lunedì 2 novembre 2015

a proposito di ...Franco Libertucci







 a proposito di ...Franco Libertucci

Era il 1985 e sulla rivista d’Arte Contemporanea Segno nel numero di ottobre 1985, Francesco Moschini direttore dello spazio AAM/Architettura Arte Moderna Roma sottolinea il senso e la presenza di Libertucci e delle sue opere in galleria .
  …… Siamo grati a chi ogni tanto ci costringe a interrompere il nostro cammino per invitarci a prestare attenzione e riflettere su ciò che troppo frettolosamente avevamo dimenticato o ignoravamo addirittura. La AAM/Coop. ci ripresenta oggi un artista schivo, che tuttavia ha svolto un ruolo stimolante nel panorama culturale romano degli anni '60. La ricerca artistica di Franco Libertucci sembra porsi sul limite che separa esperienze e linguaggio, guardando ad entrambi, quasi volesse colmarne la distanza, elaborando un complesso sistema di segni, ambiguamente sospesi tra spazio e tempo che, attraverso il loro stesso dichiararsi come frammenti fisicamente separati e tuttavia concorrenti insieme a narrare un' unica storia, di essa ci rivelano il carattere lacerato e lacerante. A questa espropriazione, dall'esperienza nel moderno egli oppone il racconto, la memoria, indagata e analizzata nelle sequenze di cui si compongono i suoi disegni, di attimi intensamente vissuti, di eventi che) pur appartenendo al quotidiano, proprio per, questo loro collocarsi nel quotidiano, ne rivelano, a chi sappia prestarvi attenzione tutto il carattere catastrofico. Quanto di essenzialmente intuitivo ed ineffabile appartiene all’ esperienza amorosa, al viaggio in barca a vela, si propone quasi in una sorta di linguaggio ideogrammatico che conserva l' ordine della narrazione, senza rinunciare ad interrogarsi e interrogarci essenzialmente sul "che cosa" e sul "come" dell'esserci del proprio essere presenti immersi nel flusso degli eventi che continuamente ci mutano e le cose con noi. Al cartesiano abitante della metropoli ricorda l'esistenza di un altro sapere e di un 'altra ragione, il sapere e la ragione del corpo, le cui "parole astratte" si sfanno in bocca "come funghi ammuffiti". L'esperienza, ciò che è propriamente inenarrabile, incomunicabile si frantuma nella narrazione di Libertucci volta ad indagare il momento in cui la pienezza del vissuto si riduce e si contrae nelle categorie spaziali e temporali del linguaggio……….





......Qualcuno andava a trovarlo a studio a via del Vantaggio. Faceva cose stupende. Col legno, legno vero, contadino. Ero così presa dalle sue cose!! E non so come avvenne. Erano mesi che andavo a trovarlo e vedevo i progressi che sotto le sue mani faceva un grosso ciocco di legno. Come Geppetto con Pinocchio. Divenne una scultura orizzontale, un tavolo? Un attrezzo arcaico? Un capolavoro.
Un giorno, abitavo a via Gregoriana, arrivò col suo "ciocco” e con poche parole, due o tre, me lo donò (sic). Forse non ci credete ma è così. Ed è ancora oggi fra i ricordi più cari che ho.
Agnese
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Agnese di Donato
Roma.

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