mercoledì 15 febbraio 2017

la fiamma

 works/opere installazioni urbane




“ … la fiamma del carabiniere…”

Il luogo è quello del piccolo spazio antistante l’ingresso principale della sede della Caserma dei Carabinieri di Latina, in piazza della Libertà. Si tratta di una piccola area, di forma triangolare, individuata dai percorsi stradali di ingresso alla piazza.
L’occasione è quella della commemorazione dei Carabinieri caduti a Nassyria, in Iraq.
L’intervento è minimale e rispettoso dell’impianto urbanistico di fondazione.
L’isola, è sottolineata da un cordolo sagomato in travertino, rafforzato lungo tutto il perimetro da una lastra, ancora in travertino, con funzione di raccordo con l’asfalto della sede stradale. Sulla sommità un semplice prato verde accoglie quello che l’autore, Massimo Palumbo,  definisce un segno urbano.
Si tratta di due sagome sovrapposte e lievemente inclinate rispetto al piano di posa, una in acciaio corten e l’altra in acciaio inox, che raggiungono in altezza le dimensioni di 3 metri
Le sagome evocano un simbolo ben noto e riconoscibile, la fiamma del carabiniere.
La scultura crea un segno significante in dialogo con l’edificio della Caserma.  Ne è proiezione urbana, nell’immaginario e nei percorsi reali dei cittadini e nello stesso tempo dall ’immaginario popolare recepisce l’icona ormai affermata, che rappresenta la parte per il tutto, carica com’è di riferimenti simbolici.
Proiettata nella città, la fiamma supera la referenzialità all’oggetto, essere simbolo dell’Arma, bloccata nella divisa,  per ritornare ad essere l’espressione di un sentimento, in questo caso di riconoscimento per quegli uomini, figli del popolo, della città, che bruciano le loro vite nel servizio. Ma una fiamma è anche associata al movimento e perciò qui il movimento le è restituito dalla qualità e dal trattamento diverso dell’acciaio delle due sagome, che reagiscono differentemente alla luce, e dall’apertura della forma a diverse possibilità di visione determinate dal movimento di chi cammina nella piazza.
La Fiamma esce dalla terra, come da un grembo, da un sacro braciere e riguadagna così il senso di forma vitale.
Così Massimo Palumbo con il materiale della tradizione, il travertino  tipico del periodo di fondazione di Latina, il materiale della natura, il prato verde ed il materiale dell’innovazione e della forza efficiente e di molte espressioni artistiche contemporanee, l’acciaio, si confronta con il tema del “monumento”.
Si tratta di un tema contraddittorio per l’arte contemporanea e per molti aspetti imbarazzante, bandito per anni, perché non si tratta soltanto di un’arte fine a se stessa ma di un’arte che deve confrontarsi con un contenuto ufficiale, entro certi limiti con criteri di leggibilità e riconoscibilità, e con tutta una tradizione. Si tratta poi di un elemento destinato a durare nel tempo.
Bene ha fatto Massimo Palumbo ad accettare questo confronto e ad esporsi in tal modo in pubblico, consapevole da architetto-artista quale è, che ogni monumento è essenzialmente un segno che, nel riassumere un luogo, lo qualifica come spazio, momento di sintesi della qualità urbana.
E il tema del rapporto con la città, la sua urbanistica e la sua tradizione, diventa particolarmente significativo in una città dalla storia recente ed interamente di fondazione come Latina, che nel suo impianto anni ’30 si appella, anche nei suoi aspetti decorativi, ai temi della “classicità”, con il rischio di rimanere congelata, nel versante artistico, in una condizione astorica.
Anche questo intervento, quindi, si inserisce, nel percorso, non facile, che la città sta affrontando, di relazionarsi alla storia, inclusa quella più recente.
Rimane così questo segno, in cui inevitabilmente, per la sintesi del messaggio, il pensiero del cittadino andrà  all’Arma dei Carabinieri, ma attraverso la preziosa qualità dell’intervento artistico.

Teresa Zambrotta  
Critico, storico dell’arte

Latina giugno 2004

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alcuni dei commenti del giorno dopo …………….
Un nuovo segno urbano a Latina

...........Sabato 19 Giugno 2004, a Latina, in Piazza della Libertà davanti la caserma dei Carabinieri, in Largo caduti di Nassirya, è stata inaugurata , una nuova opera di arte urbana,  dedicata ai Carabinieri, questo “segno urbano”, come è stato definito dall’autore, l’Arch. Massimo Palumbo, consiste di “due sagome dinamiche e leggere nello stesso tempo, due sagome che ricordano nell’immaginario popolare…la fiamma del carabiniere…che pensiamo sempre presente tra i cittadini nel segno di un’intensa solidarietà umana e sociale”. Ad integrazione delle parole del progettista, il critico e storico dell’arte Teresa Zambrotta aggiunge : “La scultura crea un segno significante in dialogo con l’edificio della Caserma. Ne è proiezione urbana…proiettata nella città, la fiamma supera la referenzialità dell’oggetto, essere simbolo dell’Arma, bloccata nella divisa, per ritornare ad essere l’espressione di un sentimento di riconoscimento per questi uomini…
Se queste sono le interpretazioni del critico e le dichiarazioni dell’artista, teso ad affermare, con coraggio soprattutto in questo caso, la presenza di un segno contemporaneo nella città, saranno il tempo e le razioni dei cittadini a dare ragione di un’operazione che sicuramente non passerà inosservata. Mi auguro che mentre la lastra in corten si ossiderà e mentre questa fiamma proverà ad interagire con lo spazio circostante, si possa aprire nella città un dibattito sulla bellezza, “la bellezza salverà il mondo”, dice Dostoevskij nell’Idiota, ma la bellezza, scrive Giovanni Paolo II nella sua lettera agli artisti, deve essere capace di destare lo stupore, “cifra del mistero e richiamo al trascendente. E’ invito a gustare la vita e a sognare il futuro”………
Paolo Costanzo  Architetto

 ...........alla scultura "che in molti hanno definito bruttina, due sagome sovrapposte a forma di fiamma in acciaio inox e corten" di Massimo Palumbo. Pur non piacendomi, sono però del parere che la figura di Largo Vittime di Nassyria assolva il suo compito: si tratta cioè di un monumento che, secondo lo Zingaretti, è "Opera specialmente di scultura o architettura che serve a ricordare personaggio o avvenimento di singolare importanza". In questo senso il lavoro di Palumbo è inequivocabile. C'è un richiamo esplicito all'Arma ed è collocato in un Largo che ricorda un momento della nostra storia. Il giudizio estetico è un'altra cosa e non sono in grado di esprimerlo in termini competenti.
Maria Corsetti Giornalista
 Latina 26 giugno2004

Quel monumento dal grande valore……… Nella qualità di cittadino di Latina ed anche di professionista da tanti anni operante nella nostra città non posso che esprimere un giudizio positivo sull'iniziativa che è stata di recente realizzata nella Piazza della Libertà. E' significativo infatti, il grande valore culturale simbolico che si è voluto dare al monumento in esame quale giusto riconoscimento all' Arma dei Carabinieri, che da sempre è al servizio del nostro Paese con grande spirito di abnegazione e, purtroppo molto spesso, con il generoso sacrificio di tante vite umane. Indubbiamente ho anche molto apprezzato sia l'opera nella sua configurazione artistica ed estetica, che il contesto ambientate nel quale si è deciso di posizionarla. Sicuramente, infatti, Piazza della Libertà rappresenta uno dei punti più signifacativi della nostra Città, anche perché in essa è ubicato il Palazzo del Governo, simboIo del nostro Stato. Ma importante, indubbiamente, è soprattutto l'aver collocato il monumento dinanzi alla caserma dei carabinieri V. Cimmarusti, edificio storico e da sempre preciso riferimento di elevati valori morali per tutti i cittadini di Latina.
Apprezzabile, infine, è la soluzione adottata anche dal punto di vista dell'arredo urbano, in quanto in tal modo è stato conferito al luogo un decoro ambientate certamente mai avuto in precedenza. 
Sergio Polese,  Presidente Ordine Nazionale degli Ingegneri 
Latina ottobre 2004

Il "carciofo di latta" è quello di Palumbo (anche se per mio figlio resta un ananas, ma lui non si intende né di arte né di arredo urbano).
Antonio Pennacchi  Scrittore
 Latina, giugno 2004


…………la mia breve riflessionie a proposito del testo che accompagnia l’invito per  “La Fiamma del carabiniere”.
Prima di tutto complimenti per il bellissimo disegno ed una bella esecuzione formale.Lo scritto di Teresa Zambrotta è molto chiaro nel senso accademico. Si è ben fatto, però permettimi  di dire  liberamente : manca l’approccio critico che aiuterebbe a comprendere meglio la carica della Tua scultura inserita nei diversi discorsi politici, sociali e storici; perchè la Tua scultura non è messa in un spazio neutrale. Che cosa impariamo dello spazio pubblico di Latina, del significato del “segno urbano” dei carabinieri, della loro fiamma e della guerra in Iraq?  Rimango un po’ perplessa quando leggo  “… in questo caso di riconoscimento per quegli uomini, figli del popolo, della città, che bruciano le loro vite nel servizio”.
Ma scusa, di quali figli si sta parlando, di quale situazione e quale servizio?! Credo che la Tua scultura dovrebbe avere una scrittura che socialmente e politicamente va a giustificare  il contesto. Non credo che Tu abbia presentato la fiamma riferendoti solo al simbolismo, al movimento, al discorso estetico, (che non è mai un discorso che si esclude  dal contesto che lo circonda)……….. 
 Kinga Araya artista

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