line.  Il volume, attraverso storie, curiosità e interviste esclusive, racconta il fascino unico di questi spazi dove arte e natura si fondono armoniosamente. 

Una proposta di viaggio imperdibile nel segno dell'arte e del turismo consapevole.

#maack #artecontemporanea #museoallaperto #LaRepubblica



La nuova Guida di Repubblica 

“MUSEI EN PLEIN AIR. LE VIE DELL’ARTE ALL’ARIA APERTA” ci ricorda che sono "proposte di turismo lento, di un nuovo modo di viaggiare in risposta alla frenesia che caratterizza le nostre vite quotidiane". ….                                           

....…carico di fascino è l’arrivare a Casacalenda, tra paesi arrampicati e dolci colline, lungo strade minori e poco trafficate, nel silenzio irreale di una terra di confine, in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato: un mondo duro, fiero e ospitale; un’occasione unica e rara per scoprire un museo “che vive quotidianamente tra la gente”. È un viaggio di scoperta, tra ambiente, arte e gastronomia. Il paese intero è museo, potrà sembrare strano, ma questo è quanto dichiarò una donna di Casacalenda, alcuni anni fa, quando ebbe a imbattersi in un turista munito di Lonely Planet. Il turista in questione le chiese: “Signora, ma dove è il Museo?” Lei, allargando le braccia, rispose: “Ma qui è tutto un Museo!” Sì, l’intero paese è museo a cielo aperto, da quando il progetto Kalenarte innesta nuovi segni in una logica di sovrapposizioni e stratificazioni, utili a ricucire in continuità l’antico col contemporaneo. Era il 1990 quando il paese si aprì all’arte contemporanea con le Residenze d’artista. A Casacalenda già nel ’700 la famiglia Di Sangro invitava artisti a viverci. Oggi la storia del Maack e dei suoi interventi sono ai margini, su luoghi trascurati o anonimi che vengono riletti con la lente del rapporto Arte-Architettura. I vicoli, le scalinate, gli slarghi sono “quinte” cariche di senso e il Museo si articola in diversi percorsi…..



Una volta giunti a Casacalenda, ci si può dare appuntamento a Fonte Pompa, luogo panoramico di grande suggestione e proprio da questa piazza partono i percorsi dell’Arte, il rosso, il blu, il verde, il viola.
Inseguire i percorsi significa verificare come l’intero paese è punteggiato di opere d’arte che ad oggi sono 26 (21 nel comune di Casacalenda e 5, appartenenti al percorso viola, che attraversano Provvidenti). 
Achille Bonito Oliva dopo una visita a Casacalenda, ebbe a dire: “Un pensiero forte e nello stesso tempo leggero, attraversa la casa dell’arte di Casacalenda”.

Potremmo dare inizio da qui alla passeggiata e puoi imbatterti nello Staculatore/sc_trecuelétòre, del 2014 di Nelida Mendoza  _01 o nell’opera di Adrian Tranquilli Senza nome del 1996, un rosone in uno strettissimo e buio passaggio: si apre sulla vallata che al contrario risulta inondata dalla luce. _02
 E poi l’intervento di Franco Libertucci, Ai caduti del 1983, il non monumento ai caduti di tutte le guerre 
“la scultura, così, non è più un oggetto nello spazio, ma uno spazio essa stessa, autonoma e disponibile attraverso la sua fruizione”. Per Casacalenda il maestro progetta una “piazza scultura, una scultura abitata dagli uomini, dalle donne, dai bambini del paese. Libertucci sogna un piano d'uso collettivo".   _03

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    Entri in Terravecchia e superato il Selciato, del 2001 di Michele Peri,  _04 
una installazione in formelle in bronzo, “un segno di un vissuto che si rinnova nel tempo”. Subito dopo in uno spazio chiuso-aperto Efesto, del 1992 di Hidetoshi Nagasawa. In adiacenza c’è il primo forno del paese e due lunghissime sbarre di ferro passano per una finestra in asse alla porta di accesso al cortile e si incrociano in un elemento a forma di parallelepipedo in acciaio. L’opera si presenta in una linearità severa, di sapore orientale.  _05

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Bisogna andare oltre, le opere sono tante: 
Crepuscolare (Feritoie), del 1992 di Alfredo Romano, _06  
La fontana del duca, del 2009 di Ilaria Loquenzi,_07
Il Museo sospeso L'arresto / L'eccitante, opera del 2010 di Paolo Borrelli _08
o Il gioco del sole del 2012 di Stefania Fabrizi _09
e La Piramide opera del 2012 di Susanne Kessler._10

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Il nostro percorso verde va avanti e un panorama mozzafiato appare ai nostri occhi, è questa la parte più alta di Casacalenda e le dolci colline vanno con leggerezza a conquistare il mare. L’Adriatico nelle giornate limpide è presente con forza e sulla destra si stagliano ben visibili le isole Tremiti. È questo il sito scelto da Carlo Lorenzetti, un non luogo, la periferia, la fine del paese per Arcobaleno, del 1999, _11 un’opera a grandi dimensioni in acciaio corten, un gioioso segnale cromatico, una presenza plastica ed efficace vettore energetico. 

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Siamo fuori del paese in direzione Termoli e dopo un paio di chilometri ci si addentra in località Coste del Lago, in un bosco. 
È il bosco del Poeta di Casacalenda di Costas Varotsos, del 1999,   _12  struttura in ferro e scaglie di pietra, alto circa 9.00 metri: l’arte in questo caso comunica mediante un linguaggio universale, comprensibile da tutti. 
Il Poeta di Casacalenda è mistico, silenzioso, solo. Varotsos durante una passeggiata notturna scopre le pulsazioni di quella natura e la carica di quel luogo. È questa un’opera collettiva, che Varotsos realizzò con tutta Casacalenda.

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 Si torna in paese e ci attendono altre opere:
Germinazione, 1996  di Claudio Palmieri, _13
Poker di stelle, 2014 di Baldo Diodato, _14
Meridiana/ possibile generatore di energia, 1992 di Fabrizio Fabbri, _15
Aurora, 1998 di Antonio Fiacco, _16
Cromoscala, 1990 di Tonino D’Erme. _17
L'albero della cuccagna, 2015 di Baldo Diodato. _18



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Uscendo dal paese e in direzione Campobasso troviamo un altra opera 
Meridiana 99, 1999 di Carlo Lorenzetti   _19

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e subito dopo arriviamo presso il Convento di Sant’Onofrio, immerso in una natura rigogliosa. Nel piazzale antistante ci imbattiamo ne 
Il guardiano del bosco, del 1994 di Andrea Colaianni: _20
ferro, rame, bronzo che ricordano le spighe di grano di cui sono ricoperte le colline per ribadire l’esigenza di custodire il rapporto tra uomo e natura.

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La nostra passeggiata raggiunge Provvidenti, il borgo appendice storica di Casacalenda. Il paesaggio che si attraversa è di grandissimo pregio ambientale. A Provvidenti sono stati collocati gli ultimi interventi (2021) : 

spazio -forma,  2000-2005 di tito Amodei, TITO_21
creativi frammenti, 2007di Cosetta Mastragostino, _22
bianco E ottone, 2004  di Enrico Pulsoni, _23
in un esausto perdersi della visione, 1998-1999 di Enrico Galliani, _24
pausa, 1977, di Mauro Angelone, _25
deflusso, 2014 di Alberto Timossi._26




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Rientriamo a Casacalenda ed è il momento di una sosta presso La Scacchiera, del 1992 un intervento minimalista, quello di Massimo Palumbo..... un piano inclinato fatto di pietra locale e ferro, elegantemente si lascia notare, perchè non asseconda il pendio del terreno.... (Lorenzo Canova) 



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A concludere il nostro tour è la visita alla 
Galleria Civica d’Arte Contemporanea Franco Libertucci, 
con una collezione composta da 114 opere tra dipinti, sculture, installazioni.




LA GALLERIA




Quella che abbiamo tentato di raccontare è una due giorni da godere possibilmente con ritmo lento: innesti d’arte, paesaggio, ambiente sono un tutt’uno con la storia dei luoghi e la gastronomia che non va dimenticata.    Casacalenda e il Maack vi aspettano.
massimo palumbo




_______________________________Gennaio 2025