sabato 3 marzo 2012

intervista a Christo e Jeanne-Claude





Intervista a Christo e Jeanne-Claude
·         Come nascono l'idea e il desiderio di misurarvi con un luogo, di fare un intervento in un determinato territorio o contesto urbano?
Accade in modi diversi. Eravamo a New York quando ci è venuto in mente di stendere una tela arancione tra le montagne. In quel caso, abbiamo dovuto metterci in viaggio per trovare le montagne e percorrere migliaia di chilometri prima di individuare il luogo adatto (così è nato nel 1972, da un'idea del 1970 Valley Curtain). Per il progetto Over the river per il quale aspettiamo i permessi, l'ispirazione è venuta quando stavamo lavorando al Pont neuf (1985). Un'immagine di luci e ombre che si riflettevano nell'acqua della Senna attraverso il tessuto con il quale stavamo impacchettando un pilone del ponte. Il primo disegno di Christo è di sette anni dopo, nel '92 - quando stavamo lavorando al progetto dell'impacchettamento del Reichstag - Il disegno rappresenta un fiume sul quale sono tesi, da una riva all'altra, dei pannelli di tessuto; una fantasia, una visione che abbiamo chiamato The river. Nelle estati del 1992-93-94 - quando in Germania i politici erano in vacanza - siamo andati alla ricerca di quel fiume. Abbiamo viaggiato per 25.000 chilometri nelle Montagne rocciose, dove nascono tutti i maggiori fiumi d'America; abbiamo percorso 89 corsi d'acqua, di questi ne abbiamo considerati 6 tra i quali infine abbiamo scelto - insieme alla nostra équipe di tecnici - quello che si prestava meglio: il fiume Arkansas nel Colorado. Nel 1994 abbiamo ottenuto il permesso per impacchettare il Reichstag e quindi nel 1994-95 abbiamo passato molto tempo in Germania. Solo nel 1996-97 abbiamo iniziato i primi test per Over the river. Sono state effettuate prove tecniche, di simulazione e tutto quanto è necessario per accertare che il luogo sia giusto. In altri casi non è necessario viaggiare. Per Pont neuf e il Reichstag l'idea è nata a New York nella nostra casa-studio- ufficio-laboratorio, come è stato per Valley curtain e per altri progetti.
·         In caso di interventi urbani l'idea nasce dalla conoscenza del luogo?
Non è detto. Nel caso del Reichstag, l'idea è venuta prima dell'esperienza fisica del luogo. Risale al 1971, all'epoca Christo non aveva ancora visto il Reichstag ma ne conosceva molto bene la storia. Ci siamo recati a Berlino per la prima volta nel 1976; poi ci sono voluti quasi vent'anni per mettere a punto il progetto. Del Pont neuf invece avevamo anche una conoscenza fisica; eravamo vissuti sei anni a Parigi prima di venire a New York e abitavamo lì vicino. Ma anche in questo caso sono passati parecchi anni prima di ottenere il permesso (10 anni dal 1975 quando nacque l'idea al 1985 quando fu concretizzata). I Christo lavorano investendo soldi propri. Non hanno sponsor, né accettano forniture gratuite dalle ditte produttrici dei materiali utilizzati, pagano le parcelle degli studi che eseguono i test e stendono le relazioni per gli organi governativi e pagano, alle tariffe sindacali, le maestranze impegnate nella costruzione.
Intervista tratta da Artpromotion.net
·         Christo e Jeanne-Claude, come è possibile trovare i miliardi necessari per coprire il costo della realizzazione delle vostre opere?
Ogni progetto ha una gestazione molto lenta e complessa, a volte passano decine di anni. Non basta conoscere il luogo in sé, per noi è fondamentale incontrare la gente, conoscerla, sapere cosa pensa. La nostra opera non deve essere vissuta ome una violenza, ma essere accettata man mano che nasce.
·         É un'esperienza molto complessa quindi...
Ogni progetto è una fetta della nostra vita. Ci ricordiamo dove eravamo quando lo abbiamo immaginato, cosa abbiamo detto e pensato. Per questo distinguiamo ogni lavoro in due fasi.
·         Di quali fasi si tratta?
Una prima fase è quella "software". É quella tra la carta degli schizzi e l'idea nella mente, mentre sappiamo che migliaia di persone cercheranno di aiutarci per realizzare questo sogno e altrettante ce lo impediranno.La fase "hardware" invece, prevede la concreta realizzazione del progetto, ed è caratterizzata da un lavoro materiale anziché d'immaginazione.
·         Quanti progetti avete realizzato?
In quaranta anni di lavoro abbiamo realizzato diciotto progetti, ventidue invece non sono stati portati a termine.
·         Gli "impacchettamenti" hanno una durata breve rispetto alle energie e la fatica impiegata. Come mai?
I nostri progetti sono installati per 14 giorni, e poi vengono smontati. Pur essendo così mastodontici vivono dell'effimero, così come il vento che muove la tela che ricopre le strutture, e fa parte dell'opera, ma che può anche minacciarla pericolosamente.
·         Una necessità dettata da quale motivazione?
Io sono di origine bulgara -spiega Christo- anche se adesso sono cittadino americano, mentre Jeanne-Claude è nata in Marocco. Ho sempre vissuto il nomadismo come una condizione essenziale dell'esistenza, perché vedo la staticità come la più grande nemica della libertà, così come lo è il possesso. Nessuno può comprare i nostri progetti, venderli o decidere cosa farne.

Intervista tratta da Exibart.com

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