sabato 31 dicembre 2016

La poetica di Vincenzo Latina




.....abbiamo conosciuto l'altro giorno Vincenzo Latina, personaggio straordinario dell'Architettura Contempotanea Italiana.




 .....paesaggio urbano e il padiglione di accesso agli scavi dell'Artemision.                                        Uno spazio obliquo a Siracusa, il contemporaneo nell'antico e il recupero degli spazi dimenticati.…..costruire con i vuoti.                                                                                                  
La poetica di Vincenzo Latina Architetto.






“…l’Amministrazione comunale di Siracusa, ha conferito l’incarico della manutenzione straordinaria dell’area di S. Sebastianello, compresa fra il palazzo Senatorio ed il palazzo comunale di via Minerva. La rievocazione mitologica del luogo, ha suggerito invece la realizzazione del giardino di Artemide…”.


la .....desolante solitudine e eccessiva autoreferenzialità

Contrariamente alla grande moltitudine delle architetture contemporanee più in voga, caratterizzate da una desolante solitudine e eccessiva autoreferenzialità, il giardino di Artemide cerca di interpretare il contesto ambientale che diventa parte di un sistema dove il paesaggio urbano, la natura, la luce, l'organizzazione spaziale delle preesistenze, e l’accurata selezione dei materiali utilizzati, concorrono insieme a formare quello che si potrebbe definire un peculiare ecosistema. Nell’area di San Sebastianello, sorgeva il Tempio Ionico dedicato ad Artemide che si affiancava all’Athenaion, il Tempio greco trasformato nel VI secolo d.C. in Basilica cristiana e poi in Cattedrale barocca, il nostro Duomo. I resti di del Tempio Ionico sono stati ritrovati negli anni ’60, durante le operazioni di scavo per la realizzazione di alcuni uffici comunali su via Minerva. La realizzazione del giardino di Artemide è solo la prima fase di un intervento globale, che riguarda anche l’assetto dell’area “libera” su via Minerva tramite la realizzazione di un padiglione di accesso agli scavi del Tempio Ionico. Tali reperti, di inestimabile interesse archeologico, sono situati all’interno dei sotterranei di alcuni uffici comunali e sino ad oggi sono poco accessibili. Secondo un processo di vivificazione della memoria storica e dell’immaginario mitologico, si è inteso mirare al recupero sia delle potenzialità di un’area fortemente stratificata sia di alcuni significati originari dei luoghi, rispondendo alle suggestioni ispirate dalla forte connotazione mitologica del sito. A rendere particolarmente affascinante l’area era proprio il suo decennale abbandono, causa del gran germoglio di essenze spontanee, che suggeriva di realizzare un intimo intreccio fra l’artificio dell’intervento e la spontanea forza della natura e delle essenze vegetali presenti. Tale spazio è stato così immaginato come una “offerta” ad Artemide che, nell’immaginario mitologico, è rappresentata come dea vergine della fertilità, protettrice delle belve feroci, dei boschi, e delle ninfe. Nel giardino è stata realizzata anche una piccola fontana che volutamente non assume nessun valore ornamentale: realizzata da un monolito (la macina di un mulino), recuperato nell’area, evoca attraverso il gorgoglio dell’acqua la natura primigenia dell’isola d’Ortigia, le cui rigogliose fonti di acqua dolce hanno garantito nei millenni gli insediamenti umani, alimentando la leggenda di Alfeo e Aretusa. Il progetto ha cercato di ricomporre i vari aspetti frammentari presenti nel sito mantenendo, quali elementi caratterizzanti, la folta vegetazione primaverile ed estiva, che rende il luogo ombreggiato, nascosto e fresco, gli elementi emersi dagli scavi archeologici, la differenza dei rilevati dell’area e la scoperta di una cisterna greca rinvenuta durante i lavori. Le opere realizzate sono state immaginate proprio come “dispositivi” preposti ad accogliere la flora naturale del sito. Infatti, dopo pochi mesi dalla fine dei lavori, le essenze spontanee hanno conquistato nuovamente il loro spazio naturale mediante un’ “invasione” spontanea e ciclica del giardino. Si tratta di una vegetazione rigogliosa di numerose essenze spontanee, tra cui prevale l’Ailanthus Altissima, denominata anche albero del cielo o del paradiso. L’ Albero, originario dalla Cina, particolarmente invasivo e infestante, frequente in tutti i terreni incolti, lungo i torrenti, in terreni ingrati e nelle boscaglie, è caratterizzato da steli filiformi come giunchi che raggiungono altezze considerevoli. Gli interventi realizzati sono in prevalenza reversibili, a basso impatto e compatibili con le caratteristiche archeologiche del sito. Infatti, i vari dislivelli presenti nell’area, resti di passate campagne di scavo in procinto di franare, sono stati contenuti da lastre di acciaio ossidato, montate a “secco”, che demarcano i dislivelli del giardino e sono disposte come una sequenza regolare di pannelli separati, caratterizzati dai reticolati a maglie di acciaio. Con il loro colore rosso scuro marcano il dislivello del terrapieno, immaginato come una specie di fondazione a vista, conferendogli una particolare astrattezza, e generano delle fenditure a “vista” che misurano con cadenza lo spazio. Il cretto di acciaio che dà forma al recinto opera direttamente con la natura e sulla natura, evidenziandone la centralità: accoglie al suo interno le essenze vegetali indigene che repentinamente sbucano, per poi sparire ciclicamente in un gioco di ombre provocato dalle folte fronde di alcuni arbusti. Quando, in inverno, il giardino si presenta scarno e asciutto, e le poche piante superstiti non solo altro che spogli ed esili steli, proiettati verso la plumbea luce invernale, questo recinto perimetrale marca, attraverso le sue fenditure a vista, il dramma dell’assenza. Si è immaginata una metafora visiva che recupera il racconto mitico di Artemide, dea vergine della fecondità e dei boschi, che con il gemello Apollo parte verso il Paese degli Iperborei all’inizio dell’autunno per tornare con il bel tempo. Il momento più emozionante e lirico è in primavera quando la natura-Artemide si rende presente, non solo come oggetto di contemplazione, ma materia viva e materiale dell'architettura, in nessuna misura artefatto. Le essenze spontanee invadono il luogo: le fredde lastre di acciaio del recinto e le perimetrali trame sovrapposte di rete elettrosaldata inglobano e incorniciano i fiori dai diversi colori che rispuntano con grande vigore, i sottili steli della pianta del paradiso, i riflessi in balia della luce, le mutevoli ombre che evocano un mondo vitale e selvaggio della natura inscritta nel tempo, e come tale destinata a nascere, crescere, consumarsi e infine estinguersi. Il giardino diventa così espressione del ciclo biologico e naturale: infatti, ogni anno, lo spettacolo, simile ma variato, si ripeterà.

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"il giardino di artemide"
nell’isola di ortigia - siracusa, 2005
Progettista e Direttore Lavori: Vincenzo Latina con Silvia Sgariglia
Committente: Comune di Siracusa, Assessorato ad Ortigia
Collaboratori: Sabrina Nastasi, Vincenzo Mangione, Luca Sipala
Importo dei Lavori eseguiti: 93.806,18 euro
Progetto: 2003
Lavori: 2003-2005
Impresa esecutrice: rag. Giovanni Avola
Strutture metalliche: sig. Frasca
Foto di: Lamberto Rubino


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Vincenzo Latina,
nato a Floridia (SR) nel 1964, consegue nel 1989 la Laurea in Architettura presso lo IUAV di Venezia.
Nel 1992 inizia l’attività professionale.
Dal 2001 è ricercatore universitario in Composizione Architettonica ed Urbana presso la Facoltà di Architettura dell’ Università di Catania con sede a Siracusa, dove svolge attività di didattica e di ricerca.
Partecipa a concorsi nazionali ed internazionali, ottenendo importanti riconoscimenti.
Nel 2003 vince i premi: “Il Principe e l’Architetto”, il “Premio Internazionale Architetture di Pietra 2003”.
E’ finalista al premio “Medaglia d’Oro della Triennale di Milano” e al Premio Nazionale Accademia di S. Luca 2004. Lo stesso anno vince il Premio Internazionale alla Committenza di Architettura Dedalo Minosse, under 40.
Nel 2006 Vince ex-aequo il Premio Gubbio 2006 promosso dall’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici. Viene selezionato (I fase) al premio Mies van der Rohe award 2007 e Premio Piranesi award.
Nel 2008 vince i premi: “Premio Innovazione e Qualità Urbana” ed. 2008, Rimini Fiere EuroP.A.; il Premio G.B. Vaccarini.
Nel 2009 vince il primo premio per la realizzazione della stazione marittima di Siracusa.
Nel 2010 vince il primo premio al concorso internazionale "Progetto artistico-Architettonico di rifunzionalizzazione di due gru nel porto di Palermo".
Nel 2011 è stato selezionato (fase I) al concorso internazionale "Programma Porti & Stazioni "città di Messina. Riqualificazione urbana dall'area stazione Marittima - S. Cecilia.
Nel 2012 vince la “Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012” della Triennale di Milano.
Nel 2012 viene invitato a partecipare alla I e II fase del “Mies Van der Rohe Award” Premio promosso da “European Union Prize for Contemporary Architecture Mies van der Rohe Award”, Barcellona 2013 –Spagna.

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